Althea: memorie ed emozioni nel Prog Rock

Un ambizioso concept per un plurisfaccettato album d’esordio: gli Althea ci raccontano “Memories Have No Name”

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Senza compromessi, senza paura di doversi confrontare con i mostri sacri del settore. In giro da qualche anno, italianissimi e con solo un EP all’attivo (risalente ad paio di anni fa) gli Althea si affacciano nell’affollato mondo del progressive rock con un album ricercato e ambizioso. “Memories Have No Name” fa sue le lezioni della tradizione estera, con un piglio roccioso dal sapore statunitense e atmosfere da moderne derivazioni anglosassoni, per instillarvi però un deciso gusto per la melodia che troppo spesso viene colpevolmente lasciato in secondo piano. Ad impreziosirlo, un vasto campionario di ispirazioni amalgamate con mano esperta (si riescono a percepire strati tanto di elettronica tanto quanto di hard rock) e un interessante concept “circolare”, che unisce in un unico infinito percorso i sedici brani in tracklist, e che si avventura coraggiosamente tra i meandri della psiche umana, dei ricordi, delle emozioni.

Ci siamo fatti raccontare da Dario Bortot la genesi dell’album.

Althea – Memories Have No Name
Progressive Rock
Autoproduzione, 2017
Italia


Per rompere il ghiaccio: perché Althea? Che significa? Come e quando nascete?

È una storia vecchia e molto casuale in realtà. Non siamo particolarmente bravi con le scelte dei nomi e prima chiamarci Althea abbiamo suonato sotto una miriade di strani nomi fantasy. Ad un certo punto, abbiamo deciso che ci serviva un nome definitivo per la band e abbiamo semplicemente aperto un dizionario inglese e la prima parola che abbiamo trovato era Althea. Ci è piaciuto e abbiamo chiamato la band in quel modo. E ‘stato molto casuale e solo dopo ci siamo resi conto il significato dietro il nome (Althea è una dea greca). Nasciamo qualche anno fa come gruppo power/prog e poi abbiamo sviluppato il nostro suono verso sonorità più progressive sperimentali, quelle che puoi sentire su MHNN.

MHNN è un disco estremamente ricco e complesso per essere un album di debutto. Raccontatemi il processo creativo che ha portato all’album. Quali sono state le principali ispirazioni, anche non musicali?

È vero, è un album molto ricco e complesso nella sua struttura, ma penso abbastanza facile da ascoltare. Il processo creativo è stato davvero molto complesso. Ho avuto l’idea del concept e solo successivamente ho iniziato a scrivere le musiche e parte dei testi. Insieme ad Alessio (il cantante) abbiamo poi lavorato alle melodie e completato una demo completa delle canzoni che abbiamo poi registrato. Non abbiamo avuto grossi punti di riferimento specifici per questo album. Ovviamente, siamo grandi fan del progressive rock, ma anche di musica sperimentale, ambient, dark, industriale. Praticamente tutto! Nell’album si possono sicuramente sentire alcune influenze classiche prog, ma anche musica ambient, musica alternativa, anche alcune parti pop. Penso che sia davvero cross genere.

Il vostro genere sta spesso a crogiolarsi nella depressione e in tonalità veramente oscure; il vostro piglio, anche fermandosi alla componente musicale e senza studiare i testi, è molto più luminoso e gioioso della media. Che sensazioni volete che percepisca il vostro ascoltatore?

Credo che MHNN si molto più un album guidato da sentimenti ed esperienze. Il concept che sta dietro il disco è in realtà l’aspetto fondamentale, ed è un concept molto articolato con tante sfaccettature. Quindi la musica si adatta ai vari stato d’animo dei due personaggi principali della storia. Avrai sicuramente notato sezioni più cupe, a tratti aggressive, mentre altre parti sono più riflessive e intime. L’album per noi è sicuramente un viaggio e vorremmo che lo stesso tipo di sensazioni ed esperienze sonore siano quelle vissute da chi ascolta.

I ricordi e i sentimenti (appare anche l’acronimo L.O.V.E. nel titolo di una traccia) sono al centro del vostro concept. Qual è la storia che volete raccontare?

Il concept dietro MHNN può essere riassunto in questo modo: fondamentalmente, in quanto esseri umani, i nostri principali “intangible assets” sono i nostri “ricordi”. In generale, puoi vedere ogni persona come somma di tutti i ricordi (anche in senso lato) che provengono dalle sue esperienze. Ma l’esperienza non è sempre così fattuale come troppo spesso si pensa, ed infatti la stessa esperienza condivisa insieme ad altre persone potrebbe essere percepita/vissuta in maniera anche diametralmente opposta e portarsi dietro un ricordo completamente diverso. Ecco perché “Memories Have No Name” – non c’è ricordo assoluto, la cui comprensione dovrebbe portare ad una maggiore accettazione di noi stessi e degli altri nella nostra vita. La storia si sviluppa intorno alle esperienze di due personaggi, John (un uomo creativo, istintivo ed emozionale) e Dalia (una donna razionale e pragmatica), le cui opinioni sulla vita e le relazioni sono completamente influenzate dal muro di ricordi che costituiscono ciascuno di essi, e che spesso li porta a malintesi e incomprensioni. Alla fine del disco si trovarono riflettere su gli stessi bisogni e sentimenti e avviano un processo di accettazione dell’altro, attraverso un processo di regressione da tutti i rimpianti (il primo brano di MHNN). A tutti gli effetti, MHNN è un concept “circolare”.

Non sono rari i casi di prog “impegnato” che tocca tematiche sociali, politiche, religiose. Sembrerebbe che ve ne siate tenuti a distanza.

Per quanto interessati alla politica, non siamo interessati ad utilizzare la musica degli Althea per queste finalità. Oltretutto è un terremo molto scivoloso, dove il rischio di risultare banali e patetici è veramente elevato. Quando si tratta di tematiche sociali, in un certo senso la linea è più sottile, e sicuramente alcuni testi sono il riflesso della nostra visione della società. Posso sicuramente dire che la nostra missione come band non è di usare la musica per cambiare le dinamico socio-politiche mondiali. Siamo più dei narratori, e preferiamo creare e dare emozioni all’ascoltatore.

Facciamo finta che non sappia cos’è il prog e non ne abbia mai ascoltato. Come mi convincereste a cominciare con MHNN?

Perché è probabilmente uno dei generi (anche se ovviamente non l’unico), soprattutto nel rock, che permette di cambiare, sperimentare ed essere sempre diverso. Se ci pensi, il progressive comprende gruppi anche molto lontani tra di loro, probabilmente accumunati solo da una certa filosofia/approccio alla musica. Penso che MHNN abbia un sacco di elementi progressive, soprattutto nella filosofia di fondo, ma anche tanta melodia e sia un album piuttosto accessibile, non trattandosi di prog estremamente tecnico. Può risultare quindi un buon album per approcciare il mondo della musica prog, ammesso che si abbia almeno 50 minuti consecutivi per il suo ascolto!. Più importante di tutto, è un album molto genuino e onesto, e credo che questo sia molto qualcosa che manca nella musica di oggi.

Dove vi vedete nel futuro? Quali sono i vostri progetti -come live e altri eventuali singoli- nell’immediato?

Viviamo giorno per giorno e cerchiamo di dare quanto più possibile con i nostri sforzi e la musica. Ci piacerebbe diffondere MHNN il più possibile, raggiungere il maggior numero di fan possibile e di suonare dal vivo in tutto il mondo, ma realisticamente, non riusciamo che a guardare nell’immediato futuro! Stiamo programmando alcuni spettacoli dal vivo, dove speriamo di incontrare il maggior numero di amici e fan … e … se nel caso ci fosse qualche rappresentante di qualche etichetta tra i tuoi lettori … sì, stiamo cercando proprio te!


ABBIAMO PARLATO CON…

Althea
Dario Bortot (Guitar)
Fabrizio Zilio (Bass)
Marco Zambardi (Key and Loops)
Sergio Sampietro (Drums)
Alessio Accardo (Vocal)

Discografia:
“Eleven” EP 2014
“Memories Have No Name” 2017

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Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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