Susanne Sundfør: il dolce canto della solitudine

Da fata del pop elettronico a cantautrice tormentata: la metamorfosi di Susanne Sundfør si concretizza nel suo capolavoro assoluto.

 

Regina incontrastata dei synth, Susanne Sundfør ha saputo imporsi come una delle artiste più rappresentative di tutta la Scandinavia, che di rapsodie elettroniche orchestrate da algide figure femminili non è mai stata sazia – complici il recente successo di Jonna Lee con il misterioso progetto iamamiwhoami e la cupa carriera solista di Fever Ray. Nella già corposa discografia della norvegese maestria tecnica e versatilità sono da sempre pressuposti fondanti; dagli esordi più dark e underground, fino ai flirt con la musica da camera di “The Silicone Veil” e “Ten Love Songs” e alle riuscitissime collaborazioni con Röyksopp e M83, le avvisaglie di un futuro capolavoro si sono susseguite senza sosta. L’ascesa di Susanne Sundfør, semplicemente, era già scritta nelle stelle.

Per dare alla luce il suo capolavoro definitivo, la Sundfør ha però dovuto abbandonare sintetizzatori e quartetti d’archi, concedersi ad un cantautorato etereo, quasi spoglio nei suoi arrangiamenti. Carole King, Carly Simon, Joni Mitchell: è la grandiosa tradizione Americana al femminile ad ispirarla nel nuovo album. Una veste inaspettatamente inedita che giova non poco alle atmosfere dei pezzi, oggi meno dirette e radiofoniche che in passato eppur più concrete, viscerali. Complice un background ambient che tinge di sacralità cimiteriale le sue composizioni, “Music For People In Trouble” si mostra sin dai primi ascolti come il capitolo più poetico di tutta la discografia della Sundfør, nonché come uno dei dischi al femminile più profondi ed ispirati di questo 2017, insieme a quelli di Laura Marling e Karen Elson. Una scelta drastica ma coerente con la necessità, dichiarata dall’artista, di riprendersi da un periodo di tormento psicologico ed emotivo viaggiando in ogni angolo del globo alla ricerca di armonia ed ispirazione.

Le meravigliose “The Sound Of War” e “No One Believes In Love Anymore” potrebbero essere l’ideale colonna sonora per una cena a lume di candela tra Percy Bysshe Shelley, il celebre poeta romantico, e la primissima Tori Amos, quella che esorcizzava tormenti interiori con dialoghi intimissimi tra voce e pianoforte. “Good Luck Bad Luck” e “Bedtime Story” offrono addirittura uno spaccato jazz, da sempre presente nella formazione musicale della Sundfør. E mentre il singolo “Undercover” e “Reincarnation”, con le loro chitarre slide, rivelano l’anima più folk dell’opera, le sperimentali “The Golden Age” e “Mountaineers” (dove fa capolino un austero John Grant), con la loro potenza evocativa, ammalierebbero – rispettivamente – gente come David Lynch e i Dead Can Dance.

Una solitudine da contemplare in rapimento estatico, quella di “Music For People In Trouble”. Un disco per riflettere e guardarsi dentro. Un’opera di una sincerità disarmante, di cui si avvertiva il bisogno. Cuori delicati e anime affrante: la stagione delle foglie morte si avvicina e questo disco è tutto per voi. Abbiatene cura.


ABBIAMO PARLATO DI…

Susanne Sundfør – Music For People In Trouble
Singer-Songwriter
Bella Union, 2017

01. Mantra
02. Reincarnation
03. Good Luck Bad Luck
04. The Sound Of War
05. Music For People In Trouble
06. Bedtime Story
07. Undercover
08. No One Believes In Love Anymore
09. The Golden Age
10. Moutaineers (feat. John Grant)

Marco Belafatti

Marco Belafatti

Il suo habitat ideale è al confine tra il cantautorato più tenebroso e il folklore nordeuropeo. Si dice che scriva le sue recensioni al lume di candela, nel cuore della notte. Di giorno veste i panni di un umile docente di scuola secondaria. A volte sorride.
Marco Belafatti

About Marco Belafatti

Il suo habitat ideale è al confine tra il cantautorato più tenebroso e il folklore nordeuropeo. Si dice che scriva le sue recensioni al lume di candela, nel cuore della notte. Di giorno veste i panni di un umile docente di scuola secondaria. A volte sorride.

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