Il Post Rock e l’inverno: sei perle da ascoltare quando fuori piove

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Alla deriva fra le placide correnti di sei silenziose, emozionanti ed ortodosse opere post rock.

 

È fine novembre e c’è un tempo che fa schifo. Fa freddo. Da queste parti scende da innumerevoli giorni una pioggia tanto inutile quanto estenuante. L’attività più impegnativa contemplabile è lo stanco peregrinare del mouse verso il tastino di Netflix che consente di andare subito alla prossima puntata. L’unico desiderio a fine (ma anche a metà) giornata è quello di crepare in standby su mobili dalla forma più o meno rettangolare, e forniti di cuscini. Fa freddo. E piove.

Scrivo questo incipit a fine giornata mentre una cena ben poco appetitosa sta finendo un interminabile processo di cottura. Ipotizzo, e invidio, lettori che leggeranno questo inutile sproloquio dal display di uno smartphone, dalla comodità di un mobile più o meno rettangolare, e fornito di cuscini. A loro suggerisco con tutto il cuore di non abbandonare tale mobile. Di mettere uno dei dischi che seguono, di restare lì con la sola compagnia strumentale del più raffinato dei sottogeneri del rock. Eventualmente con l’aggiunzione di qualcosa di caldo, una cioccolata, una sigaretta. Mentre fuori fa freddo. E piove.

 


 

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If These Trees Could Talk
The Bones of a Dying World

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L’highlight
Berlin

Per chi apprezza
La fine del mondo e il risentimento

 

Ritorno di una band che aveva dato tantissimo al genere nei momenti in cui cominciava a prendere forma, è un album che fa degli assoluti contrasti i suoi più evidenti punti di forza. Tra atmosfere apocalittiche e glaciali, si sfondano più volte le barriere del metal, con batterie che pestano violentemente e accordi distortissimi. Di quando in quando, però, affiora la luce, sotto forma di arpeggiate delicatezze e sapienti accenni di pedalistica.

 


 

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Lights & Motion
Chronicle

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L’highlight
Particle Storm

Per chi apprezza
Le nebulose e la fantascienza lacrimevole

 

Delicati sbrilluccichii di chitarre e rarefatte elettroniche, timidi crescendo di piano, dolcissimi arpeggi e svariate romanticherie. Un incoraggiamento a perdere lo sguardo verso imperscrutabili profondità cosmiche, cullati da un’inspiegabile, ma in fondo ottimistica, malinconia. Perfetto accompagnamento per aurore boreali, o -identificando qualcosa di più concreto- per quieti pomeriggi, silenziose compagnie, tazze di té bollenti.

 


 

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Oh Hiroshima
In Silence We Yearn

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L’highlight
Aria

Per chi apprezza
L’ansia e la notte

 

Il più cantato e il più dark del listone. Una peregrinazione per lugubri ambienti che vorrebbe farsi leggera ed eterea in più frangenti, ma che rimane inchiodata al terreno da un basso spesso, da note post-punk che sanno più di grigiore cittadino che di quiete celeste. Momenti di riflessione affidati a carezze al violino, che guidano a risolutorie (ma non troppo trionfanti) riconquiste della concretezza, a suon di distorsioni.

 


 

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Pray For Sound
Everything Is Beautiful

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L’highlight
‘Til The Summer Comes Again

Per chi apprezza
I cambiamenti inaspettati e gli hangover rilassati

 

Quieto per gran parte della sua durata, esplosivo quando occorre. Luminoso, sempre. Quasi abbacinante. Con una “trama” alle spalle (che, come in ogni disco post-rock che si rispetti, va intuita, ipotizzata dai titoli) che vuol accarezzare le spigolose tematiche della caducità dell’esistenza, accogliendo lungo il suo percorso una inaspettata speranza. Tutto è bellissimo, siamo d’accordo: specialmente quest’album.

 


 

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Those Who Ride With Giants
Numinous

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L’highlight
The Encounter against the Moonlight

Per chi apprezza
L’oceano e il romanticismo tedesco

 

Cura per gli arpeggi, battute lente, delicatezze acustiche, tocchi di piano. Un’elegante opera dai connotati grandiosi (a partire dal Friedrichiano artwork), un suggerimento di un’Odissea in mare reso palese dai campionamenti del vento e di pacifici sciabordii. Il racconto di un salpare notturno per mari sconosciuti, che trova l’aiuto delle chitarre elettriche e di conclusive distorsioni per raccontare gli epici incontri con leggendarie bestie marine.

 


 

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Tides From Nebula
Safehaven

Ascolta su Bandcamp

L’highlight
We Are The Mirror

Per chi apprezza
Gli orizzonti sfocati e le buone intenzioni

 

Un grattacielo in copertina, un sound che per natura sembra sempre rallentare, spegnersi, prendere la rincorsa, infine innalzarsi e sublimarsi in esplosioni di echi e riverberi. In alcuni tratti la forma canzone si vitupera e si distrugge, tra rapidissimi crescendo che si annullano in un’inquieta stasi elettrica e strofe che lascivamente si mischiano e sovrappongono. Altrove, regna un’eterea, regale calma. Il principale pregio, l’equilibrio.

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
Riccardo Coppola

About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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