Effenberg: pasti pesanti e un debutto d’autore

 Il cantautore lucchese ci racconta la storia del suo album d’esordio “Elefanti Per Cena”

Stefano Pomponi, in arte Effenberg (ci spiegherà lui stesso il motivo di questo nome) è giovane, viene da Lucca e si è appena gettato nel mare di squali che è quello del cantautorato italiano. “Elefanti Per Cena” è però un esordio onestissimo e caratteristico, che -già quando ci trovammo a recensirlo- ci colpì per la sua freschezza e per la sua profonda sincerità autobiografica. Abbiamo voluto fare un po’ di domande (alcune inutili) all’autore, per farci raccontare come questo disco è nato, e chi è Effenberg.

Effenberg – Elefanti Per Cena
Cantautorato
Audioglobe, 2017
Italia
Recensione


Comincerei da una domanda che trovo d’obbligo: perché Effenberg?

Considera che l’alternativa era Ste… per “Amici” sarebbe stato perfetto ma ho visto che l’indie tira di più in questo momento quindi ho scelto un nome strano. Comunque è il nome di un ex calciatore tedesco che ha giocato a Firenze nella stagione 93/94, andavamo al mare insieme e mi piaceva sua figlia.

Elefanti Per Cena è il tuo album d’esordio. Quali sono le aspettative? Come ti senti ora che hai raggiunto questo importante traguardo?

Le aspettative sono di suonare il più possibile e riuscire a crearmi un pubblico sempre più grande. Mi sento bene, ma mi sentivo bene anche prima. Forse un po’ più rilassato perché il disco è fatto e non sto più a massacrarmi le orecchie pensando; “…forse qui la chitarra è troppo alta”, “…non mi piace come ho detto la s”, “…non vi sembra che in questo punto la voce sia fuori tempo?…”etc etc etc. Comunque sto già pensando al disco nuovo, ho un po’ di pezzi pronti.

La titletrack è forse il brano più malinconico e metaforico della scaletta. Cosa rappresentano gli elefanti per cena di cui parli? E di che sanno?

Sono un po’ indigesti. Rappresentano il mio quotidiano… comunque ad essere sincero la canzone è nata da un sogno che ho fatto. Nel sogno la ragazza con cui stavo mi cucinava un elefante in umido. Da questo sogno è nata la canzone, che parla fondamentalmente di incomunicabilità. Purtroppo mi sono svegliato prima di assaggiarli, ma secondo me hanno un gusto forte, tipo un cinghiale ma molto di più.


Mi è piaciuto molto il piglio internazionale che viene aggiunto all’album dalle elettriche – come hai maturato questa scelta? Avevi già in mente che sarebbero venute fuori così o sei partito da composizioni di base prettamente acustica?

L’arrangiamento è frutto di un lavoro congiunto fatto con i musicisti (Paolo Sodini, Emmanuele Modestino e Piero Perelli). Le canzoni sono nate chitarra e voce, poi ci siamo trovati nello studio del batterista e abbiamo cominciato a suonarle. E’ stato un approccio vecchio stile, è un disco molto suonato. Non sapevo cosa sarebbe venuto fuori ma avevo in testa l’idea di fare un disco sincero anche nell’arrangiamento, senza dover mettere per forza il tastierone anni 80. Per le elettriche bisogna ringraziare Paolo.

I tuoi testi sembrano essere un flusso di coscienza che tocca amore, disillusione, modernità e quotidianità. Quanto ci metti di autobiografico?

Sono autobiografici al 100%. Adesso sto provando a scrivere anche di cose meno personali, ma in questo disco ci sono proprio le mie storie. All’inizio infatti mi vergognavo perché chi mi conosce praticamente ascoltando una canzone mi psicanalizzava e cercava di capire di chi stessi parlando o a cosa mi riferivo nello specifico. Adesso invece me ne frego.

Quali sono le tue principali ispirazioni nell’ambito del cantautorato nostrano? Hai anche delle influenze internazionali?

Mi piace molto Riccardo Sinigallia, Edda e Bianco. Poi dipende dal periodo; di solito mi fisso per un mese o due con un cantautore poi passo oltre. Di internazionale direi: Joan As A Policewoman, My Brightest Diamond e adesso sto iniziando ad ascoltare Elbow.

Parli anche di digitalità nelle tue canzoni. Pensi che sia un valore aggiunto o un limite alla nostra esistenza odierna? Sia da uomo, che da musicista.

Eh… bella domanda. Non saprei; la digitalizzazione ci ha portato alcuni effetti positivi però siamo quasi sempre distratti, io per primo. A volte mi sembro scemo, magari c’è il semaforo rosso e mi ritrovo in macchina a guardare un video di gatti che si spaventano per dei cetrioli. Anche nella musica è lo stesso discorso, ci sono dei vantaggi; soprattutto per quanto riguarda la possibilità di farsi conoscere. Purtroppo però non si vendono più dischi; perché comprare una cosa quando puoi averla gratis? Insomma non so valutare se siano di più i vantaggi o gli svantaggi.

Pensi che il tuo album sia più un disco terapeutico per affrontare le proprie i propri breakup o più un solidale sottofondo per le proprie autocommiserazioni?

Ah boh… Penso che sia un disco onesto.

Porterai Elefanti Per Cena in tour? Quali sono i tuoi progetti sul breve-medio termine?

Si, adesso ho un po’ di date, 3 o 4 date in Toscana e un paio di date a Roma. Stiamo lavorando per organizzare un Tour da settembre/ottobre.

Nel disco c’è una telecronaca di Roma – Napoli. Non sapendo se hai un legame effettivo con una delle due, ti chiedo comunque: hai esultato per l’esito della finale di Champions?

No, non sono juventino però non ho esultato. Il Real mi sta un po’ sulle palle, si credono sempre i più fighi del mondo. Ho abitato un anno a Madrid e l’unica squadra che sono andato a vedere è stata il Rayo Vallecano.

E il tuo sogno nel cassetto, o uno dei tanti?

Vivere di musica, fare tanti concerti, tanti album e godermela tipo Bugo.

Per finire, visto che ne hai la consapevolezza e noi no: cosa cantano gli uccelli di questi tempi?

Più che altro prendono per il culo i piccioni.


ABBIAMO PARLATO CON…

Effenberg
Stefano Pomponi

Discografia
Elefanti Per Cena (2017)

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Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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