Divo Nerone – Opera Rock. Tra disagi, proteste e denunce.

Un musical nato sotto una cattiva stella, raccontato dagli artisti.

Il musical Divo Nerone – Opera Rock, che avrebbe riportato in auge la figura dell’imperatore Nerone, personaggio controverso della storia dell’Impero Romano, e “infiammato” la città eterna, pare essere nato sotto una cattiva stella. Nonostante le premesse fossero incoraggianti e crescesse l’attesa di vederlo messo in scena (grazie a una grandiosa operazione commerciale), a poche settimane dal debutto qualcosa ha cominciato a scricchiolare per poi crollare definitivamente, portando alla sospensione dello spettacolo dopo appena due settimane di attività. Tra denunce per inquinamento acustico, la classica lentezza burocratica Italiana e confusione sulle competenze sul sito archeologico, le conseguenze della sospensione (che pare essere sempre più definitiva) appaiono disastrose: biglietti da rimborsare, polemiche sui social network e addetti ai lavori rimasti senza stipendi.

Come sono andate le cose ce lo raccontano gli artisti Alex Ceccotti, interprete del personaggio di Lucano, e Simona Patitucci, interprete di Locusta.


Alex, inizia con il raccontarci come avete appreso la notizia della sospensione dello spettacolo, e come avete reagito.

E’ stata una doccia fredda: la produzione non ci ha informati dello stop allo spettacolo, né tantomeno ha informato il nostro legale. Ne siamo venuti a conoscenza tramite un post sulla pagina ufficiale Facebook del musical, scritta dallo Staff. Solo successivamente abbiamo ricevuto una email in cui la produzione informava che lo spettacolo sarebbe stato “revisionato” per essere poi riportato in scene intorno al 7 agosto.

Si è parlato di condizioni di lavoro proibitive, come la mancanza di acqua, la condivisione di due bagni chimici tra staff e addetti ai lavori, orari assurdi…

Divo Nerone è stato un sogno trasformatosi in un incubo ben prima di spostarci al Palatino. Dal 1 Marzo, primo giorno di prova agli studi Lumina, abbiamo colto subito la totale mancanza di organizzazione. Considerando che gli spettacoli in effettivo sarebbero stati due, uno in italiano e uno in inglese, ci aspettavamo una gran mole di lavoro. Venivamo convocati ogni giorno dalle 10 del mattino fino alle 18.30, ma a causa della disorganizzazione, spesso non potevamo fare niente. Addirittura, il copione completo della versione inglese dello spettacolo lo abbiamo ricevuto a meno di un mese dal debutto, cosa che ci ha portato a fare un lavoro disumano insieme alla nostra Dialogue Coach Tia Architto. Essere credibili recitando una lingua che non è propria, imparandola in meno di un mese, credetemi, è cosa da alieni. Per non parlare poi di un periodo passato in sala di registrazione sottoponendoci a un vero e proprio tour de force (in cui si andava via all’una di notte…), beffati non solo dal fatto che a un giorno dalla prima ancora non erano pronte le versioni delle basi con i cori definitivi, ma anche dall’apprendere che gli straordinari non erano pagati!

Dall’arrivo al Palatino (location dello spettacolo), le condizioni lavorative sono nettamente peggiorate arrivando ad essere scandalose. Ci è stato messo a disposizione un solo bagno chimico per 70 persone tra cantanti, ballerini, macchinisti, attrezzisti etc… Sempre più spesso non avevamo l’acqua da bere, e potete capire quanti problemi questo ci abbia causato considerando non solo le alte temperature ma soprattutto la grande quantità di polvere che respiravamo ogni giorno, essendo il Palatino un sito archeologico. La produzione ci disse che avrebbe provveduto a limitare questa polvere mettendo della ghiaia, cosa mai fatta.

Questa situazione ha avuto ripercussioni su di Voi a livello psicologico e, soprattutto, fisico?

Proprio a causa di questo lavoro intenso (che con un minimo di organizzazione poteva essere distribuito diversamente e in modo equilibrato), sono stato costretto a uno stop di una settimana, sotto parere medico (il tutto verificabile tramite referto). Purtroppo, per chi lavora con la voce, respirare polvere ogni giorno comporta grossi problemi.

Dopo il debutto, avvenuto non senza polemiche, si arriva al 15 giugno, giorno in cui a seguito di ripetute richieste da parte di Voi artisti la produzione paga gli stipendi di aprile. I mesi successivi avete ricevuto la retribuzione?

Nonostante tutti i problemi il debutto è andato bene, ma non si può dire lo stesso delle repliche, che alcune volte hanno visto presenti solo 35 paganti (cosa che ci ha spezzato il cuore, è stato veramente umiliante). Per amore del nostro lavoro abbiamo proseguito, fino ad arrivare al 15 giugno: in seguito alla minaccia da parte del cast di non andare in scena, lo stipendio di Aprile viene finalmente pagato tramite bonifico. Ma dopo questo episodio, c’è stata la sospensione dello spettacolo che ancora non è ricominciato e i mesi di maggio, giugno e luglio non ci sono stati pagati.

Questo insieme di circostanze negative Vi ha portati a rivolgervi allo Studio Legale Cristiana Massaro.

Sì, possiamo dire che per la prima volta in Italia un intero cast si coalizza e si muove compatto nella stessa direzione! Un gruppo unito, una Class Action di 50 persone tra cast e addetti ai lavori, che ha scelto di non sottostare al gioco sporco fatto da alcuni signori.

Simona, qual è l’attuale situazione? Si sono smosse le acque in seguito all’intervento legale?

Ad oggi la Corte dei Conti è in procinto di indagare su “Divo Nerone” assieme ad interrogazioni alla Regione Lazio. Ad oggi io ed i miei colleghi dobbiamo ancora percepire le spettanze relative ai mesi di maggio, giugno e luglio 2017. L’amministratore della pagina ufficiale Facebook Divo Nerone, che non sappiamo chi sia, ha bannato i profili di noi artisti. Non avendo ricevuto comunicazione dal nostro legale in merito alla cancellazione ufficiale delle date di luglio, ed essendo stati bannati, come verremo a conoscenza delle notizie di una tanto annunciata ripartenza dello spettacolo ad agosto? Manderanno un piccione viaggiatore? In questo momento i nostri avvocati stanno lavorando per ottenere risposte concrete non solo da parte della produzione ma anche, e forse soprattutto, da parte delle istituzioni coinvolte a vario titolo in questo progetto (MIBACT, SOVRINTENDENZA E BENI CULTURALI e REGIONE LAZIO attraverso Lazio Innova, detentrice del 12% delle azioni della Nero Divene Ventures). Ci auguriamo che le suddette istituzioni che hanno rappresentato per noi dal primo momento garanzia di solidità e attendibilità dell’operazione, ci diano conforto e sollievo in questa situazione davvero drammatica.

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