Aiello, tra assonanze e speranze

Giocare per assonanze, un buon punto di partenza

Dalla Calabria con furore. Ma con moderazioe. Aiello narra di vissuti e speranze, le sue come potrebbero essere quelle di altri ragazzi a lui simili. Hi – Hello è un ep contenente 5 episodi, i primi su cui ha lavorato e che fungono da anticipazione a quello che sarà il futuro primo vero e proprio album su cui ancora sta lavorando.

Tra domande arcane, serie e marzulliane, Aiello si è prestato alla nostra giurassica curiosità.

hi hello aiello

Aiello – Hi -Hello
Indie
Irma Records, 2017
Italia


Hi Aiello! Per rompere il ghiaccio, raccontaci un po’ di te. Dove nasci anagraficamente e musicalmente?

Nasco nella bellissima Calabria, precisamente a Cosenza, circa 30 anni fa. Da quasi 10 anni, mi ha adottato Roma che sento ormai come casa, per diverse profonde ragioni. La musica ha fatto parte della mia quotidianità da sempre, forse in maniera più consapevole dall’età di 16 anni, quando ho avvertito l’urgenza, il bisogno di scrivere musica, di buttare tutto su un foglio bianco e di cantarlo davanti lo specchio della mia stanza.

Hi-Hello, l’assonanza col tuo nome è chiara sin da subito. Questo EP può essere considerato a tutti gli effetti un ritratto fedele di te? Di quale parte di te, più esattamente?

Sicuramente mi rappresenta e direi forse anche troppo, visto che racconto molto di me, delle mie esperienze, del mio vissuto. Mi sono spogliato abbastanza, direi. Anche musicalmente ci sono in maniera autentica e senza filtri, perché sono stato notte e giorno, al fianco di Daniele Sinigallia (Produttore artistico del progetto), durante il lavoro di sperimentazione e ricerca di suoni quanto più originali, distinguibili.

Quale dei brani presenti in “Hi-Hello” ti ha impegnato maggiormente? E quale senti più tuo?

Forse “Solo a Metà’” è quello che più ci ha tenuto col fiato sospeso, per diverse ragioni, sia di incastri che di soluzioni di arrangiamento. Poi alla fine, è scoppiato come una bomba nelle nostre orecchie, senza nemmeno accorgercene.
Tutti i 5 brani, senza alcuna preferenza, li sento come figli, come piccole creature da proteggere nella condivisione che sto vivendo in questi giorni di promozione, e per questa ragione, non potrei mai esprimere preferenze particolari.

Ora facciamo un gioco (anche se potrebbe sembrare, non è una citazione da “Saw”, quindi tranquillo, la tua vita non è in pericolo): rispondi alle prossime domande “poco convenzionali” ponendo una motivazione, anche la più strana e apparentemente assurda. Se la tua musica fosse un elettrodomestico, cosa sarebbe?

Sarebbe un po’ un “frullatore” per come amo mixare gli ingredienti, mescolare i suoni, contaminare gli elementi e un po’ un “forno” perché amo il calore che genera la buona musica, quella fatta per passione e per necessità.

A cosa paragoneresti la tua genesi musicale?

Ad un viaggio lungo, desiderato, progettato, stravolto, riorganizzato, rispetto al quale non ho mai perso la fiducia, la fame, la sete, la ragione per.

Tra il dire “voglio vivere di musica” e il fare musica per vivere, cosa c’è in mezzo (ammetto che la domanda ha tinte marzulliane)?

Ammetto che a Marzullo non è mai semplice rispondere, quindi..aspetta, fammi riflettere. Ci provo. La prima espressione è la ragione per cui anche io faccio musica, ovvero, vivere di musica, tutti i giorni, tutte le ore del giorno, come per soddisfare un bisogno naturale, viscerale. La seconda espressione coinvolge un aspetto economico, che francamente per me è assolutamente secondario, anche perché, specie di questi tempi, non si può certo sperare nella musica, per assicurarsi il pane. Adesso che rileggo la domanda e la risposta, non escluso che i sensi siano possibilmente invertiti o invertibili… Mi arrendo!

Dato che per il precedente quesito ho rischiato il defenestramento, torniamo coi piedi per terra (nel nostro caso specifico, le zampe posteriori). Quali progetti vedono Aiello impegnato nel futuro prossimo venturo?

Suonare in giro il più possibile e lavorare alla produzione del prossimo lavoro, il mio primo disco.

 C’è qualcosa per cui, una volta dato alle stampe l’EP, ti sei pentito di non aver incluso?

Assolutamente niente. È tutto come desideravo, ora spero solo possa fare un bellissimo percorso e anticipare quello che poi sarà il mio primo vero disco, che sto scrivendo da mesi e che mi sta lasciando intravedere scenari entusiasmanti.

Il nostro sogno nel cassetto è poterci un giorno svegliare con le zampe anteriori un po’ più lunghe ed evitare l’estinzione. Quale è invece il tuo sogno nel cassetto? Va bene anche un sogno tenuto in un comò, o nella credenza accanto al servizio buono.

Lasciami essere più “banale”: vivere sereno, toccare spesso la Felicità, senza scottarmi troppo, viaggiare il più possibile e nel mentre scrivere canzoni capaci di diventare colonna sonora della vita degli altri, oltre che della mia.

Andrea Mariano

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
Andrea Mariano

About Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *