Calibro 35 a Bologna. Il mio San Valentino è differente

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Un concerto con tanto di primo e secondo tempo, titoli di coda e scena inaspettata

Mettiamo subito le cose in chiaro: i Calibro 35 non sono per tutti.Ecco che fa l’elitario di ‘sto ciufolo”, direte voi. No, signori miei, perché bisogna essere sinceri, dovete essere sinceri: alzi la mano chi se la sente di affrontare due ore di concerto quasi completamente strumentale, dalle sonorità magnificamente anni ’70. Bellissimo, ma, ripeto, non per tutti. Il che non è necessariamente né un bene, né un male, perché tra il riconoscere il talento puro e riuscire ad affrontarlo e ad assaporarlo, c’è un fragoroso fiume in mezzo.

Sapete quante persone si riempiono la bocca con “Ah, forti i Calibro!”, “Sono eccezionali!”. Poi se chiedi di accompagnarti al Locomotiv perché sono a Bologna, accampano scuse di vario genere. Ti dicono “Eh, accidenti, ma è soldout!” (sì, ma un mese fa non lo era ancora). I peggiori sono quelli che tirano in ballo la peculiare giornata di “festa”, quelli che ti dicono “Eh, ma è San Val…”. Non fanno in tempo a finire di parlare perché una testata si rivolge prepotentemente contro i loro setti nasali.

Andate a cagare voi e i cioccolatini a forma di cuore. Sono degni di minore risentimento coloro che dicono apertamente “Ragazzo, i Calibro 35 non riuscirei a reggerli per un concerto intero”. Amen, viva la sincerità.

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Piuttosto che spendere i soldi per una cena fasulla, un sorriso comprato perché vi dovete fare perdonare qualcosa o sperate in qualcosa dopo cena, potevate fare solo del bene a voi stesssi e alla vostra controparte andando ad assistere al concerto dei Calibro 35. Cosa che hanno fatto in tantissimi: mai visto un così variegato numero di coppie. Forse è l’“Effetto Valentino” che accentua questa mia costatazione, ma chissene.

Puntiamo al concerto: i Calibro 35 non sono per tutti, l’abbiamo detto. Ma per quella frangia di appassionati di musica cinematografica, con l’odore di resina e granelli di polvere, di inseguimenti e baffoni, di fotografia ingiallita che ti urla contro, sono una goduria da sigaretta quasi istantanea. Cosa che fa Roberto Dell’Era, apparso sorprendentemente sul palco per cantare tre canzoni insieme alla band.

I Calibro 35 ti iniettano quell’energia che non fa scattare il pogo, non fa agitare la testa avanti e dietro. È un’energia diversa. Una goduria tantrica, che viene sprigionata dal palco, canalizzata nel pubblico e che viene assimilata, goduta, rilasciata solo molto gradualmente. È una goduria interna, un groviglio, un amplesso che non merita l’impeto impulsivo, ma un impeto di diversa natura. Difficile da spiegare.

Non è una botta che ti lascia immediatamente senza fiato, ma continua, continua e continua.

Anche quando ti distrai un attimo per prendere una birra, la musica dei Calibro 35 è l’accompagnamento perfetto, si innietta in te: la luce soffusa, l’atmosfera anni ’70, tutto ti porta indietro nel tempo. Riesci addirittura a vedere la grana nell’aria, come se fossi in una pellicola di un film un po’ usurato. Ti tradiscono unicamente i tuoi anfibi da rozzo rockettaro e quella maglietta di una band che ancora sopravvive dopo gli Anni ’90, polverosi anche loro, ma differente.

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È un concerto anche sorprendente: scattano le 23:20. Breve pausa, si ricomincia. “Beh, è arrivato il bis”. No. È appena iniziato il secondo tempo. Letteralmente. Almeno mezz’ora di altra grande musica. È questa la cosa sconvolgente dei Calibro 35 al Locomotiv club: il concerto stesso prende la conformazione di un film, con prima e seconda parte, con i titoli di coda che DEVONO essere seguiti, che non devono indurti ad andare via dal luogo in cui sei. Alcuni non l’hanno capito, escono. Quelli delle retrovie approfittano e guadagnano alcuni metri. Loro, sì, hanno capito. Sanno che dopo i titoli di coda può esserci ancora qualcosa. Tanto è stato. Torna Dell’Era, gode come un riccio. Godiamo come ricci. Il concerto continua ancora un po’, fino a concludere la notte di note in Bovisa.

Fatto sta che è così che dovreste passare i vostri San Valentino: buona musica e goduria vera. E invece andate a spendere 80 euro a testa, col risultato che lei ha mal di testa e a voi non tira, perché quel vino da 45 euro a bottiglia non poteva andare sprecato.

La prossima volta che volete festeggiare col vostro amato o con la vostra amata, fate come i tanti che hanno affollato il Locomotiv Club: andate a un concerto. Godrete doppiamente.

Andrea Mariano

About

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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