Deep Purple a Bologna – Ragazzi, anziani e rock

deep purple unipol arena bologna 2017 report in media rex

La geriatria non è una questione anagrafica. O quasi.

Tra gli artisti che dovrebbero andare in pensione, o che addirittura avrebbero dovuto iniziare a fare la fila alle poste il mercoledì mattina per ritirare la bustarella coi soldi, di certo non sono da annoverare i Deep Purple, perché, come diceva qualcuno di vagamente saggio, la classe non è acqua, e loro ne hanno ancora parecchia.

Unipol Arena vicina al sold out e coi soliti prezzi economici per una birra (6 euro per una Becks 0,33), ma non divaghiamo. Il fatto che ci siano stati un centinaio scarso di posti liberi nelle tribune laterali ha permesso di recuperare un minimo di ossigeno per chi stava sudando da fermo nel parterre, e sono questi i momenti in cui ringrazi la tecnologia e l’uso delle luci a led del palco che non aumentano il calore della location (voi giovani millennians o come cavolo vi chiamano i sociologhi non avete idea di quanto possiate essere fortunati, davvero).

Orologi svizzeri, puntualità inglese: alle 20:00 entrano in scena i Tyler Bryant & The Shakedown, e che scena: quattro ragazzotti che sfoderano un hard rock di tutto rispetto tra influenze anni ’70 e sobrietà anni ’80 (avete capito l’eufemismo, vero?). Mezz’ora netta di sudore e adrenalina, il quartetto riesce a catalizzare l’attenzione e gli applausi del pubblico già numeroso. Tra l’altro il buon Tyler, cantante e chitarrista classe 1991, ha talento da vendere. Tenetelo e teneteli d’occhio.

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Alle 21:00 spaccate si spengono nuovamente le luci e i Deep Purple entrano in scena. Suoni che vorresti uccidere il fonico, ma il coinvolgimento è assicurato. Gillan fa tenerezza, col suo incedere da umarello che si sgranchisce le braccia mentre è intento a osservare i lavori stradali, fa fatica a tenere il passo con Steve Morse e gli altri, ma ce la fa sempre. Se cercate le urla di 50 anni fa, siete malati di mente e fate il paio con chi si lamenta in ambito metal del Rob Halford odierno: alla loro età i padri più fortunati tra i nostri sono belli che in pensione, è finita l’era degli eccessi, e se sul palco si propone dignità e buon operato, ben venga e tanto di cappello.

E tanto è stato: un’ora e trenta netta, tra classici come Space Truckin’ a Black Night nell’encore, niente Highway Star per rispetto proprio e dei presenti (la consapevolezza dei propri mezzi attuali ha scongiurato orrende prestazioni), pubblico fomentato a bestia e la coscienza di essere davanti a un macigno di storia del rock che ancora avrebbe molto da dire, a differenza di qualche menestrello che pur di far tacere chi lo richiama da secoli al rock, compie dubbiose performance (siamo diplomatici).

Molti intermezzi strumentali, tra assoli di Morse e divagazioni tastieristiche di Don Airey atte a far riprendere fiato a Gillan. Una macchina da guerra il superstite degli anni ’60, Ian Paice: potresti metterlo come ingombrante metronomo a casa tua e farlo suonare 40 ore di fila, e non perderebbe il tempo nemmeno se lo prendessi a ceffoni. Roger Glover si diverte, ride e scherza come se fosse tra amici. Ed è questo il punto: una bella serata di bella musica.

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Dicono sia il loro ultimo tour, ma poco ci credo. Ultimo tour per i prossimi due anni forse, ma in pensione dovrebbero andarci ben altri gruppi, ben altri artisti. I Deep Purple, quelli dell’Unipol Arena, no. Non ancora.

 

Andrea Mariano

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
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About Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi’s 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199… dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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