King Crimson 2016 Tour Part 2: C’era una volta la musica…

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Un racconto frastornato della data di Roma del The Elements of King Crimson Tour.

 

E poi ad un certo punto, senza alcun preavviso, Fripp ha alzato la testa dalla sua tantrica performance e mi ha indicato. O forse voleva indicare mia moglie.

Quel dito puntato verso di noi, subito prima dell’assolo di 21st century schizoid man, dopo più di tre ore di concerto, è stato più di un monito. È stato un “Te l’avevo detto”. Un “Hai visto?!?!”. Un “Tiè!!”

Giuro, ho avuto paura. Anche perché in tutto quel tempo è stato l’unico accenno interattivo col pubblico. Un ponte minaccioso lanciato al di lá del muro sonoro innalzato tra la band e i suoi adepti da quelle tre mostruose batterie posizionate a formare una testuggine di imperiale memoria.

In quello sguardo si sono sciolti come in un infuso tutti i miei preconcetti un po’ snob, un po’ da battuta fatta a bocca storta, sui vecchietti che fanno musica. Tutte quelle ànche pronte ad esplodere più fragorosamente di un charleston picchiato da Mastelotto. Capelli e diottrie abbandonate e dimenticate come vecchi scatoloni polverosi. Muscoli mosci. Ugole catarrose. Riflessi marmorei.

Una musica che suona più come un requiem.

E invece no. Quel dito mi è entrato dritto in un occhio.

Questi vecchi suonano. Questi vecchi te le suonano. Sono dolcissimi e pazzeschi. Tecnologici e analogici. Sussurrano e gridano. Svuotano e riempiono il silenzio senza sosta. Sono la band più giovane, ma con l’esperienza più grande che tu possa ascoltare. Il sogno di ogni responsabile alle risorse umane.

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Sono bravi, i migliori in quello che fanno, anche oggi a distanza di più di quarant’anni segnano la via ed a giudicare da come la band non osi mai considerare il pubblico presente in sala se non alla fine del concerto per dileggiarne l’ossessione social, non tutti sono degni. Questo si percepisce nelle facce del pubblico, nelle espressioni di Tony Levin. Questa spocchia di chi, dalla sua nicchia d’oro, può permettersi di guardare dall’alto in basso una massa di ascoltatori non-udenti. Alla fine della suonata quindi sei psicologicamente annichilito e fisicamente allo stremo. Vuoi solo andare a casa e dormirci su, come se avessi sentito troppo, come se di quel prelibato e costosissimo Barolo te ne avessero fatto ingollare una cassa. Il giorno dopo ti svegli e dici a te stesso “non berrò mai più”. Così mi sento oggi. Ho ancora voglia di bere, ma ho paura di riempire il bicchiere.

Un concerto totale. La scaletta? Semplicissimo. Hanno suonato tutto. La strumentazione? Semplicissimo. Hanno suonato tutto. Anche il coccetto più insignificante è stato suonato nel momento più rilevante e significativo.

La band era in forma? Fripp è una sfinge. Entra, si siede e suona per tre ore, ma ad un certo punto (ho sentito qualcuno sostenere dietro di me) ha accennato un sorriso. Credo per lui sia l’equivalente di staccare a morsi la testa ad un pipistrello credendo sia finto.

Il pubblico era caldo? Alla fine del secondo tempo, prima dell’encore, dopo quasi tre ore, quando si sono accese le luci, alcuni si sono alzati rapidissimi tentando di abbandonare la sala. Due o tre energumeni, urlando “non è ancora finito!!!” sono entrati in sala intercettandoli e rimettendoli a sedere.

La scenografia? Un tendone blu e luci bianche. Unico vezzo a fine concerto per tre minuti luci rosse. E dico PUNTO.

Un consiglio. Non ci andate con la vostra ragazza.


ABBIAMO PARLATO DI…

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King Crimson
The Elements of King Crimson Tour 2016
Roma, Auditorium Conciliazione

Setlist:
Hell Hounds of Krim
Pictures of a City
Cirkus
Peace: An End
Magic Sprinkles
Red
The Court of the Crimson King
Radical Action (To Unseat the Hold of Monkey Mind)
Meltdown
Fracture
Easy Money
Interlude
Radical Action II
Level Five
Fairy Dust
Lizard
(Dawn Song)
Indiscipline
The Letters
Sailor’s Tale
Epitaph
Devil Dogs of Tessellation Row
VROOOM
A Scarcity of Miracles
(Jakszyk, Fripp and Collins cover)
The Talking Drum
Larks’ Tongues in Aspic, Part Two
Starless

Encore:
Banshee Legs Bell Hassle
21st Century Schizoid Man

Davide Fadani

Davide Fadani

Se domani, facendo la spesa o facendo l’amore o scrivendo inutili cagate su Facebook che non faranno altro che aumentare l’odio nei vostri confronti, vi troverete ad ascoltare quel pezzo di cui avete letto in un mio articolo e per questo mi odierete ancora di più, allora avrò compiutamente fatto il mio dovere.
E quando mi guarderò indietro sarà solo perché ho bisogno di un esorcista.
Davide Fadani

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Se domani, facendo la spesa o facendo l’amore o scrivendo inutili cagate su Facebook che non faranno altro che aumentare l’odio nei vostri confronti, vi troverete ad ascoltare quel pezzo di cui avete letto in un mio articolo e per questo mi odierete ancora di più, allora avrò compiutamente fatto il mio dovere.
E quando mi guarderò indietro sarà solo perché ho bisogno di un esorcista.

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