Dischi Che Escono – 01/04/2019

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Dieci tra dischi e singoli da fare ascoltare alla vostra famiglia tradizionale (18/03/2019 – 31/03/2019)


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Jack Savoretti
Singing to Strangers

Musica d’autore, BMG

L’highlight
Vedrai Vedrai

Per chi apprezza
Le donne anziane

Scrivo di Savoretti solo adesso perché AOTY lo riportava in uscita in questa finestra temporale, quando in realtà questo disco è uscito il 15 marzo. Pazienza. A questo punto mi viene il dubbio che Singing to Strangers risalisse al 15 marzo, ma del 1969: Savoretti esteriorizza il suo amore per il cantautorato teatrale ed orchestrale (c’è anche una cover, bellissima, di Tenco) e tira fuori un disco di pop classicone quasi del tutto privo compromessi radiofonici. E pensare che questo qui si è presentato (pietosamente) sul palco dell’Ariston assieme agli Ex Otago: sembra la parabola esistenziale di chi ha provato senza successo a cuccare nelle serate Erasmus e poi ha capito quanto sia più facile farlo nelle case di riposo. – Riccardo Coppola


Achille Lauro, Bass Doms
C’Est la Vie

Boh, De Marinis

L’highlight
L’attesa

Per chi apprezza
La SNAI

Fossi un musicista (di professione o, quantomeno, serio) pagherei a peso d’oro la massiccia campagna denigratoria fatta da Striscia La Notizia dai giorni di Sanremo, manco fosse Shout At The Devil o Fuck Like A Beast degli Wasp nei ruspanti (senza Salvini) e sregolati anni ’80. E invece Achi’ nostro e compagno(a?) sprecano tutto questo divin pathos con una decente ma insipida ballata che sa tanto (troppo) di Marlena-torna-a-casa. Peccato, che Diavolo. Spero bene (anzi, lo pronostico, eddai) che la scarica di adrenalina stile Rolls Royce caricata da lasciarci a terra come i Doors sia tutta programmata nell’album in uscita la prossima settimana (restiamo in contatto) e questo sia un minuscolo antipasto che solletica solo la pancia. Altrimenti, niente. Di bolle tanto ne ho già perse tante. C’est la vie. – Giulio Beneventi


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Fast Animals and Slow Kids
Non potrei mai (Singolo)

Alternative Rock, Warner

L’highlight
L’arpeggino

Per chi apprezza
Pensare che anche Forse non è la felicità aveva due o tre pezzi del cazzo

Non so se mi rende più triste il pezzo dei FASK in sé, o Aimone e compagnia suonante che fanno gli spessi su Instagram suonando le rispettive parti separate manco avessero composto Back in Black. Io i FASK li ricordavo, mi si conceda l’esagerazione, deflagranti, incazzatissimi. Non potrei mai, che non ha chissà che melodia ma che non è neanche una ballad, dimostra i danni che può fare un passaggio a Warner con una produzione pulita pulita, morbida morbida. In una parola: insulsa. Fateli pogare poi i fan, su questa robetta. – Riccardo Coppola


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Rammstein
Deutschland (Singolo)

Industrial Metal, Universal

L’highlight
Il video. DIO MIO, il video.

Per chi apprezza
Mandare a cagare i webeti

Si è parlato tanto del video più che della canzone: secondo qualcuno, che poi è diventato, secondo molti, c’è una parte del videoclip di Deutschland pesantemente antisemita e in qualche modo inneggiante il nazismo. Ora, vorrei conoscere i nomi di ciascun mentecatto che ha visto dell’odio verso gli ebrei e dell’apologia al nazismo, perché in quel punto, dove i componenti della band sono vestiti con le divise a righe dei deportati e vengono impiccati, con tanto di Lindermann graffiato da una lacrima, c’è tutto, meno che antisemitismo. Piuttosto, c’è la presa di coscienza che quel nefando periodo è indelebilmente parte della storia della Germania, un periodo di cui vergognarsi, rattristarsi, ma da non dimenticare per non tornare sugli stessi errori. Cazzo, non ci vuole una laurea, solo della vaga attenzione che superi quella dei 15 secondi da storia Instagram. Ah, comuqnue il Doutschland come brano in sé non è male ed è smaccatamente pensato per il contesto live (immaginate 60.000 persone che urlano all’unisono Deutschland: viene duro solo a pensarci). – Andrea Mariano


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Devin Townsend
Empath

Progressive Metal, InsideOut

L’highlight
Spirits will Collide

Per chi apprezza
O’ Fortuna

Disco epico, anzi no, corale. Perché si regge su migliaia di sovrapposizioni e contiene anche un contributo di Chad Kroeger. Townsend è sempre una garanzia. Forse per questo non stupisce, anche perché, se vogliamo essere proprio sinceri, non ci sono picchi immensi (per i livelli townsendani, s’intende). Ovviamente è al di sopra della media dell’80% che è uscito negli ultimi tempi in ambito rock e metal, e questo basta. – Andrea Mariano


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American Football
American Football (3)

Midwest Emo, Polyvynil, Big Scary Monsters

L’highlight
I Can’t Feel You, Doom in Full Bloom

Per chi apprezza
I ricordi delle vite passate

Un nome un programma… E invece no. Non parlerò di sport, no no, ma penso ci foste arrivati tutti fin qui. Dunque, ora mettiamo da parte anche le battute vecchie e scontate… Lancio un appello a tutti coloro che hanno ascoltato il disco: ma che genere è? Quello che ho messo io suona così antidiluviano da farmi ridere. Peccato… Ma non saprei davvero come etichettare quest’album (dal nome così fantasioso), perché siamo di fronte ad un diamante, piuttosto che un disco. Eh sì, paroloni, ma è la verità. Mike Kinsella dà il meglio di sé in tutte 8 le tracce, tanto da essermi riuscito a far emozionare come un bambino. C’è tutto. Tutto quello che serve per far funzionare un lavoro intrinseco di emozioni come questo. Ogni strumento è nel posto giusto, ogni melodia funziona e c’è un’orchestra leggera che dà un grande appoggio dove richiesto, annidandosi tra nostalgici arpeggi di chitarra in modo naturale e leggiadro. Ci sono Hayley Williams e Rachel Goswell (!) tra gli ospiti e che danno il loro contributo nel rendere una meraviglia quest’album. Non c’è un attimo che non mi abbia scaldato il cuore, tanto da essere arrivato al finale sciolto. Cotto. le E lo dico io, che trovo il loro primo album un tantino troppo elogiato. Ma qui si parla di un’esperienza mistica, un viaggio in sé stessi… O alla ricerca di sé stessi. O forse sono solo io che ho il cervello che funziona male… Ma questo è, insomma! Capolavoro – Jacopo Morosini


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Feeder
Fear of Flying (Singolo)

Pop Rock, Believe

L’highlight
Gli uooo uooo, come sempre

Per chi apprezza
Pensare che anche All bright electric aveva due o tre pezzi del cazzo

La ciclicità dei feeder è da manuale: un disco un po’ più morbido, qualche evasione cantautorale; poi un paio di annunci di ritorno alle basi e via di pop punk più diretto e innocuo, quasi da Buck Rogers. Il fatto è che buck Rogers usciva a fine anni 90 e i feeder adesso di anni ne hanno 50. Fear of flying è anche caruccia, per carità, ma ha la freschezza, e la capacità di spostare gli equilibri, di un video divertente mandato su Instagram da un parente attempato. – Riccardo Coppola


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UNKLE
The Road Part II

Elettronica, Songs for the Def

L’highlight
The Other Side

Per chi apprezza
L'”elettronica” concettuale

Ellis ha definito questo sesta uscita del progetto UNKLE come un mixtape e bisognerebbe chiedergli quale sia la sua definizione di tale concetto: The Road pt. 2 si articola infatti in 22 tracce – di cui una manciata di intermezzi – che coinvolgono una quantità di ospiti da nazionale cantanti in quello che è a tutti gli effetti un glorioso concept. Un disco ancora più suonato del solito che vede i suoi highlight nel blaterare di Mark Lanegan, nei toni acutissimi di Keaton Henson e in quelli bassissimi di Tom Smith, che si stagliano sopra un solido background di chitarre in costante delay ed elettroniche da colonna sonora di David Lynch. Un’ora e venti gratificante quanto estenuante. – Riccardo Coppola


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The Mute Gods
Ahteists and Believers

Progressive, InsideOut

L’highlight
I riff di Envy The Dead che plagiano Carry On Wayward Sons

Per chi apprezza
(Non) farsi infastidire da voci fastidiose

A me viene veramente difficile da dire, perché Nick Beggs è prima di tutto un personaggio simpaticissimo e sostanzialmente fuori di testa, e poi anche uno dei bassisti più preparati della scena prog corrente. I primi due album dei suoi Mute Gods, però, sono riuscito a sentirli fino alla fine soltanto dopo sforzi sovrumani e solo ed esclusivamente per rispetto nei confronti suoi e delle sue treccine senza senso. Questa terza uscita “Atheist and Believers” non fa eccezione, ed è funestata da tutte le magagne delle precedenti: un effetto nostalgia per 20-30 anni fa che si traduce in cacofonie di tastiere che sembrano tirate fuori da una colonna sonora fan-made di Ritorno al Futuro 2; una freddezza e una scolasticità agghiacciante anche nei momenti che nelle intenzioni dovrebbero essere i più toccanti (tipo “The House Where Love Once Lived”); le linee vocali, che per non fare troppi giri di parole e mantenere comunque una certa delicatezza mi limito a definire “inadeguate”. Beggs probabilmente, e mi duole dirlo, farebbe bene a limitarsi a suonare. – Riccardo Coppola


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Zeal & Ardor
Live in London

Blues Metal, Manuel Gagneux

L’highlight
Gravedigger’s Chant

Per chi apprezza
Giocare col demonio, e vincere.

Avevo già incontrato Zeal & Ardor un anno fa, se non erro. Tirò fuori un album dalle sfumature black metal atipiche. Non è metal canonico, ma è black, in qualche modo. E anche lui è black. Poi ti tira fuori un live lungo, lunghissimo, editato il minimo indispensabile e una canzone capolavoro quale Gravedigger’s Chant, dove butta l’anima blues in un contesto completamente inappropriato. Ed è fottutamente perfetto, un’armonia incredibile, anche quando poi parte Children’s Summon che è un Sabbah lancinante e angosciante. Deve per forza aver fatto un patto col demonio. Per forza. Bel live, tendenzialmente godibile. Buon punto di partenza per scoprire Zeal & Ardor. – Andrea Mariano


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Periphery
Periphery IV: Hail Stan

Progressive Metal, Sumerian Records

L’highlight
Blood Eagle

Per chi apprezza
Le esclusive

Ho ascoltato in anteprima il nuovo disco, anzi discone della band più importante nel panorama prog/djent, la band più amata e piu odiata (Spencer Sotelo *coff*) del genere. Bando alle ciance, passiamo all’analisi pezzo per pezzo.

1. Reptile: non disponibile nel tuo paese
2. Blood Eagle: già ne ho parlato
3. CHVRCH BVRNER: non disponibile nel tuo paese
4. Garden in the Bones: meh
5. It’s Only Smiles: non disponibile nel tuo paese
6. Follow Your Ghost: non disponibile nel tuo paese
7. Crush: non disponibile nel tuo paese
8. Sentient Glow: non disponibile nel tuo paese
9. Satellites: non disponibile nel tuo paese

Conclusioni: ktm – Michele Luca Ritrovato

Il Branco

Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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