Baustelle: tra l’Amore e la Violenza all’Auditorium di Roma

Lasciate ogni ricordo, o voi che sentite.

È vero che il nostro cervello registra stimoli inconsciamente e crea connessioni che non conosciamo, ma tutto ciò non è avvenuto al concerto dei Baustelle all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Pensavo che la band di Montepulciano mi avrebbe fatto riscoprire L’Amore e la Violenza, loro ultimo lavoro, ed invece no. Quello che è avvenuto è stato ritrovarsi catapultati in un’atmosfera un po’ retrò un po’ chic, calda, col logo della band illuminato a led ed issato sopra una scenografia in perfetto stile Baustelle, con le postazioni dei sintetizzatori e dell’elettronica al centro ed altre tastiere sparse qua e là. I Baustelle si fanno attendere, prima di loro entra sul palco Lucio Corsi che propone cinque brani che parlano di lumache, lepri che vanno sulla luna e atmosfere fiabesche. Successivamente entrano in otto: oltre a Francesco Bianconi (voce, chitarre, tastiere), Rachele Bastreghi (voce, tastiere, percussioni) e Claudio Brasini (chitarre), troviamo Sebastiano De Gennaro (percussioni), Ettore Bianconi (elettronica e tastiere), Alessandro Maiorino (basso), Diego Palazzo (tastiere e chitarre) e Andrea Faccioli (chitarre).

Si parte subito senza convenevoli. Tutto L’Amore e la Violenza sparato in tutta la sua potenza, con tutti i suoi suoni caleidoscopici, con la calda voce di Francesco e la presenza scenica di Rachele. Qualcuno prova a tuffarsi sotto il palco, ma viene immediatamente fatto riaccomodare. Un tentativo di rendere più vivace l’ambiente, dal momento che la riproposizione dell’ultimo lavoro della band è accompagnata dalle performance on stage della sola Rachele. Bisogna però sottolineare che l’esecuzione è risultata meravigliosa. Mi sono ritrovato ad ascoltare le stesse note, le stesse armonie della versione studio ma con più amalgama, con più enfasi. Anche la location ha decisamente fatto il suo. Se la band di Montepulciano scalda l’ambiente con le atmosfere elettroniche di Amanda Lear, la verve di Francesco e company esce fuori con Eurofestival: l’esecuzione è perfetta, anche migliore della versione studio, con le chitarre che accompagnano a dovere ed il timbro di Rachele che fa il resto, lasciando divagare la mente in quei paesaggi sociali descritti dal brano. Basso e Batteria fa da preludio a La Musica Sinfonica, forse il brano che meglio riesce a descrivere gli ultimi Baustelle, eleganti e raffinati ma non elitari. Le melodie trasportano e coinvolgono, e ancora mi stupisco del perché non abbiamo iniziato a ballare in sala. Decisivo anche un ponte come Continental Stomp tra La Vita, un brano che parla di figli e di Natale («due errori in una sola canzone»), e L’era dell’acquario, dove i ricordi vengono mischiati al desiderio attraverso una sapiente gestione del synth e dell’elettronica. Ragazzina chiude i Baustelle post-moderni, come loro non amano essere definiti, e conduce verso la seconda e frenetica parte del live.

Finito L’Amore e la Violenza e trascorsi dieci minuti di pausa, i Baustelle tornano sul palco con Charlie Fa Surf ed una intro elettronica assuefacente. Il pubblico applaude, fischia, qualcuno si alza e balla. Francesco capisce che la miccia è quasi accesa (o fa finta di capirlo) e si mostra più coinvolgente verso gli spettatori. Si continua con Un Romantico a Milano, e successivamente Francesco lancia Monumentale parlando dei difetti della band («pessimismo cosmico, citazionismo» e della sua magrezza che «fa chic»). A questo punto il pubblico è completamente sotto il palco, neanche la security può più fermarlo. Tra un «Sei bellissima!» verso Rachele e qualche coro per Francesco, si arriva alla fine con La moda del lento, Le rane e La guerra è finita, tre pezzi storici per la band. Gli otto lasciano il palco per poi (ovviamente) rientrare in scena chiamati dalla folla, proponendo l’inedito Veronica n.2 e La canzone del riformatorio. Non contenta, la folla non vuole lasciarli andare, così si ripete la scenetta dell’andirivieni per la performance dell’ultimo pezzo, un brano di Lucio Corsi che duetta, suonando, con Francesco: Altalena Boy. A questo punto la band ringrazia davvero tutti e lascia il palco, chiudendo in bellezza il tour completamente sold out L’Amore e la Violenza.

Quello che resta è un’esperienza unica. Invito coloro che affermano che i Baustelle dal vivo non rendono ad assistere ad una data del tour estivo, che sarà sicuramente diversa da una qualsiasi serata del tour appena concluso, ma che potrà trasmettere suggestioni e sensazioni.


ABBIAMO PARLATO DI…

Baustelle
L’amore e la violenza Tour
Auditorium Parco della Musica – Sala Santa Cecilia, Roma – 30/04/2017

Alessandro Naimo

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Cerco di appassionarmi al marketing per sopravvivere. Spazio dalle arancine alla musica agli Happy Three Friends. Terrone dentro, morbido fuori.
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