Orelle: quando il jazz si fa splendidamente pop (o viceversa)

 

“Prendo ispirazione dal quotidiano e da chi mi sta intorno. Ma anche dal silenzio.”

Analogico e dal sapore leggermente vintage, testualmente ricercato, vocalmente raffinatissimo: Orelle, cantautrice e contrabbassista pugliese, riesce a costruire nella sua ultima release un mosaico particolare ma senz’altro dal facile ascolto, quasi a voler creare un finissimo vestito pop per composizioni dalla natura jazz.

Argo è un disco di viaggio nel nome e nella genesi, che nasce dopo due anni in giro per i palchi italiani a maturare esperienza insieme a nomi importanti dell’indipendente Italiana: esperienze però immortalate nella genuina e imperfetta impetuosità della registrazione in presa diretta. Ci è piaciuto, e abbiamo voluto scambiare qualche parola con chi l’ha dato alla luce.

Orelle – Argo
Jazz / Cantautorale
Audioglobe, 2017
Italia


Iniziamo dalle basi: Orelle, perché? Da dove nasce questo pseudonimo?

L’ho inventato ma poi mi sono accorta che esiste già un paesino bellissimo a sud della Francia… ops!

Un nome, una copertina, che richiamano inevitabilmente il viaggio, il mare. Quali sono state le ragioni alla base del chiamare il tuo nuovo album “Argo”?

Argo è un viaggio emotivo in cui si prende e si dà, si viaggia ma si aspetta su onde sonore e sognanti.

La tua musica ha solide basi jazz, ma non disdegna l’apertura verso l’orecchiabilità del pop. Come la definiresti, e ti definiresti?

Mi piace sperimentare ma allo stesso tempo ricerco la melodia. Non amo definirmi, penso di essere solo una musicista che vuol dire il suo.

Quali sono le tue radici e le tue ispirazioni, anche dal mondo dei singer-songwriter contemporanei? Ci sono forme d’arte non musicali che ti danno input per la tua composizione?

Mi piacciono molto IOSONOUNCANE, Edda, Donà. Prendo forte ispirazione anche dalla musica strumentale ed elettronica come James Blake , Cinematic Orchestra, Massive Attack, ma anche Nick Drake, Fiona Apple, e tanti altri.

Come sei giunta alla scelta di registrare l’album in presa diretta? Che valore aggiunto dà ad un ambiente indie fatto di produzioni sempre più patinate?

Volevamo riportare su disco l´energia e la dinamica che caratterizzano i nostri live e anche quelle leggere sbavature tipiche di un tempo che io personalmente non vedo come difetti bensì come valore aggiunto.

I tuoi testi sono al tempo stesso raffinati nel fluire, ma anche molto senza filtri nel modo in cui dai voce alle emozioni, ai sentimenti. Come nasce un tuo brano? Quanto c’è di autobiografico nelle tue parole? C’è anche un background letterario che si rispecchia nei tuoi testi?

Ultimamente leggo poco, ahimè. Ma mi piace ascoltare, prendo ispirazione dal quotidiano e da chi mi sta intorno. Ma anche dal silenzio. Seguo la scia dell’ispirazione che quando giunge non mi dà tregua e anche se scritti in momenti diversi poi unisco i pezzi come in un puzzle.

E per finire, c’è chi se lo chiede ancora, ma secondo te: è più importante il significato o il significante? Hai trovato una risposta?

In questo momento storico il significante! Ma spero più in la vinca il significato…

Argo esce il 28 aprile in digitale e negli store. Quali sono i tuoi progetti e i tuoi obiettivi, adesso?

Suonare e vivere di, con e la musica!

…e se lasciassi a te l’ultima frase di quest’intervista?

Viva la bellezza, pura e semplice!

Riccardo Coppola

About

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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