I See You: The XX alle prese con l’età adulta

Dalla Tumblr-generation al pop più sincero che si possa ascoltare di questi tempi. Storia breve di una band in costante evoluzione.

 

C’è stato un tempo in cui Tumblr ha rischiato di soppiantare Facebook nella costruzione di identità virtuali più o meno alternative. Un tempo in cui l’hashtag #nofilter non andava ancora di moda e le GIF dai colori più assurdi invadevano l’internet come se non ci fosse un domani. Correva l’anno 2009 ed è facile immaginarsi, in quell’esatto frangente, armate di adolescenti in ogni angolo del globo, sdraiati sul letto nel buio della propria cameretta, auricolari nelle orecchie collegati al fido iPod. [In riproduzione: The xx – Intro]. A Jamie xx, Romy Madley Croft e Oliver Sim non mancava praticamente nulla per assurgere a miti di una nuova generazione di cuori infranti ed anime inquiete, pronte a ribaltare il mondo con la loro pacata ribellione. Dalla loro un look tremendamente giovanile. Un’età altrettanto giovanile. Una militanza LGBT sbandierata con orgoglio. Ma soprattutto un linguaggio talvolta poco giovanile e swag, eppur capace di comunicare con uguale sensibilità alla Tumblr-generation ed ai sopravvisuti degli anni 80, unendo la drammaticità dei Cure e di tutta la corrente post-punk all’intimismo della nuova elettronica inglese.

C’è stato poi un tempo in cui il nome The xx è diventato sinonimo di “colto”. Il nome da sfoggiare alla ricreazione tra una sigaretta e l’altra, in mezzo agli amici che “di musica ne sanno” – cappellini con la visiera, magliette nere extra-large coi caratteri colorati in stampato maiuscolo bene in vista, iPhone alla mano, auricolari nelle orecchie. [In riproduzione: The xx – Angels]. Storia di tre di outsider della musica indie che improvvisamente si ritrovano sulla bocca di tutti. Dai piccoli locali underground delle capitali eruopee all’Alcatraz di Milano e il gioco è fatto, anche in Italia.

L’ascesa vertiginosa ha infine portato il trio londinese a prendere le distanze dal clamore mediatico che rischiava di sommergerli. Dopo il trionfo di “Coexist”, li abbiamo visti eclissarsi nel buio e nel silenzio dal quale erano usciti nel 2009, questa volta a fare i conti con un’adolescenza che, con l’arrivo del successo, se n’è andata per sempre. Ma non c’è tempo per fermarsi: gli ultimi due anni li hanno visti impegnati tra New York, il Texas, Reykjavik, Los Angeles e Londra per dare vita all’album della maturità – musicale ed anagrafica. Nel mezzo un unico episodio degno di nota, essenziale per comprendere l’evoluzione dell’xx-sound: la pubblicazione dell’album solista di Jamie, “In Colour” – esplosione di colori e contaminazioni che ha fatto ballare anche chi non sapeva coordinare un semplice movimento di arti superiori ed inferiori.

I’ve been a romantic for so long, all I’ve ever heard are love songs“: i nostri The xx sono cresciuti e forse neanche se ne sono resi conto. Ma una certa aria di novità si respira lungo tutti i 39 minuti del nuovo “I See You“. Ti vedo, attraverso lo specchio: niente più bianco e nero, niente più fondali ultraterreni dalle colorazioni psichedeliche. Soltanto il riflesso di tre musicisti giovani ma adulti, esposti alla luce del giorno. Siamo pronti ad osare, siamo pronti a stupirvi, sembrano dirci con la timidezza che probabilmente li contraddistinguerà da qui alla fine della loro carriera. Squillano le trombe di “Dangerous” e la possibilità di una svolta pseudo-funk sembra trasformarsi in certezza. Non contenti, ci spiazzano con un singolo, “On Hold”, tutto campionamenti vocali e beat “grassi”, per la gioia dei dancefloor alternativi.

Gli xx avranno anche “cambiato” pelle ma la loro scorza romantica non è stata minimamente scalfita. Piuttosto, ha guadagnato qualche ruga e si è fatta più sottile, sensuale, tagliente. Solo attraverso un’inevitabile sguardo ai propri fantastmi adolescenziali i silenzi si riempiono di dolciastra violenza emotiva (“A Violent Noise”) e le “Performance” per sola voce, chitarra e pedaliera diventano dolorosi soliloqui declamati al chiaro di luna (“I want you to notice but you just don’t see, this show is wasted on you so I’ll perform for me“). Sotto uno strato di tastiere colorate (“Replica”) e arrangiamenti esotici (“Lips”) resta però il battito rassicurante di un cuore che ha saputo rimettere insieme i propri cocci. Per ripartire, carico di coraggio, le cicatrici esposte come vere e proprie medaglie.

“I See You” è un disco intenso, curato nel dettaglio, emotivamente gratificante perché sincero e credibile nel presentare al pubblico una nuova (ma non troppo) faccia degli xx. Snaturare il sound che ha reso celebre la band sarebbe stato semplice; mostrarlo al mondo per quello che è diventato oggi non è altro che un atto di coraggio. Per ridare dignità alla musica pop, in fin dei conti, basta saper dare voce alle inquietudini del vivere quotidiano. E in questo Jamie, Romy e Oliver sono ancora dei gran maestri.


ABBIAMO PARLATO DI…

The xx – I See You
Elettronica/Indie
Young Turks/XL Recordings, 2016

01. Dangerous
02. Say Something Loving
03. Lips
04. A Violent Noise
05. Performance
06. Replica
07. Brave For You
08. On Hold
09. I Dare You
10. Test Me

Marco Belafatti

Marco Belafatti

Il suo habitat ideale è al confine tra il cantautorato più tenebroso e il folklore nordeuropeo. Si dice che scriva le sue recensioni al lume di candela, nel cuore della notte. Di giorno veste i panni di un umile docente di scuola secondaria. A volte sorride.
Marco Belafatti

About Marco Belafatti

Il suo habitat ideale è al confine tra il cantautorato più tenebroso e il folklore nordeuropeo. Si dice che scriva le sue recensioni al lume di candela, nel cuore della notte. Di giorno veste i panni di un umile docente di scuola secondaria. A volte sorride.

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