Biffy Clyro: un verginello al Rimini Park Rock

Rimini Park Rock - Biffy Clyro header

La prima volta non si scorda mai

Un concerto da verginello. Sono arrivato al Rimini Park Rock con l’innocenza della prima volta, conoscendo di fama i Fast Animals And Slow Kids, non sapendo minimamente chi fossero i You Me At Six e avendo ascoltato distrattamente qualche cosa a caso dei Biffy Clyro. Andiamo, è inutile che il sottoscritto si spacci per un tuttologo della musica: tutti abbiamo delle lacune, e in casi come questo è bello venir sorpresi positivamente ed esser tirati fuori a forza dalla propria ignoranza (nel senso letterale del termine).

Così, dopo aver girovagato senza una direzione precisa alla ricerca dell’ingresso e scoprendo dopo tre litri di benzina sprecati che la zona fiera di Rimini è grande circa metà del centro storico di Teramo, entriamo, tempo di una birra e un incontro con vecchie conoscenze e ci si piazza in attesa dei Fast Animals And Slow Kids. Vengono da Perugia, ci tengono a ribadirlo, sono carichi come delle molle e fanno pentire il qui presente scribacchino per non averli ascoltati prima. Per essere la mia prima volta, mi hanno trattato bene, non mi hanno fatto male e mi hanno fatto godere come un riccio a ferragosto col vento di tramontana a favore. Il pubblico non è numerosissimo, ma canta a squarciagola, si crea più volte un circle pit, di quelli divertenti, dove si inizia a pogare e nessuno rompe le balle per gomiti alti et simila.

Rimini Park Rock - FAASK - in media rex

La band ci sa fare, eccome. Anche l’eddievedderata di Aimone, che riscopre il suo essere stato capriolo in una vita precedente e scala la struttura del palco fino ad arrivare quasi in cima. Bella botta sonora, tanta sostanza, tanta genuinità che si vede, si percepisce, paga, appaga e fa godere. L’ho già detto che il sottoscritto ha goduto come un ricc… Sì. Ma è bene ribadirlo. Soprattutto, Animali Veloci e Bimbi Lenti, avete un nuovo sostenitore, sappiatelo.

Non hanno un fan in più, invece, i You Me At Six: inglesi, nati nel 2004, esplosi nei primi 2010 e con una fan base femminea imponente che non riesco a comprendere. Certo, sono tutti bellocci (tranne il batterista, che sembra l’abbiano raccattato durante una lezione di ingegneria elettronica a Roio all’Università degli Studi de L’Aquila); certo, non si può negare che non siano orecchiabili. Ma è come ascoltare la colonna sonora di una stagione di OC leggermente attualizzata: carina, piacevole se accompagnata da altro, ma non rimane in mente nemmeno se la impiantano chirurgicamente nell’ipotalamo. Ma di giovin donzelle saltarellanti ed entusiaste era pieno. Vai a capire come va il mondo.

Rimini Park Rock - You Me At Six - in media rex

Tempo di una birra, tempo di lamentarci ancora di come i You Me At Six abbiano puntato tutto sullo stordimento da basse frequenze e arriva il pezzo forte della serata. I Biffy Clyro hanno una presenza scenica imponente, un muro sonoro di tutto rispetto e ancora una vivida voglia di divertire e divertirsi. Obiettivamente? Non saprei che dirvi, ma personalmente è una band che ha lasciato il sottoscritto esterrefatto, entusiasta e con una scarica di adrenalina impressionante. Saltare e scapocciare senza conoscere nemmeno un pezzo (ho avvertito di essere un verginello in una situazione dove tutti conoscevano tutto) non capita spessissimo. Simon Neil si conferma come uno dei cantanti migliori degli ultimi anni: mai in difficoltà, passa tranquillamente dal graffiato al pulito ad acuti per nulla malvagi. In poco meno d due ore hanno reclutato un nuovo sostenitore.

Rimini Park ROck - Biffy Clyro - in media rex

Il bello di partecipare a dei concerti da verginello è proprio questo: stupirsi di quanto la musica possa esaltarti e di quante realtà possano colpirti senza avere alcuna difesa, alcuna “zona cuscinetto” costituita da biografie lette alla velocità della luce o di ascolti randomici su Spotify.

Il Rimini Park Rock è stato proprio un bel momento. Ah, incredibilmente suoni ottimi dall’inizio della giornata fino all’ultimo secondo.

 

Andrea Mariano

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
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About Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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