Firenze Rocks 2017 – Eddie Vedder, il vino e la stella cadente

Eddie Vedder Firenze Rocks 2017 header

Keep on drinkin’ in the wine world (with a very grande emozion)

Si parte dalla fine, da quella ragazza che fatica a trattenere le lacrime, da quei ragazzi con lo sguardo fisso per contenere l’emozione, da quell’uomo che sul palco sa di essere già piuttosto ubriaco, tant’è che quando si rivolge ai circa 50.000 presenti all’ippodromo del Visarno scandisce le parole alla stregua di un ottantenne, salvo poi cantare con un’intensità immane. E sì, ci sta anche la risata che spezza la serietà del momento, quando durante “I Am Mine” si ferma per un secondo sorprendendosi di quanto vino scorra nelle sue vene. “Fuckin’ drinkin’..!” esclama stupito, poi continua come se nulla fosse.

Eddie Vedder, sì, quello dei Pearl Jam, quello che ogni volta che viene in Italia non lo puoi tener lontano da del buon vino rosso, quello che ogni volta ripete in continuazione l’aneddoto su come ha incontrato la sua attuale moglie. Quello che si diverte, quello che si emoziona cantando una “Black” struggente e per nulla paracula come qualcuno l’ha definita, perché quando alla fine ripete “Come back, come back, come back…” riferendosi palesemente a Chris Cornell è in una evidente, lacerante, enorme difficoltà emotiva.

Eddie Vedder, sì, quello che si prende per il culo da solo quando si siede davanti al Moog per introdurre “Comfortably Numb” dei Pink Floyd (“L’ho cantata insieme al mio amico Roger, è una bellissima canzone… che sto per rovinare”), quello che davanti a 50.000 (o più verosimilmente 40.000) persone se la prende comoda, come se fosse davvero nel salotto di casa a parlottare e canticchiare tra amici, tra una chitarra, un ricordo e una bottiglia di buon vino rosso (quello, al solito, è la costante).

Eddie Vedder Firenze Rocks 2017 in media rex 1

Una serata, quella di Eddie Vedder a Firenze, con risvolti quasi mistici, quando sul finale di “Imagine” compare in cielo un meteorite che distoglie l’attenzione di tutti e che a noi dinosauri ha rimembrato i “bei” vecchi tempi.

È stata anche una giornata migliore delle aspettative: dopo il ko dei Cranberries e la gara a chi rivendeva il biglietto al prezzo più basso mi sarei aspettato il deserto. Effettivamente fino alle 19:00 non si può dire che l’ippodromo fosse stracolmo, ma gli astanti hanno fatto il loro sporco e sudaticcio lavoro: Altre di B, gruppo emergente bolognese, non se la sono cavata male, presentando un rock dalle tinte vagamente british (odierne, non a la Oasis) orecchiabili, di certo lontano al frantumamento di maroni; la successiva Eva Pevarello, scoperta da Manuel Agnelli in quel tritacarne umana di X Factor, tra un tatuaggio e un taglio di capelli aggressivo si presenta alla corte di Rodrigo D’Erasmo con cui imbastisce un soul da tinte pop e malinconiche molto interessanti, forse un po’ soporifere tra il caldo asfissiante delle sei del pomeriggio e la ricerca all’omino delle bibite più vicino. Sarebbe interessante ascoltarla in contesti più raccolti e da luce soffusa.

Eddie Vedder Firenze Rocks 2017 in media rex 2

E poi arriviamo al tempa caldo, a quel Samuel “ma che cavolo centra coi Kramberris ma dai io rivendo il biglietto anzi lo strappo anzi lo regalo” dei Subsonica ma senza Subsonica. Il ragazzotto ci scherza anche su: “Ragazzi, mi spiace un casino per i Cranberries. Io stesso avevo comprato il biglietto per vederli. Credo di aver realizzato un record: uno che voleva andare a vedere i Cranberries e poi è stato chiamato a cantare sul palco al posto loro”. Alla fine centra il bersaglio: fa il suo, coinvolge quanto basta nonostante la proposta musicale non piaccia al sottoscritto e, cosa più importante, riesce a scongiurare lancio di insulti e quant’altro strappando addirittura qualche applauso. Sapeva di avere avuto un mix tra botta di culo e rischio di farsi fare il culo, ma è andato tutto benone, tranne lo chapeau che ha mostrato la sua orribile calotta cranica.

E (quasi) infine, arriva Glen Hansard, amicone di Eddie Vedder e uomo genuinamente ingenuo. Talmente ingenuo che fino a un paio di giorni prima della data di Firenze non aveva capito che avrebbe suonato davanti a una folla potenzialmente di 50.000 persone (forse avrà pensato “Ma questi stanno fuori, magari volevano scrivere 500, non 50000”). Tant’è che ha chiamato all’ultimo la sua band di supporto e ha cercato via Twitter – sempre con ingenua genuinità – un suonatore di trombone che potesse salire con lui sul palco il giorno dopo. Cose da sagra dell’uva, quando si ammala il bassista del gruppo di liscio e chiedi al tuo vicino di sostituirlo in cambio di birra a scrocco e un piatto di chitarra con le pallottine. È stato bello assistere a un’ora e più di omaccione dagli occhi pieni di gioia e stupore come un bambino abruzzese al pranzo di Pasqua. Set acustico o quasi, trascinante come se fosse rock genuino. E invece erano basso, tastiere morbide, batteria, chitarra acustica e voce ora sommessa, ora graffiante. Chapeau, e stavolta senza l’orrore della crapa pelata altrui.

Eddie Vedder Firenze Rocks 2017 in media rex 3

Fuochi d’artificio che non vediamo, allestimento di palco che va un po’ per le lunghe. Attesa. Eddie Vedder che ammette di aver bevuto un po’, “Ma sono in Italia, c’è il vino, quindi…”. Quindi si fa festa, a modo suo. Prego tornare a inizio articolo and repeat.

 

Andrea Mariano

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
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About Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi’s 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199… dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

5 commenti

  1. Piccola precisazione: gli Altre di B non sono toscani, sono di Bologna. E fa differenza, se volete capirne il mood.

  2. errorino su “Imagine” che è diventata “Image”… 🙂

    • Andrea Mariano

      Ciao Davide,
      grazie mille per la segnalazione, correzione effettuata e fustigazione in atto dell’autore (me stesso medesimo).

  3. Pingback:Dell’ultima gita in Toscana e della felicità racchiusa in un piccolo viaggio. | Diario di una quasi giovane diversamente occupata

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