Motta: sotto la luna a Villa Ada

C’è un sole perfetto, ma lei vuole la luna. E allora diamogliela.

Accorgersi mentre ci si aggira nei pressi di Villa Ada in cerca di un parcheggio di aver forato una gomma della propria autovettura non è affatto una bella esperienza. La causa la quantità interminabile di macchine posteggiate negli anfratti più assurdi, direttamente proporzionale al numero di persone intenzionate ad assistere al concerto di Motta e Paolo Benvegnù. Purtroppo l’incidente non ci ha permesso di assistere alla performance di quest’ultimo, il cui opening act ha il compito di scaldare il pubblico. Cresce il rammarico per aver mancato l’occasione di ascoltare un artista imprescindibile nel panorama musicale italiano, icona e capostipite – nello specifico – del rock indipendente.

Quella del 25 Luglio a Villa Ada è una data annunciata a sorpresa da Motta, data che si va ad aggiungere all’incredibile serie di concerti tenuti per supportare il disco “La fine dei vent’anni”. Il cantautore toscano infatti, nelle ultime date di Marzo – tra le quali il doppio sold-out di Roma – aveva informato il pubblico presente circa un lungo periodo di stop: ad un lungo tour di oltre cento date sarebbe infatti necessariamente dovuta seguire una pausa per ricomporsi e comporre nuovo materiale.

E invece, grazie ad un meraviglioso cambio di programma eccolo ritornare sul palco, nella meravigliosa cornice che solo Villa Ada d’estate può regalare. Particolarità della romantica location è l’essere circoscritta dalle acque di un laghetto: il palco situato a ridosso di quella che a tutti gli effetti è una penisola. In estate si susseguono una serie impressionante di eventi tra concerti e festival (come appunto “Villa Ada Roma incontra il mondo, che ha permesso proprio il concerto in questione).

Sulle note percussive di “Se continuiamo a correre” ecco salire sul palco la band, mentre sullo sfondo si illumina ad intermittenza quello che sembra essere un meraviglioso pentacolo. Ma è solamente il logo dell’artista, composto da tre lettere/simboli incastrati tra loro: M-O-TT-A. Il carismatico cantautore è emozionato, non smette di salutare, ringraziare e baciare simbolicamente il pubblico mentre si sbraccia e si agita, nel suo perfetto quanto ormai caratteristico attillato outfit, nero monocolore.

Oltre ai testi, all’energia trasmessa dai musicisti che letteralmente impazziscono sul palco, punto di forza dei pezzi di Motta è la batteria, come le percussioni che lui stesso suona talvolta, nonché suo strumento principale nel breve ma intenso percorso intrapreso con i “Killing Jokers”. L’impianto del palco rende decisamente giustizia a questo strumento – fondamentale – del proprio sound, finalmente si può assistere ad un concerto i quali volumi, altissimi, sono permessi e tollerati (la location, proprio perché luogo isolato, lo consente). Qualcuno decide di godersi la musica addirittura da fuori, seduto sulle rive del laghetto. E pensare che i trascorsi ricordano di un impavido che decise di attraversarlo a nuoto (munito di materassino) per ascoltare Calcutta.

Tornando al live di Motta, “Sei bella davvero” è accompagnata dalla sempre attuale dedica ad una donna trasgender, come non mancano i ringraziamenti alla componente più importante della vita dell’artista: i genitori che lo hanno sempre accompagnato. Segue proprio “Mio padre era un comunista”, brano che Francesco dedica loro (il padre, che abbiamo avuto modo di conoscere nel video ufficiale di “Il tempo che passa la felicità). La setlist rimane invariata rispetto a quella del tour “La fine dei vent’anni tour” semplicemente perché non si tratta di un nuovo tour estivo, solo di una data eccezionale ed unica: l’unico ed ultimo concerto fino a quando di anni ne avrà trentuno, dice lui.

L’anima blues del cantautore emerge durante le cover dei Killing Jokers “Fango” e “Bestie”, come nella splendida malinconia della titletrack del disco, del tour. Anima blues e testi d’autore impregnati di intimità, Motta si mostra e ci mette la faccia, il volto, sebbene nascosto tra i capelli. Di nuovo c’è un violino, o meglio un violinista, che carica i brani di ulteriore pathos ed emotività, se possibile. Di diverso e diverso stavolta c’è l’atmosfera, il cielo aperto. “C’è un sole perfetto, ma lei vuole la luna”, e allora diamogliela.


ABBIAMO PARLATO DI…

Francesco Motta
Villa Ada, Roma
25 luglio 2017

Matteo Galdi

Matteo Galdi

Ho un brano adatto per ogni momento della giornata, ho ogni ricordo importante o periodo della mia vita legati ad una band o un disco. Suono il basso in una band metal, di quelle che fanno i riti satanici. Amo scrivere, amo la musica ed i concerti, amo l'arte in tutte le sue forme. Ad esempio infatti amo la carbonara ed il tiro a giro alla Del Piero.
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About Matteo Galdi

Ho un brano adatto per ogni momento della giornata, ho ogni ricordo importante o periodo della mia vita legati ad una band o un disco. Suono il basso in una band metal, di quelle che fanno i riti satanici. Amo scrivere, amo la musica ed i concerti, amo l’arte in tutte le sue forme. Ad esempio infatti amo la carbonara ed il tiro a giro alla Del Piero.

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