Un’istituzione che dura da 35 anni: i Megadeth tornano a Roma

  megadeth-rock-in-roma-2018-in-media-rex-headerLa band thrash metal (si) regala il concerto perfetto per festeggiare l’importante anniversario

È una notte di quasi mezza estate a Ciampino. Il crepuscolo, il cielo uggioso che promette pioggia ed una brezza fredda stanno ad indicare – per i più superstiziosi – che anche il meteo è in apprenzione circa ciò che potrà succedere. L’unica serata dedicata al metal dell’edizione 2019 dell’ormai punto di rifermento dei concerti estivi romani Rock In Roma è un concerto d’eccezione. Tornano nella capitale dopo sette lunghi anni i Megadeth e lo fanno in grande stile, festeggiando il proprio compleanno, il trentacinquesimo anniversario di carriera.

Ad affiancarli i Killswitch Engage, probabilmente una delle band creatrici, ad inizio anni 2000, della corrente metalcore. Tengono bene il palco grazie all’ottima presenza scenica dei singoli musicisti, scaldano il pubblico con un’ottima cover di “Holy Diver”, che entusiasma anche i non amanti del controverso genere, oltre a suonare brani storici della band come “In due time”. I KSE salutano e durante il cambio palco già l’adrenalina è alle stelle, basta un enorme telo nero che scivola lentamente dietro il set della batteria, il logo lo conoscono tutti, c’è scritto Megadeth.

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Un intro preregistrato, una voce rauca riecheggia minacciosa nelle casse del Rock in Roma, un messaggio di avvertimento per chiunque fosse in ascolto solo distrattamente. È Dave Mustaine, che sale insieme al resto della band sul palco, sulle note “Hangar 18”. È proprio dal celebre brano del 1990 che ha inizio il concerto, dall’opener che non nessuno si aspetterebbe ma che da un paio di anni circa ricopre proprio tale ruolo. Una partenza mozzafiato che lascia prevedere quanto avverrà in seguito: i Megadeth in splendida forma, un pubblico caldissimo e che ha occhi solo per loro, una setlist da “best & rare”. Ed infatti ecco la ballata da lacrime agli occhi, “In my darkest hour” è una piacevole sorpresa, ma ce ne saranno molte altre nel corso della serata. Anche i piccoli problemi legati al volume e bilanciamento di uscita dei vari strumenti vengono progressivamente risolti. I Megadeth sono classe ed eleganza cristalline sul palco, Kiko e Dave due maestri alle chitarre si lanciano in assoli con la pulizia di tecnica, la precisione ed espressività d’esecuzione che li contraddistinguono (e distinguono).

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Dietro le pelli l’ultimo arrivato alla corte di Mustaine, il belga Dirk Verbeuren non è esattamente un novello; ex Soilwork, batterista di Devin Townsend tra gli altri, non fa rimpiangere il compianto e storico Nick Menza, nè l’ultimo prima di lui Shawn Drover ed anzi pare in netta sintonia con il resto della band. Sicuramente si nota una forte intesa con Dave Ellefson. La sezione ritmica è impeccabile: furente e solida, molti brani live sembrano avere un piglio differente rispetto alle versioni in studio, sicuramente più aggressivo. Ora sono più comprensibili le recenti dichiarazioni di Mustaine, quando afferma che nel nuovo disco – in uscita entro la prima metà del 2019 – “Ci saranno parti aggressive come mai prima, con l’aggiunta di blast-beat”. Il frontman dei paladini del Thrash Metal continua a migliorarsi e rinnovarsi grazie all’innesto di nuovi brillanti musicisti. È ciò che avvenne con l’ingresso di Kiko Loureiro in pianta stabile prima dell’uscita di “Dystopia” e che sta accadendo nuovamente ora che può affidarsi ad un batterista come Dirk, che fino a poco tempo fa padroneggiava la tecnica necessaria per suonare generi decisamente più estremi.

Sul palco il quartetto è sorridente ed in stato di grazia, la voce di Mustaine è incredibilmente perfetta, probabilmente canta meglio stasera che negli anni ‘90, ai massimi storici. Per meglio ricreare le atmosfere del vecchio millennio, Dave Ellefson si erge solista in mezzo al palco facendo letteralmente tremare il parterre, cimentandosi in una spietata e cattivissima versione di “Dawn Patrol”: la strumentale è un altro piccolo regalo al pubblico. Sarebbe a questo punto un affronto non menzionare “Poison was the cure” e “Take No Prisoners” – entrambi di rara presenza in scaletta – presi anch’essi dalla pietra miliare “Rust In Piece”.

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Per ricordare a tutti che quest’anno la band compie esattamente trentacinque anni – tenendo presente che lo spettacolo è evento particolare e d’eccezione, perché celebrativo di tale traguardo – ecco una memorabile versione live di “Mechanix”. Il brano simbolo della creatività di Mustaine manda in visibilio il pubblico, il manifesto del thrash metal made in bay area tratto dal disco d’esordio “Killing is My Business… And Business Is Good!” è davvero la perla finale, prima del grande intramontabile capolavoro “Holy wars… The Punishment Due” che manda tutti a nanna. I principi del thrash metal dopo trentacinque anni non cambiano la propria essenza. Restano immutati l’animo nobile che li accompagna, il portamento che li identifica e l’eleganza che li circonda.

Matteo Galdi

Matteo Galdi

Ho un brano adatto per ogni momento della giornata, ho ogni ricordo importante legato ad una band o ad un disco. Il giorno della laurea mi sono presentato in completo, ma segretamente indossavo i calzini degli Iron Maiden. Suono il basso in una band satanica, pagana e splatter, anche se in fondo sono solo uno strafottente “prog snob”. Amo scrivere, sopratutto di musica, vivo di concerti. Apprezzo l’arte in tutte le sue forme. Proprio per questo amo la Carbonara ed il tiro a giro alla Del Piero.
Matteo Galdi

About Matteo Galdi

Ho un brano adatto per ogni momento della giornata, ho ogni ricordo importante legato ad una band o ad un disco. Il giorno della laurea mi sono presentato in completo, ma segretamente indossavo i calzini degli Iron Maiden. Suono il basso in una band satanica, pagana e splatter, anche se in fondo sono solo uno strafottente “prog snob”. Amo scrivere, sopratutto di musica, vivo di concerti. Apprezzo l’arte in tutte le sue forme. Proprio per questo amo la Carbonara ed il tiro a giro alla Del Piero.

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