Dischi Che Escono – 04/03/2019

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Dieci tra singoli e album che avete sicuramente ascoltato mentre eravate in fila alle primarie del PD (26/02/2019 – 03/03/2019)


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Takagi & Ketra feat. Tommaso Paradiso, Calcutta e Jovanotti
La Luna e la Gatta (Singolo)

Indie, Sony

L’highlight
Le barbe

Per chi apprezza
Le cafonate

Sarà che sono di buon umore, sarà che (urca tirulero) oggi splende il sole e sembra di essere già ad una festicciola di maggio, sarà che questa canzoncina è la (cornu)copia del mix di Instant Karma e The Importance of Being Idle, ma la nuova hit del trio di maestri italiani nella nobile arte dell’impregnare la barba di birra e di fregna mi convince. E pure appieno. Sì, lo dico al volo, senza particolari indugi, mentre sento il cuore a mille: attenzione attenzione, udite udite, già ai primi di marzo rischiamo di avere un (papabile) tormentone estivo per una volta incredibilmente decente. Certo, è musica usa-e-getta. Claro, Jova Bildeberg è fempre meglio fe doppiato da Zalone. E Calculo -ehm, Calcutta- non cita neanche una città, purtroppo (è arrivato direttamente a Orione a questo giro). Ma quel fischio tanto malinconico quanto romantico che Savoretti levati proprio mi ha fatto davvero emozionare (bagnare), quasi avessi rivisto Tommy P. coi pesi in mano, nel suo modo di richiamare la santissima Trinità (quella budspenceriana, che avete capito). Insomma, che ve lo dico a fare, ragazzi. Tanta roba. Roba onesta nel suo essere spassoso. Azzardando un sunto, come direbbe il vate De Sica, è nel suo complesso ‘na cafonata. Oh, ma a me… me piasce. – Giulio Beneventi


Hozier
Wasteland, Baby!

Indie/Alternative, Rubyworks Limited

L’highlight
Shrike

Per chi apprezza
Ciò che rimane di Take me to Church

Hozier sembra volesse farsi desidera molto visti i quattro anni d’attesa per la pubblicazione di questo nuovo Wasteland, Baby!. Probabilmente l’aver campato di rendita con i diritti di Take Me to Church gli ha permesso di prendersela con calma, estrema calma. Di certo c’è che in un periodo di mimesi eccessiva, l’irlandese capellone riesce a distinguersi grazie al suo profondo suono soul tutto acustico. Riff degni di nota ce ne sono molti in questo lavoro che segna il suo definitivo ritorno sulle scene: particolarmente interessante è quello di Shrike. Da notare è la, seppur piccola, parte corale all’interno di To Noise Making (Sing): così come cerca di raccontare il titolo è un tutto un meccanismo ben congegnato di fare il classico rumore musicale. Bello, apprezzabile, inaspettato. Un album che probabilmente esalterà pochi, ma che ha momenti di elevata qualità. Un’attesa ben ripagata, nonostante l’eccessiva presenza di parti smielate: che palle l’amore, cacciate fuori un po’ di odio. – Francesco Benvenuto


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Tom Walker
What a Time to be Alive

Pop/Indie Rock, Relentless Records

L’highlight
Dominoes

Per chi apprezza
Gli zuccotti

Prima di iniziare la recensione dell’album d’esordio di Tom Walker, decido di fare un giro su google immagini per scoprire che in 5/10 immagini il cantautore porta uno zuccotto, sempre diverso tralaltro. Per dire qualche parola su What a Time to be Alive credo sia invece opportuno tornare a parlare di musica e non di cappelli. Si tratta del classico pop che tanto va di moda oggigiorno nei paesi d’oltremanica, quelli che hanno visto la nascita e la crescita musicale di Ed Sheeran. Dopo il duetto con Marco Mengoni, riproposto anche al recente Festival di Sanremo, Tom Walker si prende il suo spazio raccontando momenti di vita passata. Blessings parla di quando in tasca mancava il soldo e l’angoscia di non riuscire a farcela ti assale; Blessing racconta di momenti bui affossati nell’alcool, andando alla continua ricerca di una benedizione. Tom Walker segue quindi la strada già battuta da tanti altri artisti, presentando un pop in chiave maschile di quello della inarrivabile Adele. What a Time to be Alive si ascolta con piacere e pertanto vi invito a farlo. – Francesco Benvenuto


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Canova
Vivi per sempre

ItPop, Maciste

L’highlight
Gli Ex Otago

Per chi apprezza
Dire che gli Ex Otago sono poco porcelloni

Su un qualche sito ho letto che una delle presunte caratteristiche dei Canova sarebbe quella di avere “potenti chitarre elettriche”, e che erano appena tornati con un nuovo disco con un cane bruttissimo sulla copertina. Mi sono precipitato a catalogare i FASK nello scaffale death metal e mi sono buttato nelle sole 9 tracce di questo “Vivi Per Sempre”, che non mi è chiaro se è un augurio per me (in tal caso grazie) o un colpo di boria loro (in tal caso fly down raga). I Canova hanno tutt’oggi una cifra stilistica ovviamente del tutto impersonale e smarrita nel magma del loro genere – e vanne a trovare uno che non sia così, sotto Maciste – ma qualche movimento è stato fatto effettivamente fatto, nelle prime tre tracce per lo più, verso un road rock in versione italiana, e con le vocali apertissime, dei War On Drugs: in tal senso né Domenicamara né Ramen sono dei cattivi pezzi. La seconda metà dell’album sprofonda però nella comfort zone del sembrare gli Ex Otago un po’ più birbantelli, vizietto che i Canova (ricordate Threesome?) non riescono assolutamente a perdere: tocchi di sessualità a grana grossissima buttati PER FORZA in testi per il resto parecchio banali. A sto giro c’è la groupie a cui togliere il reggiseno, che poi cazzo siete gli Stones; e poi la masturbazione femminile, immagine immancabile per ogni album pop-it che si rispetti. Come sempre, come per gran parte dei loro cuggini, non è né un sì né un no ma un sonoro boh. – Riccardo Coppola


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Eugenio in via di gioia
Natura Viva

ItPop, Universal

L’highlight
Altrove

Per chi apprezza
I mali minori

Questi qui sono tra quelli che ce l’hanno fatta, e ad urlarlo è il nome della label che li pubblica: non Bomba, non Maciste, ma Universal. Per certi versi gli Eugenii sono praticamente gli Alt-J tradotti in italiano, in termini sia di sonorità (glitchy, elettroniche, forzosamente strane), che di rischio che una traccia sia una bella cavalcata malinconica dalle sonorità folk quanto la successiva sia un picco di imbecillità senza paragoni (tipo i colpi di tosse sulla traccia 2). Gli EIVDG però hanno una innegabile cura negli arrangiamenti, e la capacità quasi unica di tirare la testa oltre la siepe in cui sono chiusi tutti i loro simili. Stucchevoli come poco altro, ma a loro modo ad anni luce di distanza da tanti altri. Ed alla fine è solo il primo album. – Riccardo Coppola


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Weezer
Weezer (The Black Album)

Musica per bambini, Warner Music Company

L’highlight
con molta fantasia Too Many Thoughts in My Head (la meno peggio)

Per chi apprezza
Il masochismo

Wow, wow, wow. Lo stupore che sto provando in questo momento è direttamente proporzionale alla decenza di quest’album. Quindi zero. Sì, mi dispiace (ma nemmeno troppo, in realtà) dire che i Weezer sono ufficialmente morti. Per la quarta volta? Come minimo… Ecco perché lo stupore non è troppo. Per carità, questo Black Album non fa così TANTO schifo e, di certo, non è che potevamo pretendere chissà quanto dai Weezer, manco a dire che io ci sia rimasto deluso. Tutto sommato si lascia ascoltare. Però vogliamo dirlo che sembra uscito dal… 2013? Dieci canzoni talmente banali da far sembrare i loro ultimi lavori musica d’avanguardia. Elettronica gettata in mezzo a questo marasma senza criterio, canzonette che starebbero bene solo in una festa delle scuole elementari e delle vocals abbastanza irritanti. Sapete cosa? Questo disco non è del tutto da scartare: avete figli, nipoti, cugini o fratelli tra i 10 e i 13 anni che passano le giornate giocando a Fortnite o Minecraft? Fateglielo ascoltare. Sono sicuro ne andranno matti. E no, giuro che nessuno mi pagherà per aver nominato quella roba. – Jacopo Morosini


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Jonas Brothers
Sucker (Singolo)

Pop, Jonas Brothers Recording

L’highlight
In attesa di responso

Per chi apprezza
Essere d’aiuto per il prossimo

Oggi mi sento in vena di essere socialmente utile. È solo e soltanto per questo nobile intento che, dopo un caffettino depurativo, ho contattato di buon’ora la Crusca e suggerito ai professoroni il termine ancora inspiegabilmente vuoto di “frociata”, allegando pure una papabile definizione. Vi metto in copia conoscenza: “s. f. – der. da frocio. Comportamento incline alla checcaggine più petalosa, da tenere ben distinta dall’onorevole omosessualità, che trova il suo massimo livello espressivo in campo musicale, e più specificatamente nell’ascolto del nuovo singolo dei fratelli Jonas, caratterizzato da accompagnamento da festino da Culture Club e ritmo a battiti di mano che sembrano tanti schiaffetti di pene sulla guancia.” Resto in attesa di un cortese riscontro. Prego anche questa volta, società. – Giulio Beneventi


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Tim Bowness
Flowers At The Scene

Progressive Rock, InsideOut

L’highlight
I Go Deeper

Per chi apprezza
I narcotici

Cito testualmente il commento a caldo di un mio conoscente, anche lui fanatico del progressive in svariate sfumature, riguardo l’ultimo energetico lavoro del buon Tim: “Bowness potrebbe cantare di quando il vicino di casa stuprò sua madre con un pugnale bollente ed arrugginito o di quando, dopo che la sua squadra vinse la Champions, passò una notte a scoparsi Miss universo in uno chalet a Cortina e lo farebbe con la stessa voce ed espressione”. Nulla da aggiungere, se non che Not Married Anymore è una discreta buonanotte, e l’assolo di I Go Deeper è di grandissimo pregio. – Riccardo Coppola


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In Flames
I, the Mask

Metalcore, Nuclear Blast

L’highlight
I am above

Per chi apprezza
Il metalcore e chi non conosce la band da prima del 2004.

I paragoni ed i pregiudizi che scaturiscono impietosi da un confronto con il passato possono essere qualcosa di terribilmente odioso. Soprattutto nel metal. In particolare per quella che fu un tempo la migliore band melodic death metal. Per questo mi limiterò a commentare il discreto lavoro degli In Flames, “I, the Mask”. Un buon disco dalle tinte metalcore e molto melodico, una buona dose di harsh vocal da parte di ed i ritornelli leggermente mielosi, semplici da cantare, leggermente stucchevoli ma orecchiabili. Le due ormai collaudate asce svedesi che compiono un buon lavoro in fase di stesura. Non sono pochi infatti i riff (rigorosamente armonizzati) e gli assoli degni di nota, dalla opener “Voices” al singolo “I Am Above”.
Pacchianata incredibile rimangono le ballad, sulle quali le band moderne provano ad insistere, mettendosi invece clamorosamente i bastoni tra le ruote.
Ora, stavo scherzando, un paragone impietoso va fatto, altrimenti che gusto c’è: possibile che si debba parlare così della stessa band che negli anni ’90 ha sfornato dischi come “The Jester Race” e “Colony”? Peggio per voi, metalc***i di m**a. – Matteo Galdi


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Queensryche
The Verdict

Prog Metal, Queensryche Holdings / Century Media Records

L’highlight
Bent

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La sindrome post-portnoy

Geoff Tate continua ad andare per la sua strada, impantanato in quel capolavoro di “Operation: Mindcrime” da cui non riesce a uscire. I suoi ex compagni, invece, cavalcano (più o meno) allegramente per la loro strada, scrivendo un verdetto inattaccabile: ottima musica che nessuno si filerà più di tanto. Perché come i Dream Theater hanno subito un crollo d’immagine con l’uscita/espulsione di Mike Portnoy, così i Queensryche, che già non navigavano in ottime acque, hanno subito un contraccolpo con l’uscita/espulsione di Tate (con tanto di cause giudiziarie per la proprietà del nome). Le due band hanno tuttavia una cosa in comune: piano piano, poco a poco, continuano a sfornare album gradevoli, se non addirittura piccole gemme inaspettate e insperate. Che in pochi ascolteranno. Vabbé, meglio di niente. – Andrea Mariano


Il Branco

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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