Mark Lanegan: un karaoke all’inferno

La Mark Lanegan band al Parco Rosati di Roma: il livereport

Lanegan sale sul palco. È alto. Altissimo. Talmente alto che il tecnico di palco ha provato il microfono prima dell’esibizione che pareva Carla Fracci. Dicevamo, sale sul palco, c’è la band, c’è il pubblico (un sold out con parecchie sedie vuote), ma quando arriva al microfono è solo. Spariscono tutti. La band è la base perfetta di un karaoke all’inferno. Una ballata black di 80 minuti che si ripete uguale, ogni sera, ogni giorno, da mesi, da anni. Per esorcizzare il passato? Per sentirsi ancora vivi da qualche parte? Lanegan canta da solo o almeno cosi sembra. Impenetrabile. Distante. Assente. Non sento nemmeno più la musica e i brani. È altezzoso e io sono irritato. Perché vorrei un riconoscimento, come pubblico. Vorrei partecipare allo spettacolo. invece le mani sono entrambe aggrappate a quel microfono che più che un‘asta sembra una stampella. Le poche volte che si stacca per bere un sorso d’acqua, barcolla. Sembra che le articolazioni lo abbiano abbandonato da qualche parte ad un certo punto senza avvisare. Un sopravvissuto. In più fa caldo e io sudo decisamente più di lui. Ogni singola strofa si mischia alla base musicale con un vibrato. Una firma. Una preghiera nella notte, nel buio. Scuro. Oscuro. Nero. Depresso. Mi chiedo oggi quanto ci sia di personale, di reale, di non artefatto in quel muro artistico eretto tra sé ed il suo pubblico che dall’altra parte dell’asta, gratta l’intonaco con le unghie per scavalcarlo, per raggiungerlo, per strappargli un contatto umano.

 

Lanegan è bravo. Molto bravo. È vivido. Ma è vivo?

Me lo chiedo, mentre sudo e ascolto le sue canzoni. Lo guardo e guardo il pubblico e mi dico che un concerto, uno spettacolo non dovrebbe essere cosi. Tu, artista dovresti cogliere il momentum della serata per connetterti, concederti, fonderti col tuo pubblico. Dovresti essere umano. Non vinilico. Dovresti divertirmi e spensierarmi. Dovresti ringraziarmi di essere venuto. Io, pubblico, fan, ascoltatore, sono la ragione del tuo esistere. Devi dirmi GRAZIE in italiano cazzo!

E invece no. Niente di tutto questo.

Stasera siamo tutti a casa sua. E lui non ci aveva nemmeno invitato. Quindi cosa volete? Cosa vi preparo? Una cosa al volo e non rompete le palle. Non ve l’ho detto certo io di ascoltarmi e non mi sono mai impegnato per piacervi. Sto in piedi perché tirano quattro venti. Faccio fatica, quindi non rotolerò scodinzolando per la gioia. No. Anzi ringraziate che c’era la band. Inizio a cantare e loro mi vengono dietro. Mettetevi lì buoni, e poi andatevene. Tornatevene da dove siete venuti.

Fenchiù. Gudnait.


ABBIAMO PARLATO DI…

Mark Lanegan Band
Gargoyle Tour 2017
Parco Rosati, Roma

Davide Fadani

Davide Fadani

Se domani, facendo la spesa o facendo l’amore o scrivendo inutili cagate su Facebook che non faranno altro che aumentare l’odio nei vostri confronti, vi troverete ad ascoltare quel pezzo di cui avete letto in un mio articolo e per questo mi odierete ancora di più, allora avrò compiutamente fatto il mio dovere.
E quando mi guarderò indietro sarà solo perché ho bisogno di un esorcista.
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Se domani, facendo la spesa o facendo l’amore o scrivendo inutili cagate su Facebook che non faranno altro che aumentare l’odio nei vostri confronti, vi troverete ad ascoltare quel pezzo di cui avete letto in un mio articolo e per questo mi odierete ancora di più, allora avrò compiutamente fatto il mio dovere. E quando mi guarderò indietro sarà solo perché ho bisogno di un esorcista.

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