We are X: Ascesa, dolore, morte. Rinascita

Yoshiki Hayashi introduce il pubblico italiano al documentario sugli X Japan.

Sabato sera a Firenze si è tenuta la presentazione di We are X, film documentario di Stephen Kijak che ripercorre la carriera artistica degli X Japan. Il tour di presentazione – per quanto riguarda l’Europa – annunciato a settembre, è partito questo mese; dopo Firenze, raggiungerà le grandi capitali europee quali Amsterdam, Londra, Parigi. Il giorno immediatamente precedente In Media Rex ha avuto l’occasione ed il privilegio di assistere alla conferenza di Yoshiki Hayashi – eccentrico batterista, nonché frontman – il quale ha descritto brevemente le sue impressioni circa l’ultima opera celebrativa della band. La premiere di We are X si svolse nel Gennaio 2016 al Sundance Festival, seguita da un breve tour in America. Stretto con i tempi, Yoshiki ha cercato di massimizzare il poco tempo a disposizione anche a causa di un’agenda colma di impegni, tra interviste ed incontri con il pubblico. Programma da vera superstar: da frontman di una band di caratura mondiale, insomma.

Sì… ma chi sono gli X Japan?

Il genere proposto è il “visual kei”: una commistione tra rock da stadio, heavy metal e glam. Cantano nella loro lingua madre, diventando di fatto la band giapponese più popolare mai esistita. A lodarne le qualità sono – tra i tanti – Marilyn Manson e Paul Stanley, che fu di grande ispirazione per la band, lui che si definisce fan sfegatato degli X Japan: “Se questi ragazzi fossero nati in America sarebbero la più grande band del mondo”.
Paradossalmente in Europa non li conoscono in molti. Quante volte parlando di musica è saltato fuori il nome della band giapponese? Eppure, proprio nel bel mezzo dei ruggenti anni ottanta, proprio mentre Mötley Crüe, Def Leppard, Poison e Ratt facevano a gara a chi aveva i vestiti più glitterati, in Giappone gli X Japan stavano raccogliendo un successo pari a quello delle quattro band appena nominate, messe insieme. Raggiunsero ed unirono il pubblico più vasto e variegato possibile, nascendo e portando nel Sol Levante qualcosa di mai sentito prima.

Culture troppo diverse?
Come lingua principale dei testi gli X Japan scelgono giustamente di adottare la propria lingua madre, forte e conscia dei propri mezzi, preferendo rimanere a contatto con il proprio pubblico piuttosto che piegarsi al volere del mercato internazionale, che li vorrebbe magari naturalizzati americani.
Musicalmente parliamo di mondi, quello orientale ed occidentale, ancora troppo distanti. O meglio: l’oriente non fa breccia in Europa ed America, mentre la musica occidentale domina il mercato orientale da almeno 40 anni. Da Made in Japan, precisamente. E ancora Maiden Japan e Live in Tokyo ’92 dei Guns N’ Roses. Baby Metal apparte, purtroppo. Il fastidiossimo trio di ragazzine nipponiche partecipa ai più grandi festival metal mondiali, vantando fan quali Kiko Loureiro e James Hetfield.

Perché We are X?
Originariamente il nome del gruppo era composto dalla sola X, l’incognita, quel simbolo tanto odiato dagli studenti del classico nelle equazioni algebriche. Nome che doveva essere inizialmente provvisorio, ma di fatto è piaciuto alla band per la sua accezione, una incognita ambigua che può voler dire tutto e niente allo stesso tempo. Ma simbolicamente esprime la libertà artistica del gruppo, in linea con il proprio pensiero di voler produrre la musica lasciando aperte “infinite possibilità”.


Yoshiki, tipo tranquillo e pacato dopo un incontro superficiale, è ben più tormentato di quel che sembra. Parte del film parla proprio della sua vita, a partire dalla tragedia che ha segnato la sua infanzia, il suicidio del padre. Il suo migliore amico – cantante e cofondatore della band – Toshi che sparisce nel ’97 per aderire a gruppi di culto religiosi fondati su ideologie ed intenti ben poco noti. Il successivo suicidio di un altro componente storico, il chitarrista Hyde, pochi mesi dopo. We are X parla di morte e dolore, ma le canzoni degli X Japan sono incentrate sull’amore. “Il dualismo è alla base dell’opera” – spiega Yoshiki – “Brutale ammetterlo, ma tutti prima o poi muoiono. E’ un processo naturale, sebbene l’essere umano cerchi di estraniarlo. Appurata questa certezza bisogna concentrarsi sul fare quanto possibile, piuttosto che distraggere”. E nel 2007 avviene la storica reunion della band, poco tempo dopo la sua carriera da solista classico, che lo porta a comporre una piece per onorare i dieci anni di regno dell’imperatore Akihito.
We are X è così un film documentario che racconta la band, accompagna lo spettatore lungo i momenti che hanno segnato gli X Japan, il grande successo intervallato dai momenti più bui. Ascesa, dolore, morte. Rinascita.

“Questo film è stato come una terapia” – ammette – “inizialmente ero scettico al riguardo, tutte queste interviste molto personali, telecamere in ogni momento della giornata, un progetto che sarebbe durato dieci anni. Sì, quest’opera è stata prodotta in ben dieci anni. Ed ho dovuto espormi a lunghe sedute dallo psicologo per permetterlo, ci sono stati anni in cui non ero affatto stabile mentalmente. Ora lo posso dire senza problemi, non ho paura a parlarne. Ho sofferto, ho provato dolore, ma credo di averlo superato ed infine sconfitto.”


ABBIAMO PARLATO CON…

Yoshiki Hayashi (X Japan)

Discografia essenziale

Vanishing Vision (1988)
BLUE BLOOD (1989)
Jealousy (1991)
Art of Life (1993)
DAHLIA (1996)

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Matteo Galdi

Matteo Galdi

Ho un brano adatto per ogni momento della giornata, ho ogni ricordo importante o periodo della mia vita legati ad una band o un disco. Suono il basso in una band metal, di quelle che fanno i riti satanici. Amo scrivere, amo la musica ed i concerti, amo l'arte in tutte le sue forme. Ad esempio infatti amo la carbonara ed il tiro a giro alla Del Piero.
Matteo Galdi

About Matteo Galdi

Ho un brano adatto per ogni momento della giornata, ho ogni ricordo importante o periodo della mia vita legati ad una band o un disco. Suono il basso in una band metal, di quelle che fanno i riti satanici. Amo scrivere, amo la musica ed i concerti, amo l’arte in tutte le sue forme. Ad esempio infatti amo la carbonara ed il tiro a giro alla Del Piero.

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