Dischi Che Escono – 07/04/2018

Nove album, un singolo e nessun governo (25/03/2018 – 07/04/2018)

Kylie Minogue
Golden

Pop dance, BMG

L’highlight
A Lifetime to Repair

Per chi apprezza
Le bionde tascabili

Dovevo scegliere tra Gue Pequeno e Kylie Minogue. Dovevo scegliere tra uno che sbaglia e realizza una diretta Instagram di una sua pugnetta e un piccolo gioiello biondo tascabile. Sono putrido dentro, ma ho un limite anche io. Ho scelto Kylie, ho scelto la luce. Ho scelto la bellezza, nella rassicurante idea che, qualora il disco si confermasse una ciofeca disumana, almeno copertina e booklet avrebbero di certo rasserenato il mio animo. Alla fine della fiera Golden soddisfa su entrambi i fronti, tra il country contaminato di “Dancing” ad arpeggi pop discreti e orecchiabili, tanto che sembra essere tornati a “Thorn” di Natalie Imbruglia (che annata il 1998). Certo, qualche tamarrata verrà apprezzata da pochi, come “Golden”, musicalmente uscita dai Venga Boys più svogliati e con la cassa dritta rotta. Questa roba qui si ballerà in spiaggia, davanti a un falò e una Peroni in mano, puntando la ragazza che sorride e si diverte, magari anche piccolina e bionda, avvicinandoci a lei per poi allontanarci come dei perfetti pirla non appena il suo ragazzo l’abbraccerà e l’abbraccerà mentre con una mano brandisce una Corona Extra con lime nel collo della bottiglia. Ma noi avremo Kylie in sottofondo. E Gue Pequeno come maestro. – Andrea Mariano


The Vaccines
Combat Sports

Surf Rock, Sony

L’highlight
Maybe (Luck of the Draw)

Per chi apprezza
Roberto Burioni, medico

Per anni, per qualche motivo, ho associato i Vaccines ai Drums riversando ingiustamente sui primi il legittimo odio per quell’abominevole aborto sonico che sono i secondi. Combat Sports è per me il disco della riconciliazione, oltre che probabilmente l’opera più valida e concreta che la band del buon Justin Young ha prodotto dall’esordio, risalente all’ormai lontano 2011. Saranno forse quelle leccate di tastiera dal sapore violentemente ottantiano, che contribuiscono a scongiurare quel rischio di sfociare nel più irrecuperabile ridicolo che l’indie venato di surf rock corre quasi per definizione. O sarà probabilmente che i Vaccines causeranno anche l’autismo e tante altre brutte cose, ma nella loro innegabile vacuità non riescono a tirar fuori un pezzo che non diverta almeno un po’. Un disco innocuo, primaverile e scanzonato: in fondo è roba che ogni tanto fa comodo a chiunque. – Riccardo Coppola


Desperate Journalist
It Gets Better

Post punk, Fierce Panda

L’highlight
Incandescent

Per chi apprezza
Essere fracico d’amore

“Calmati, calmati, calmati” (cit.) E’ solo un extended play. Vero, devo calmarmi. Ma la passione mi fa tremare i polsi, non ci posso far nulla. Mi ero già espresso più volte sulla bellezza musicale del secondo album dei britannici Desperate Journalist uscito la scorsa primavera, oggi torno a sottolineare la fondatezza delle mie affermazioni (una volta tanto) con la bontà genuina di cinque nuove tracce che percorrono lo stesso ardente sentiero pop in costante crescita ed aggiungono una piacevole venatura intimistica. Che dire, vado matto per questo miscuglio di delicatezza e potenza impregnato di Cure, Siouxsie e Morrissey e Marr. E vado matto per Jo Bevan, ormai non posso più negarlo. Talmente tanto che il lieve calo di intensità sulla conclusiva “The Bomb” nemmeno mi tange. Eh, c’est l’amour, c’est l’amour. Sì, ma un amore oggettivo. Eh. – Giulio Beneventi


Maria Antonietta
Deluderti

Indie Pop, La Tempesta

L’highlight
L’onestà del titolo

Per chi apprezza
Il peggio di Levante

In “Vergine” Maria Antonietta – passato punkettino, presente da clone di Levante – si fa predicatrice dell’inattività sostenendo che “fare a pugni costa fatica e rovina i vestiti migliori”. Costa fatica, e rovina almeno al sottoscritto anche le migliori giornate, approcciarsi all’ascolto di “Deluderti” e fare stridere i denti per tutta la durata del full-length senza correre a sciacquarsi le orecchie con Luis Fonsi: il terzo album dell’artista di Pesaro sfrutta uno sdegnoso mazzo di autobiografiche frustrazioni per offrire a chi ascolta una disarmante congrega di lagne, monocorde nei temi e nei toni e risollevata soltanto dalla confusione strumentale di chi, tipo come succede in “Pesci”, mette su fintissime drum machine le chitarrine di Get Lucky. Si autocommenta lo stucchevole intellettualismo esistenziale dei testi: “perché chi mangia dolore, mangia sempre solo in questa vita”. Eh già Maria Antonietta, eh già.- Riccardo Coppola


Frankie Cosmos
Vessel

Indie pop, Sub Pop

L’highlight
Apathy

Per chi apprezza
Le ragazze, non dall’orecchino di perla, ma dai peli sotto le ascelle

Una chitarra ed un microfono. Questo è ciò che serve alla giovane Greta Kline, in arte Frankie Cosmos, per fare musica. Vessel è l’ultimo album in ordine di tempo sfornato dalla mente della ragazza acqua e sapone nata negli anni ’90, ma rimasta negli ’80, quella dal pelo sotto le ascelle e dai maglioni sgargianti. Vessel racconta le turbe mentali di un’adolescente alle prese con i primi amori e le prime delusioni, affrontate con una delle più strazianti voci degli ultimi tempi. Straziante, non perché brutta, ma perché espressiva al punto da far percepire quel sentimento di tristezza giovanile, ancora innocente. C’è chi a 22 anni per sfogarsi scrive diari, quelli da tenere sotto chiave con sopra scritti i millemila pensieri di ogni giornata, e chi compone musica da tenere tutt’altro che nascosta. Consigliato per coloro che vanno alla ricerca di una Levante dalla lingua inglese. – Francesco Benvenuto


Wye Oak
The Louder I Call, the Faster It Runs

Alternative Rock, Merge

L’highlight
Lifer

Per chi apprezza
La sperimentazione misurata

C’era una volta una serie tv cominciata benissimo e piena di zombie. Durante la sua seconda stagione, mi pare, mi innamorai di un pezzo della colonna sonora, Civilian di questi Wye Oak, che calamitò sul solo Spotify altri 16 ulteriori milioncini di curiosi. I Wye Oak ai tempi facevano un folkino molto chitarristico, cupo, malinconico. Da allora le cose son cambiate parecchio e il duo ha spostato parecchio il proprio equilibrio verso una educata elettronica, verso una luminosità – anche nelle componenti vocali, meno riverberate, parecchio acute – talvolta da dream pop. Le contaminazioni di quest’album però, cosa mai scontata, hanno tutte senso: The Louder I Call, the Faster It Gets è un organicissimo discone, che tiene sul pezzo con slanci dal riflessivo al radio-friendly e viceversa, e che prima di ogni altra cosa è nobilitato da una performance vocale a sprazzi quasi StVincentiana. Un paragone, una garanzia? – Riccardo Coppola


Tommaso Di Giulio
Lingue

Pop, Leave Music / Artist First

L’highlight
A Chi La Sa Più Lunga

Per chi apprezza
Fare Teramo-Cosenza zitto zitto, quatto quatto

A lezione da Ivan Graziani, adattandolo a uno stile in bilico tra l’attuale cantautorato e l’indie che ha frantumato la verga negli ultimi due anni. Praticamente si parte da lontano per arrivare vicino a noi, con una eco di Brunori Sas nei momenti migliori. Tommaso Di Giulio tira giù questo Lingue tra quotidianità raccontata, semplicità di registro e un po’ di banalità negli arrangiamenti. Non male, intendiamoci, ma i margini di miglioramento sono evidenti e piuttosto importanti. La base, tuttavia, c’è. Pacca sulla spalla e di nuovo a lavoro. – Andrea Mariano


Zola Jesus
Okovi: Additions

Art Pop, Sacred Bones Records

L’highlight
Bound

Per chi apprezza
Le cose superflue

Okovi: Additions esce a distanza di sei mesi dal precedente Okovi. Zola Jesus, nome d’arte di Nika Rosa Danilova, ha letteralmente uscito 4 inediti e 4 remix, e nonostante si tratti di tracce degne di nota, noi maschi avremmo preferito uscisse altro. Ma rimanendo sull’argomento “musica”, Okovi: Addiotions è un lavoro difficile, un misto di elettronica e sperimentale che genera uno stile quasi settecentesco, dove è l’enfatizzazione di ogni parola e di ogni nota a rendere la composizione assai gravosa. Non si sarebbe fatto un soldo di danno, se si fossero aggiunte queste quattro tracce alla precedente pubblicazione, perché prese così risultano essere fini a se stesse. Superfluo. – Francesco Benvenuto


Cityswell
Travels [EP]

Pop Rock, iMass Music Group

L’highlight
Old Jesters

Per chi apprezza
Estati di un paio di decenni fa

L’EP d’esordio di Cityswell, al secolo Thomas Casotto da Milano, ha un che di mogiamente nostalgico in ogni sua nota, in quell’andamento ondeggiante tra le varianti più melense del post-grunge e in quegli accessi estremamente pop che richiamano alla mente hit estive di boyband già da tempo dimenticate. Sono cinque brani leggeri ed onesti, che seppure del tutto privi del più infinitesimale sussulto (sia dal punto di vista dell’ispirazione che da quello del mood, quest’ultimo reso ulteriormente omogeneo da una produzione ben poco sfaccettata) riescono comunque a far tornare indietro a quando si ascoltavano Andreas Johansson o gli Ultra, quando si prendeva per buono quello che passava MTV, si avevano meno crucci e si era anche molto meno esigenti. – Riccardo Coppola


Gué Pequeno
Come se fosse normale

L’highlight
Beh, dato che è l’unica…

Per chi apprezza
Sognare di essere normale

Come stiamo invecchiando, Guè. Io, che non trovo più parole vagamente adeguate per deriderti, e tu, che non riesci più a mettere su musica sghemba da prendere per i fondelli. “Lo Stato è criminale come se fosse normale, per questo vesto bene, fra ma mi comporto male”, bla bla bla. Del testo non ne parliamo neanche. Che pena, che imbarazzo. Ma che posso scrivere dinnanzi a questa robaccia scialba? Senti, Guè, così non va. Fasuma parei. Compiti a casa per entrambi: per la prossima volta, impegniamoci davvero. Facciamoli divertire, chi ci legge e chi ci (ti) ascolta. Che non siamo qui a pettinare le giraffe e a farci le pippe su Instagram. Ah no, aspetta. – Giulio Beneventi

Il Branco

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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