Concerti al telefono #1 – il rapporto tra musica dal vivo e tecnologia tascabile

concerti musica dal vivo tecnologia tascabile in media rex 1000

Micro-storia di relazioni a distanza con sottofondo di musica live.

Alzi la mano chi non è mai stato a un concerto.
No, non è importante il genere musicale. Ditemi solo se siete mai stati a un concerto oppure no.
Ok, se la risposta è no potete smettere di leggere questo articolo, andare in cucina, impugnare l’oggetto da taglio più vicino e recidervi le orecchie, a sangue freddo e senza anestesia alcuna.

Se invece la risposta è sì, possiamo passare alla fase successiva.

Alzi la mano chi ai concerti è solito scattare foto a getto continuo e/o riprendere video d’intere canzoni, quando non dell’intera esibizione. Benissimo.

Ora alzi la mano chi invece inorridisce al solo pensiero di uno schermo, un medium tra sé e il palco; tra la propria, pulsante percezione sonico-visiva del qui-e-ora e quell’insieme di atti, azioni e reazioni (talvolta rituale, talaltra esibizione) che il qui-e-ora esaltano e nobilitano e per cui si è pagato un biglietto più o meno dispendioso (e già questo dovrebbe bastare a conferire valore a un approccio piuttosto che all’altro, penserete voi inorridendo ancora un tantinello, mentre la mente vaga e rivanga le rinunce e le acrobazie aritmetiche necessarie a mettere insieme, spiccio dopo spiccio, la somma necessaria ad aprire i cancelli del Paradiso – che, fortunatamente, si rivela solitamente più bassa di quella richiesta a comprare scalinate che ivi conducano).

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Adesso alzi la mano chi si posiziona a metà strada, nel mezzo del guado: uno stralcio video dell’entrata in scena che è sempre figa; qualche immagine qua e là da consegnare ai propri followers; l’intera ripresa di quel brano in particolare perché è-la-colonna-sonora-della-mia-gioventù, sììììì-è-la-nostra-canzone-dobbiamo-registrarla o, magari più candidamente, è-l’unica-che-conosco-ma-non-ditelo-in-giro-che-sennò-sono-out. Posso immaginare una selva di braccia spuntare ed innalzarsi davanti a me (quasi foste il mio pubblico urlante), confortevolmente a proprio agio nell’aurea mediocritas di chi non si espone a pacchiane esagerazioni di sorta né a spocchiose posizioni integraliste; anche in questo caso il manicheismo non potrebbe che portare a una visione limitata delle cose: fotografare le sponde del variegato mare di ascoltatori che ci si staglia davanti equivarrebbe a tagliare fuori e disperdere la molteplicità di forme di vita che vi nuotano dentro.

Terminato l’appello, veniamo al dunque. Sarà un discorso discretamente laborioso, per cui si è ben pensato di strutturare il tutto in tre parti, distinte ma intersecantisi e, si spera, scorrevoli quanto basta (a giovamento ed esaltazione della mia inguaribile ed elefantiaca prolissità): la visuale del pubblico, quella dal palco e una d’insieme per tirare le somme e giustificare tanto (s)battimento di tasti.


Il pubblico: micro-storia di relazioni a distanza con sottofondo di musica live.

Fino a qualche anno fa il massimo della condivisione mediatica stava nel mostrare gli scatti, usciti male – e in questo, va detto, poco è cambiato – della propria fotocamera o nella telefonata, spesso alla persona amata, durante QUELLA canzone; ma la tecnologia avanza e parimenti cambia la presenza dei social nel nostro tran-tran quotidiano (e nei social del nostro tran-tran) che, come dita nell’argilla, ne modellano forma e andamento con lenta costanza. La spinta a portare a conoscenza i nostri contatti delle indescrivibili emozioni che stiamo vivendo al tale-club, lasciandoci rapire dalle irripetibili note del tal-artista, è talmente potente nella sua azione propulsiva che ce ne stiamo sì, estasiati dal tal-incanto, ma non al punto da abbandonare lo smartphone nella tasca posteriore dei jeans o in quella interna della borsetta. L’azione catartica delle onde sonore, la riappropriazione delle proprie pulsioni ancestrali mentre la musica c’innesca il cervello sono epifanie fuggevoli e impossibili da descrivere a parole; per capire dovevi essere lì, bello.

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Intanto, nel dubbio, vai sul mio profilo Facebook e guardati il video che ho fatto. E ci vai, a guardarti quel video, spinto dalla curiosità, dalla passione e, nell’intimo, anche da una punta di sana e legittima invidia perché tu, un biglietto per quel concerto, proprio non sei riuscito a strapparlo da nessuna parte. Ci vai ed è mosso, la qualità audio penosa e a un certo punto non si vede proprio un bel niente… ma non potevi darlo a me, il tuo biglietto, il tuo cazzo di biglietto che, mentre io me ne stavo chiuso in casa a bestemmiare, tu ti guardavi il concerto a cui IO non potevo mancare come nemmeno una serie-tv in streaming con una connessione di merda alle tre di notte? Ma perché non ti guardi le riprese amatoriali dei concerti su YouTube, invece di sottrarre biglietti e spazio sotto il palco a quelli come me, che s’inebriano dell’aria da concerto come neanche il più irrecuperabile degli oppiomani alle prese con la sintesi perfetta della loro ossessione? Hanno inventato le proiezioni di concerti nei cinema per quelli come te, che non sanno vedere il mondo al di fuori di uno schermo; per voi e per quelli che non comprano i BluRay, sempre che sia rimasto qualcuno che ancora lo fa.

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Ma attenzione: usare lo smartphone per registrare porzioni di concerti più o meno corpose potrebbe non essere più possibile, almeno per chi possiede un iPhone: la Apple sta(va?) cercando di lanciare sul mercato un’app (già brevettata) in grado, tramite la tecnologia a infrarossi, d’identificare l’ambiente circostante come concerto e disabilitare, quindi, la possibilità di registrarlo. Che si torni alle care, intramontabili telefonate? Nell’epoca del romantico (e anche un po’ inflazionato) ritorno al vinile e della galoppante nostalgia vintage, più di qualcuno potrebbe tirare un sospiro di sollievo; gli altri aspetterebbero che un benedetto (e illegale) plug-in di sblocco facesse il suo ingresso nei meandri della rete. Sempre che non sia troppo tardi per svincolarsi da quella propaggine, ormai innestata nella nostra mano, che chiamano smartphone.

 

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