Dieci cover che non dovevano esistere

cover improponibili in media rex

Cover. Quando l’artista trascende il concetto di “Meh”

Chi suona o ha suonato in una band, ha iniziato imprescindibilmente dalle cover di brani più famosi. Chi è ubriaco lercio e c’è un karaoke nei dintorni, dimostra la sua bravura urlando al boccale di genziana versi che dovrebbero essere le parole di “Perdere L’Amore” di Massimo Ranieri. E poi ci sono i cantanti di professione, che nei loro momenti di massimo sprofondamento nell’eterno oblio, o nei momenti di estrema noia, decidono di realizzare cover o vere e proprie riscritture di brani di colleghi.

Negli anni Sessanta era un procedimento piuttosto usuale, da lì sono nati capolavori italici quali Pregherò (Stand By Me), Sognando California (California Dreamin), Sono Bugiarda (I’m A Believer) e molti altri. Certo, schifezze vagamente inenarrabili venivano pubblicate anche in quel periodo, ma la proposta era discretamente ampia e di una certa qualità che nessuno ci faceva caso (tranne la vita passata del sottoscritto. Ne ho il sentore, giuro).

cover

Un musico dell’Antica Grecia si diletta nella cover di Born This Way di Lady Gaga

Negli ultimi vent’anni di cag tentativi mal riusciti ce ne sono stati, e di seguito vi proponiamo un’accurata selezione delle cover e dei rifacimenti peggiori, grotteschi o assolutamente trash (in quest’ultimo caso, onore al coraggio dell’interprete).


Fiorello – Si o No (Double You – Please Don’t Go)
Partiamo a cuor leggero, e partiamo anche con un’ammissione: al sottoscritto piaceva e piace ancora. Certo, la base di partenza è un successone della dance tamarra anni Novanta, quindi Fiorello e Cecchetto hanno vinto facile (bonci bonci bon bon bon). “Ehi, io già lo so, che matto diventerò” detto con la convinzione di un venditore di accendini alla fermata di San Benedetto del Tronto è autentica perla di bigiotteria. Tamarrata per pochi, e  la cassa dritta a quattro quarti amplifica l’effetto nostalgia che attenua il brivido lungo la schiena.


Panjabi MC – Mundian To Bach Ke (Supercar)
Più che cover, è un aggiungere un testo sulla base della sigla di Supercar opportunamente “indianizzata”. Togliete la cotonatura a David Hasselhoff e mettetegli un turbante, prendete un pennarello Giotto rosso e applicate una leggera pressione tra la fronte e il centro degli occhi, e convincete Kitt a tenere i finestrini completamente abbassati per poggiare il gomito da tamarro. Et voilà.


Wilma De Angelis – Dimmi di Si (Lady Gaga – Bad Romance)
La menopausa oramai non sa nemmeno più cosa sia, nonostante questo Wilma De Angelis scopre le carte e cala un poker di vampate di calore tale da riaccendere la fiamma della sessualità, realizzando appositamente un testo conturbante sulle note della ben più nota e giovane e di certo più attiva Lady Gaga. Il risultato è un’orgia geriatrica di tenerezza mista al grottesco. C’è chi potrebbe vederci della poesia.


Mino Reitano – Mino Dove Vai? (Green Day – Basket Case)
E dove diamine vada, Mino, non si sa. La crisi di mezza età è bella che passata, e la disperata ricerca dell’eterna giovinezza si estrinseca tutta nel suo look da teenager americano che sfoggia a metà anni Novanta al Maurizio Costanzo Show. Solo che il vestiario è più simile a quello di Richie Cunningham, il suo incedere conciato in quel modo pare più da maniaco che da tentativo di revival giovanile. Una cosa è certa: il pop punk dei Green Day è stato rielaborato magistralmente. Godete in maniera masochista pigiando il bottonone “play” sul video, frattanto il sottoscritto continua a urlare “Iiitaliaaaa, Iiiitaliaaaaa”.


Vasco Rossi – Ad Ogni Costo (Radiohead – Creep)
Prendi una canzone di successo, prendi una di canzone di successo che abbia anche “Na na na na” o qualcosa del genere in mezzo, e sei il Vasco Rossi più felice del mondo (eh già). Prendi un testo banale, fallo ascoltare a Tom Yorke che di italiano non comprende una betulla, e sei il Vasco Rossi che fa il jackpot della storia moderna (ma c’è chi dice no). A Vasco piace vincere facile, bonci bonci bon bon bon (bis).


Marco Masini – E Chi Se Ne Frega (Metallica – Nothing Else Matters)
I capolavori non si rinnegano, mai. Marco Masini ancora oggi è orgoglioso del suo operato su uno dei pezzi più famosi di James Hetfield e soci (e lasciamo stare “E da lì i Metallica si sono vendubla bla bla”). Bravo Marco, ci vuole coraggio, e tu ne hai dimostrato a badilate. In faccia, ma a badilate. E chi se ne frega se il 95% della popolazione con apparato uditivo non la pensa allo stesso modo. Chapeau.


Nino D’Angelo – Gesù Crì (The Beatles – Let It Be)
Per un certo periodo questa cover è rimasta sotto forma di provino, mai pubblicata ufficialmente. Tuttavia ha iniziato a circolare in rete, prima ancora tra i collezionisti tramite musicassetta pirata (la leggenda narra a ben millecinquecento lire iva esclusa). Prendetemi pure per scemo, ma nella sua melodrammaticità partenopea, ‘o scarrafone made in Napoli funziona. Gesù Crì se funziona. Il quinto scarafone Beatles ce l’avevamo noi.


Luca Carboni feat. Jovanotti – È Natale Tutti i Giorni (Extreme – More Than Words)
Without words. Va bene il solito intento sociale, quello che volete, ma il solo ricordo provoca al sottoscritto la metamorfosi in gnù cecoslovacco con attacchi di panico.


Gatto Panceri – Alla Prossima (The Cure – Lullaby)
Poesia ancestrale, un richiamo d’amore più dolce di uno stormo di cormorani, una ferma dimostrazione di maschio alfa così poderosa per cui non si comprende perché non ci sia lui nella pubblicità dello Jagermeister. La composizione di Robert Smith si eleva a nuovi livelli di ammaliante estetica grazie a Gatto Panceri.


Will Young – Light My Fire (The Doors)
In Italia ci mettiamo impegno per realizzare cover, soprattutto quando il risultato finale è apprezzabile solo da una ristretta élite di filosofi postmoderni in procinto di sacrificare un capretto nero in onore di Gigi Sabani. In Europa con il vincitore di Un X Factor Uk di qualche secolo fa è accaduta grossomodo la stessa cosa, con l’aggravante che hanno cercato in tutti i modi di spacciarti come sublime e dolce una reinterpretazione abominevole di “Light My Fire” dei The Doors. Un po’ come quando il fruttivendolo cerca di convincerti in tutti i modi che quella pesca che hai provato non è marcia, ma ha un sapore esotico e diverso dal solito. Povero ragazzino Will, ci credeva davvero. Ora non sappiamo che fine abbia fatto. Probabilmente è diventato un collega di Giusy Ferreri.

Andrea Mariano

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
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About Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi’s 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199… dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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