Dischi Che Escono – 02/07/2017

Dieci dischi da gustare assieme al Fior di Fragola per fare inorgoglire Saviano. (25/06/2017 – 01/07/2017)


Cellar Darling
This is The Sound

Folk Metal, Nuclear Blast

L’highlight
Black Moon

Per chi apprezza
Il metal più radiofonico e le sonorità folk di tempi lontani

Della signorina Anna Murphy conservo un ricordo piuttosto nitido: un’imbarazzante versione in italiano di un pezzo degli Eluveitie, folk metal band svizzera di discreto successo. Mentre scrivo queste righe mi rendo conto che qualcosa dev’essere andato storto con il gruppo in questione; d’altronde quando ti mettono a cantare una roba come “Il richiamo dei monti, uuuh-uuuh” rischi seriamente di passare per la versione alpinista e metallara della Pausini. La Murphy, che evidentemente conserva una certa dignità e un briciolo di sale in zucca, si è messa in proprio e ha dato vita ai Cellar Darling (dal nome del suo primo album solista), senza distaccarsi troppo dalle sonorità degli Eluvietie, ma facendo leva su uno spirito rock/metal più moderno ed un gusto per la melodia un po’ ancestrale che mette al centro dell’attenzione la sua bella voce. Un po’ come se gli Evanescence dei tempi d’oro si mettessero a flirtare con l’epicità del metal nordeuropeo, con risultati più che apprezzabili (“Avalanche”, “Black Moon” o la cinematografica “Six Days”). Anna – ricordiamolo – suona anche la ghironda, uno strumento poco usato nella musica contemporanea che è davvero un gran bel sentire. Finalmente una ventata d’aria fresca. – Marco Belafatti


Rino Gaetano
Aida [Legacy Edition]

Cantautorato, Rca/Sony

L’highlight
Aida – Gianluca Grignani

Per chi apprezza
La costituente, la democrazia e chi ce l’ha

Sempre a festeggiare le ricorrenze dei big pallemosce internazionali in pensione col solito vitalizio strappato con due hit polverose messe in croce. Fermiamoci per una volta tanto ad apprezzare il tributo ad un rarissimo esempio di Artista della nostra storia tricolore. E dai, che “Aida”, quel terzo dei Sei che consacrava definitivamente Gaetano dopo l’affermata poesia e anima (ah, cercare l’aaaanima…) di “Mio Fratello E’ Figlio Unico”, compie oggi la bellezza di 40 anni e viene perciò ristampato in dignitoso formato doppio cd e vinile con singolo in pasta colorata. Oltre alle nove storiche tracce rimasterizzate in 192 KHz, sono aggiunte una schiera di onesti omaggi in cui si distinguono positivamente (e sorprendentemente) la rivisitazione ubriachella di Grignani e, negativamente (e non sorprendentemente), la solita badilata al sapor di Alcover di Tricarico che tenta senza successo di sabotar il tutto. Buona qualità, ottimi i bonus. Addizionate vari estratti dal vivo del buon Rino insieme ai Crash, la storica cover di Cocciante del 1981 coi New Perigeo (registrata al Q Concert assieme al cantautore crotonese un mese prima della sua morte) e possiamo dirlo tranquillamente à la PFM: “E’ festa”. – Giulio Beneventi


Calvin Harris
Funk Way Bounces Vol.1

Funk, Columbia Records

L’highlight
Holiday

Per chi apprezza
La buona compagnia

Calvin Harris è decisamente fuori dalle mie usuali sonorità, ma quando ci si imbatte in un contagioso sound funky, tutto passa in secondo piano. Perché alla fine non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace. Come poter giudicare male dunque un album che ti infonde la voglia di ballare dalla prima all’ultima nota? Una produzione con tracce easy-listening, adatte ad un vasto genere di pubblico: dall’ascoltatore occasionale al fidelizzato di Calvin Harris. Quella di “Funk Way Bounces Vol.1” è una produzione di classe, con numerose partecipazioni esterne che rendono un unicum ciascun brano: Frank Ocean, Ariana Grande, Snoop Dogg, Nicki Minaj, Katy Perry, Pharrell Williams e chi più ne ha, più ne metta. Si tratta di un lavoro da ascoltare su una sdraio a bordo piscina, con in mano un cocktail e dell’immancabile buona compagnia, così da rendere memorabile un’ora della vostra afosa estate fatta di tutto, meno che di relax. Decisamente Funky. – Francesco Benvenuto


LatenzaZero
Be Free Tomorrow

Elettronica, Audioglobe

L’highlight
Unknown Series

Per chi apprezza
La stanchezza

Ho sempre sostenuto che ci sono due tipologie di elettronica: quella estiva, e quella diversamente estiva. C’è quella da ballare nelle spiagge, e quella da ascoltare mentre si sta tornando in macchina, con troppo buio e troppa autostrada davanti, per provare l’ebbrezza della sfida ai colpi di sonno. I teramani LatenzaZero, arrivati con Be Free Tomorrow alla terza uscita discografica, offrono proprio quella commistione di chill-out, darkwave e trip-hop che si mostra ideale per la seconda delle precedenti esigenze. Atmosfere plumbee, episodici ma gustosi tocchi alla chitarra elettrica e comparsate vocali dal gusto lounge (ad opera della guest Marianna D’amario) arricchiscono un album che -malgrado qualche momento in cui l’ispirazione sembra venir meno, specialmente alla metà- sa indubbiamente ammaliare. – Riccardo Coppola


Bob Marley & The Wailers
Exodus 40

Raggae, Island

L’highlight
Turn Your Light Down Low

Per chi apprezza
Le vibrazoni rastaman eterne

Exodus è uno di quegli album essenziali, sia per la storia della musica che per la cultura rastafari. L’album del XX secolo, disse la rivista Time. Di sicuro, un disco coraggioso come pochi, a livello storico e personale, in risposta ai tentativi di assassinio, alle faide razziali, all’odio in generale. Di un misticismo poderoso, che ancora oggi, a quarant’anni esatti da quello storico giugno, si avverte in tutta la sua genuina pienezza ad ogni ascolto. In qualche magico modo, esso permea anche questa terza ristampa del classico, ora in elegante formato deluxe in 4 LP, in cui brilla la riedizione del primogenito di Bob e Rita, Ziggy Marley (The Movement Continues). Certo, si tratta di piccole nuove sfaccettature, nulla di trascendentale. Ma già quei vocali da freschissima outtake in “One Love” e quel pregevole tappeto sonoro R n’B di “Turn Your Light Down Low” possono valere la spesa. – Giulio Beneventi


Gue Pequeno
Gentleman

Rap, Universal

L’highlight
T’apposto

Per chi apprezza
Quello che non apprezzo io

Gioco a carte scoperte: da quando scrivo per IMR, non so per qual motivo, mi sono sempre voluto accollare gente che rappa. Così, per allargare le mie vedute, e delle volte mi sono sorpreso della qualità proposta. Gue Pequeno e il suo occhietto vispo oscilla tra il radiofonico facile (Milionario) e roba più “gangsta”, anche se non è il termine esatto. Fatto sta che per chi piace il genere questo Gentleman può strappare più di qualche soddisfazione (e anche qualche tanga). Il tutto sotto il vigile e vispo sguardo di Gue. Io continuo a essere un po’ disorientato, ma alla fine non ho ancora cercato un angolo per vomitare, quindi posso ritenermi soddisfatto. – Andrea Mariano


Shearwater
The Sky Is A Blank Screen

Indie Rock, Autoproduzione

L’highlight
Filaments

Per chi apprezza
La protesta composta

Non mi ero però mai posto il problema di quanto interessanti potessero sembrare gli Shearwater in occasioni dal vivo, essendo stato tendenzialmente molto lontano dalle loro apparizioni recenti. Eppure questo live registrato lo scorso anno -che immortala il tour promozionale dell’ultimo album Jetplane and Oxbow- è di quelli che solleticano interesse per l’acquisto di biglietti. L’energia è simile a quella delle controparti studio (poca, quindi) ma il tutto è ben suonato, ben amalgamato, pulitissimo: un indie rock a molteplici strumenti, che lascia affiorare saltuariamente il suo retaggio folk/acustico e che sa anche prodursi in prolungate cavalcate più “combat” (il pur compassato Meiburg è da sempre, e senza mai nasconderlo, un accesissimo attivista). Da appuntare in agenda alla voce “band per vedere le quali percorrere anche qualche chilometro”. Non troppi chilometri. Qualche. – Riccardo Coppola


Stone Sour
Hydrograd

Alternative Rock, Roadrunner

L’highlight
Somebody Stole My Eyes

Per chi apprezza
Whoopie Goldberg

Ma cos’è? C’è forse qualche grave virus poppizzante in giro? Bisogna far fare il vaccino anche alle band? Ormai sembra che tutti abbiano dimenticato il significato di aggressività. Il nuovo album degli Stone Sour sembra proprio uno di quei centrifugati che fanno tanto tendenza negli ultimi tempi. Si passa da un sound tipicamente alternative-metal, marchio di fabbrica della band capitanata da Corey Taylor, fino ad arrivare ad giro di chitarre che neanche in chiesa alla domenica sarebbero in grado di riproporre meglio; tant’è che il brano “St.Marie” potrebbe far benissimo parte della colonna sonora di Sister Act. Quindici brani, molti dei quali superano abbondantemente i 4 minuti di durata, che si dividono facilmente in due gruppi: quelli discreti e quelli inutili. Va bene dover tirar fuori un album di tanto in tanto, ma se per farlo bisogna ricorrere a degli scarti, tanto vale attendere tempi migliori e più prolifici. Evitabile. – Francesco Benvenuto


Washed Out
Feel Something

Dream Pop, Stones Throw

L’highlight
Hard to Say Goodbye

Per chi apprezza
I viaggi lisergici e tranquilli

Ve lo dico: fa caldo. Il ventilatore fa quel che può, ma alla fine è un po’ come dirottare a destra e sinistra un lanciafiamme. Ergo, il sottoscritto sta patendo. E grazie ai Washed Out sta avendo visioni mistiche tra la bellezza impossibile e il grottesco inverecondo. Praticamente gli effetti dell’LSD, ma reversibili. La bellezza è in ciò che non si capisce fino in fondo, ma si apprezza nelle viscere. Il grottesco è comprendere comunque che nel pieno delle proprie facoltà mentali Mister Mellow non l’avrei cercato nemmeno per sbaglio. E mi sarei perso un’esperienza lisergica, caldo o non caldo. La cosa meravigliosa è che i 12 brani sono praticamente un continuo, non vi è un’interruzione tra una canzone e l’altra. Un viaggio lisergico sulla a 14, dove voi correte con la vostra Peugeot 205 senza aria condizionata sopra i tettucci dei Cayenne e degli X5. E siete sereni, senza sapere il perché. – Andrea Mariano


YES/SE:F
Prima del sonno

Elettropop, Dancetool/Believe Music

L’highlight
Mine vaganti

Per chi apprezza
Lo spleen elettronico

C’è da qualche decennio chi combatte la lotta del convincerci tutti che anche l’elettronica può avere dei sentimenti: la new wave è un’onda lunga che, non avendoci ancora fatto convinti, continua sempre a lambirci con nuovi elaborati saggi di malinconia. Tra i nuovi araldi di questo messaggio ci sono gli YES/SE:F, un progetto all’esordio nato a Palermo nel 2015, che se sonoramente pare condividere qualcosa con realtà synth meglio radicate nel nord italia (su tutti, ci sono somiglianze con i Joycut) si fa anche specchio di una scena ambient-sintetica isolana poi non così irrilevante. È un sound densissimo e compatto, che si concede vaghe contaminazioni acustiche (e anche qualcuna di chitarra elettrica, sul finale) ma che si mantiene sempre pulsante e post-industriale, con sparute sonorità su frequenze molto alte che stemperano, ottimisticamente, liriche e interpretazioni vocali sempre fortemente nostalgiche. Citazioni cinematografiche colte sul finale. – Riccardo Coppola

Il Branco

Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
Il Branco

About Il Branco

Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *