Motta incendia Roma

Il cantautore toscano incanta in due date sold-out al Monk.

Si presenta sul palco vestito di nero, è alto, magro e pallido, con i capelli nero corvino che gli coprono il volto. Con occhi di ghiaccio scruta il pubblico mentre continua a saltare e scuotere la testa a tempo di musica: il locale è gremito, il Monk è sold-out. Sul palco, Motta.

Francesco Motta è toscano, di Pisa, è un cantautore e polistrumentista nonché uno degli artisti emergenti di maggior successo. Fa a botte con Calcutta, i Cani ed i Thegiornalisti per il trono dell’indie italiano. È identificato nella così chiamata “scenaromana” anche se di fatto romano non è, ha vissuto a Roma per anni ed è proprio nella capitale che ha completato la sua formazione artistica, presso il Centro sperimentale di cinematografia di Roma, componendo colonne sonore di film e documentari.

Ma artista emergente un cazzo, verrebbe da pensare. Perché, prima del debutto solista nel 2016 con “La fine dei vent’anni”, Motta è a capo del progetto dei Criminal Jokers, con il quale pubblica dal 2012 ben due dischi – di indubbia qualità artistica – che non riscuotono il meritato successo.

E proprio prima di eseguire la cover di “Fango”, ballatona blueseggiante tratta dall’ultimo disco della band citata precedentemente. L’artista toscano riflette un attimo e chiede dove cazzo fosse tutto il pubblico presente, due anni prima. Ma l’importante è che ci sia, presto o tardi.

Sono circa le undici quando Motta sale sul palco accompagnato dalla sua band, la stessa formazione che in meno di un anno ha suonato per oltre cento date, nel lungo tour in italia di presentazione al disco. Il brano di apertura è “Se continuiamo a correre”, perfetto per far ballare, in versione live ancor più che su disco. Il sound coinvolge, le ritmiche trascinano ed il cantante afferma quanto stia bene ed “in serata”.

Seguono a questo punto i brani più conosciuti tratti da “La fine dei vent’anni”, suonato ovviamente per intero. Il nuovo singolo, e prima traccia del disco, “Del tempo che passa la felicità” è riproposta in una versione più leggera ed intima (è oltretutto il brano al quale Francesco è più legato), dai ritmi meno serrati; per esprimere un giudizio sulla effettiva riuscita dell’arrangiamento bisognerebbe ascoltare la sua controparte suonata dal vivo, ma comunque ben si intona con la successiva “Prima o poi ci passerà”. Il brano dai tratti dance diverte: svuota la mente ed i pensieri con il refrain finale ripetuto all’infinito, in una piacevole lobotomia causata da effetti sonori psichedelici e giochi di luci. Come sotto così sopra al palco, i musicisti si divertono e Francesco salta, fa headbanging e abbraccia ognuno di loro a turno, mentre stanno suonando. Fa anche stage diving, a tratti sembra di assistere nei bassifondi di Londra ad un concerto dei Sex Pistols.

Ringrazia più volte e chiama sul palco Riccardo Sinigallia, suo mentore, coautore dei testi di alcuni dei suoi brani più memorabili. Spiega come senza di lui la decima traccia del disco, “Sei bella davvero”, non sarebbe mai esistita; tra questo brano – dedicato ad una donna transgender – e “Mio padre era un comunista” il messaggio dell’autore, contro ogni forma di omofobia e fascismo, non può essere travisato. Durante il live in ogni caso ribadirà che chiunque non abbia compreso il tutto può anche uscire dal locale e andare a fanculo. Non può mancare il brano che tutti amano, con il quale molti hanno scoperto Francesco Motta: “La fine dei vent’anni”, epico e nostalgico per chi, come l’autore stesso, ha appena varcato la soglia dei trenta.

Il tour sta per finire, finirà esattamente il primo aprile all’Alcatraz di Milano e probabilmente non vedremo l’artista in giro per un po’: come lui stesso dice avrà bisogno di un periodo di riposo, in compagnia di un analista. Nel frattempo speriamo solamente che il suo prossimo disco – come affermato da Francesco Motta stesso – non sia davvero “La fine dei trent’anni”, in uscita nel 2026.


ABBIAMO PARLATO DI…

Motta
La fine dei vent’anni – Tour, 2017
MONK, Roma

Matteo Galdi

Matteo Galdi

Ho un brano adatto per ogni momento della giornata, ho ogni ricordo importante o periodo della mia vita legati ad una band o un disco. Suono il basso in una band metal, di quelle che fanno i riti satanici. Amo scrivere, amo la musica ed i concerti, amo l'arte in tutte le sue forme. Ad esempio infatti amo la carbonara ed il tiro a giro alla Del Piero.
Matteo Galdi

About Matteo Galdi

Ho un brano adatto per ogni momento della giornata, ho ogni ricordo importante o periodo della mia vita legati ad una band o un disco. Suono il basso in una band metal, di quelle che fanno i riti satanici. Amo scrivere, amo la musica ed i concerti, amo l’arte in tutte le sue forme. Ad esempio infatti amo la carbonara ed il tiro a giro alla Del Piero.

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