David Gilmour: lo Ius Assoli

Momenti di magia dalla chitarra più evocativa della storia del rock

Mi viene ancora da piangere quando penso alla gran festa della scorsa estate, quando l’Arena di Verona è finita nei livereport delle pagine specializzate italiane per avere ospitato il glorioso rock-show di Calcutta. Mi ha fatto la stessa sensazione di quando ho scoperto che il mio amico edicolante che mi ha venduto figurine per tutta la mia pre-adolescenza ha sbaraccato e lasciato il posto a un cubicolo pieno di slot-machines. Nel 2016, sotto il sole e i gradevoli 45 gradi veneti (se non sbaglio, Kelvin) ebbi l’opportunità di vedere dal vivo le mani magiche del vecchio Gilmour, senza dovermi nemmeno accendere un mutuo per pagare il biglietto d’ingresso di Pompei.

Oggi, nel cinquantunesimo anniversario dell’ingresso di Re David nei Pink Floyd, la cui rilevanza storica andrebbe celebrata come e più di uno Sbarco in Normandia o di un banale abbattimento di un insieme di mattoni, sto rispolverando quello che racconterò ai miei nipoti con la playlist di video che segue.


High Hopes – Live P.U.L.S.E. 1994

Tramonti e bandiere nell’immancabile schermo-cerchio alle spalle, mentre gli otto minuti del pezzo cadono come macigni a sgretolare personali e cautamente coltivati ottimismi, in uno dei pezzi più umoralmente devastanti dell’intera discografia dei Pink Floyd. Poi i violini, ad avvolgere un assolo di slide guitar già d’inarrivabile epicità.


Comfortably Numb – Live at Pompeii 2016

Un assolo che probabilmente è e resterà il migliore momento della vita di parecchie persone munite di orecchie, nella stupenda quanto chiacchierata cornice di uno dei concerti più cari della storia. Seimila disklike sul video, probabilmente di chi non è riuscito a procurarsi un biglietto. Gliel’ho messo anche io.


Castellorizon – Live at Gdansk 2006

Castellorizon è un’isola dove il tempo si ferma, secondo la mitologia greca. A Danzica invece il tempo scorre e quei quattro minuti che valsero un Grammy sembrano addirittura troppo brevi.


Fat Old Sun – Live at Royal Albert Hall 2006

Tale Renzo Contreras sotto questo video commenta con una sicumera invidiabile “Best solo of the rock history“, venendo poi scannato da qualcuno che va leggermente off topic e cita piuttosto All Along the Watchtower. Fat Old Sun viene dal delirio del discussissimo Atom Heart Mother, per alcuni IL capolavoro dei Pink Floyd, per molti altri (svariata critica inclusa) una pacchianata insalvabile, e si merita tutta l’ambiguità di giudizio del disco da cui è tratto. Una canzoncina quasi surf rock forse trascurabile, con una coda strumentale diventata indiscutibile fan favourite.


Pigs (Three Different Ones) – Live at Oakland 1977

I live footage (di video se ne trovano ben pochi) di Oakland ’77 sono quasi unanimemente considerati i migliori dell’intera carriera sui palchi dei Pink Floyd, che stravolgevano le parti centrali dei pezzi in jam infinite e virtuosissime. Il voto della stragrande maggioranza è per Dogs. Io difendo strenuamente i porci.


Shine on You Crazy Diamond – Knebworth 1990

Inflazionata ma immancabile, eseguita qui alla perfezione da un Dave ancora munito di capelli e avvolto in una giacca di almeno sei taglie più grande. Non avendo nulla da aggiungere, mi limito a riportare il commento di Derrick Clarke:

5th of August 2018 I had a heart attack aged 61 thought I was going to die thought of this music my kids and grandkids xx I survived still here listening to this still got my kids and grandkids xx Thank you my god xx

O meglio ancora, di Rick Parker:

I get on my tractor, and put on my headphones. I start the engine and away we go. The hmm of the tractor while Pink Floyd plays. Acre after acre I cruise the fields. No country music for me, this is it!

Che stiate guidando i trattori o che stiate morendo, nel 2019 così come per sempre, riservate sempre qualche minuto delle vostre giornate per la chitarra di David Gilmour. Il mondo, almeno per voi, sarà un posto migliore.

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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