Roger Waters VS Emilio Isgrò – sfida da cancellare

roger waters emilio isgrò in media rex header

È davvero questa la realtà in cui vogliamo vivere? No

Una questione di identità e proprietà intellettuale. Fondamentalmente è questo il muro su cui l’onda artistica di Roger Waters è andata a scontrarsi a causa di quelle cancellature, di quell’idea originale-ma-nemmeno-tanto avuta per l’artwork (un tempo copertina) della sua ultima opera musicaleIs This the Life We Really Want?”. Già, perché Emilio Isgrò ha basato la sua carriera di artista visivo e letterato tra i più importanti e significativi del XX e XXI secolo (e non cantante misconosciuto come qualcuno di molto sveglio credeva e continua a credere) sulla tecnica della “cancellatura”.

Non proprio l’ultimo degli stronzi, per dirla prosaicamente.

Il problema si pone quando è da decidere se una copertina di un album musicale sia ispirata da un’opera altrui o se plagi l’opera stessa. Confine sottilissimo, quasi invisibile, su cui inciampare è dannatamente rischioso. Bruce Dickinson con “Tyranny Of Souls” del 2005 rielaborò un’opera del pittore fiammingo di origini tedesche Hans Memling, i Litfiba negli anni Ottanta rielaborarono una copertina di un giornale e crearono forse il loro artwork più riuscito di sempre per “17Re”. Ma in questi casi si tratta o di artisti morti e sepolti da un pezzo, indi per cui fino a quando non resusciteranno il diritto d’autore non è più cosa che li riguardi, o di rielaborazioni talmente pesanti, che alla fine si crea un’opera completamente nuova.

waters isgrò

La situazione attuale

La quaestio di Waters è che Isgrò rivendica a gran voce una sua proprietà intellettuale, ribadisce che quello stile è suo e che senza autorizzazione non può essere utilizzato in alcun modo. Alla fine della giostra, anche se paradossale, l’artista italiano non ha tutti i torti.

Se una band prendesse così tanta ispirazione dai Pink Floyd da realizzare un album, un bell’album, ma che suona come se l’avessero scritto i Pink Floyd, con parti palesemente estrapolate da opere dei Pink Floyd, i superstiti britannici non si incazzerebbero a morte rivendicando la paternità di quei passaggi incriminati? Ovvio che sì.

Tornando in campo anglosassone, gli Iron Maiden hanno solo sfiorato la causa con gli Uriah Heep in quanto il brano “The Red And The Black” ha una parte identica a quella presente in “I Hear Voices”. Nota per nota. Forse una rullata di McBrain è diversa, ma per il resto è identica. Non è saltata la denuncia perché nessuna delle parti aveva la benché minima voglia di vedere un tribunale, manco da cartolina. Tutto si è risolto con del buon tè alle cinque di pomeriggio (un po’ di stereotipi British fanno sempre bene).

iron maiden uriah heep

L’attimo in cui i membri degli Iron Maiden e degli Uriah Heep hanno deciso di mandare in mona le eventuali diatribe legali.

Una diatriba simile a quella di Waters VS Isgrò vede protagonisti sempre gli Iron Maiden, ma questa volta a rompere i benedetti coglioni ci pensano Robert Barton e Brian Quinn, alias fondatori della band Beckett. Per essere precisi, dei due quello estremamente sveglio – forse parente di coloro che credono Isgrò cantautore nullafacente – è Brian Qinn, il quale dopo trent’anni si è accorto che “Hallowed Be Thy Name”, sempre degli Iron Maiden, ha parti di testo molto simili al brano “Life’s Shadow”. Peccato che il suo compare Barton si fosse già accordato con Steve Harris anni addietro, ma lui non ne sapeva niente e vuole comunque 200.000 sterline. Morale della favola: i Maiden per evitare magagne hanno eliminato il brano dalla scaletta, i fan bestemmiano e Quinn dice “Ma non fa niente, reinseritela, basta che mi date i soldi”. Con un lag di 35 anni. Sempre lo stesso Quinn afferma che “The Nomad”, sempre di Dickinson e soci, abbia parti strumentali identiche alla già citata canzone dei Beckett. Stavolta il lag si riduce a 10 anni da quando se ne è accorto.

Non crediamo che Roger Waters volesse plagiare Isgrò, né tantomeno che volesse fare il furbetto. Dall’alto della sua cultura l’ex Pink Floyd – che è tutto meno che cretino – sarà stato certamente a conoscenza dell’arte di Isgrò, ne sarà rimasto affascinato e ne ha voluto trarre ispirazione creando un artwork simile in tutto e per tutto. Crediamo, dunque, nell’assoluta buona fede del musicista. Invero è che l’artista italiano non abbia tutti i torti per rivendicare i propri diritti, ma la situazione è sfuggita di mano, se non addirittura degenerata, perché impedire che un’opera musicale venga messa al bando a causa di una simile diatriba, è pura fantascienza. Anzi, è pura spazzatura. Persino Sgarbi (sì, Vittorio Sgarbi, colui che ha da ridire – il più delle volte condivisibilmente – su tutto e tutti) si è detto dalla parte di Waters, in quanto realizzatore di un omaggio all’opera di Isgrò, non greve scopiazzatura.

Is this the life we really want? No.

 

Andrea Mariano

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
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Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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