Dischi che escono – 11/12/2016

Rubrica che colma il vuoto precedente la bordata natalizia (04/12/2016 – 10/12/2016)

 


Hidden Figures - The Album

A.A.V.V.
Hidden Figures The Album

Pop / Funk, Columbia Records

L’highlight
Crave

Per chi apprezza
Il funk-soul a molte voci e Get Lucky

L’accostamento tra NASA e musica danzereccia nel cinema era già stato sdoganato dal The Martian di Ridley Scott, con un Matt Damon in formissima che stava assurdamente a tempo, in tuta spaziale, sui ritmi dei classici disco anni ’80. Per Hidden Figures, biografia della matematica afroamericana Kathrine Johnson (una delle menti dietro il Programma Mercury, negli anni 50) è ben più naturale la scelta di ripiegare sul balzellante funk-soul-gospel di pezzi originali affidati ad artisti di primissimo piano. Appaiono Alicia Keys, Mary J. Blige, ma soprattutto un Pharrell in forma smagliante (è mai capitato che non lo fosse?), che insieme a Hans Zimmer è compositore dell’album oltre che co-produttore del film. Una raccolta di pezzi immediati e inevitabilmente coinvolgenti (e funzionanti anche presi a se stanti) che verosimilmente dirà la sua anche sui tappeti rossi degli Academy Awards. – Riccardo Coppola


Babymetal - Live at Wembley

Babymetal
Live at Wembley

Heavy Metal, earMusic

L’highlight
Metallari incazzosi che fanno il circle pit

Per chi apprezza
L’assurdo mondo orientale ed Excel Saga in chiave sidedurgica

Ho grande stima del Giappone, patria degli X-Japan e di una miriade di altri gruppi che dall’alto della loro particolare melodia vocale riescono a stuzzicare un certo fascino. Ma le Babymetal ancora non riesco a capire da dove e come siano spuntate fuori. Forse da un episodio di Excel Saga, ma ho ancora dei dubbi. E riempire Wembley, anche solo per metà, ce ne vuole. Sarà la proposta assurda tra teen idol e metal ben suonato che suscita curiosità, sarà che a un certo punto aspetti che qualcuno inizi a urlare “Go Megaman, go!”, fatto sta che “Live at Wembley” è la rivincita su chi prende il metal fin troppo sul serio, con omoni barbuti intenti a fare circle pit e wall of death sulle note pesanti di queste angeliche voci. E lo ammetto: il secondo album delle Babymetal “Metal Resistance” qualcosa di simpatico ce l’ha, ma è ancora prematuro poter reggere un intero live, seppur maledettamente ben prodotto. Siamo sotto Natale, avete già un sacco di problemi a decidere quali regali fare. Tenetevi stretti questi soldi, a meno che non vogliate avere un sottofondo più tostarello per la visione di Excel Saga o Lamù. – Andrea Mariano


Big Big Train - Stone's Throw From The Line

Big Big Train
Stone’s Throw From The Line

Progressive Rock, InsideOut

L’highlight
The Underfall Yard

Per chi apprezza
I Genesis e le suite interminabili

Vincitori del “Best Band” e “Best Live Performance” ai Progressive Music Awards 2016, i Big Big Train pubblicano in un doppio live album l’esperienza on stage che li ha visti tornare davanti a un pubblico per la prima volta dopo 17 anni, al London’s King Palace nell’agosto 2015. In formazione a 7 elementi, impreziosita anche dal significativo ingresso di Rikard Sjoblom dei defunti Beardfish, la band britannica pesca il meglio della sua nutrita discografia, proponendo con encomiabile scioltezza epiche suite che raggiungono i 24 minuti, e coinvolgendo anche l’audience -cosa rara, per il genere- su “Make Some Noise” o “Wassail”. Un’addizione immancabile per gli scaffali dei più inossidabili seguaci del progressive meno incline a moderni compromessi. – Riccardo Coppola


J. Cole - 4 Your Eyez Only

J. Cole
4 Your Eyez Only

Rap, Dreamville/Roc Nation/Interscope

L’highlight
From Whom The Bell Tolls

Per chi apprezza
La sostanza di rappers non artificiali

Per il seguito di “Forest Hill Drive” il rapper di Francoforte Sul Meno Jermaine Lamarr Cole, meglio conosciuto con il suo nome d’arte J. Cole, ha scelto di rivalutare le sue nuove composizioni lanciandosi in un attivismo contro la brutalità della polizia e la discriminazione mai terminata contro i fratelli niggas negli USA. Duro e compatto, tra contemplazioni hemingueiane di suicidio (l’opener “For Whom The Bell Tolls”), sparatorie (“Change”) e riutilizzi di Bryson Tiller (appunto “Deja Vu”) c’è spazio anche per la speranza, nei messaggi di amore di diverso livello (“She’s Mine Pt.1 e Pt.2”, “Foldin Clothes”). Ovviamente consigliato ai followers del rap più nero e orgoglioso. Non è detto che però non possa comunicare qualcosa anche a tutti gli altri. Forse non musicalmente parlando, ma umanamente. – Giulio Beneventi


Enemies - Valuables

Enemies
Valuables

Post-Rock, Topshelf Records

L’highlight
Leaves

Per chi apprezza
La leggerezza e gli addii senza rancori

Un ultimo album, prima dell’addio. Stando a quanto loro stessi dicono, gli Enemies sapevano già da tempo che le loro energie e le sinergie -che li avevano fatti andare avanti per una decina abbondante d’anni- si stavano esaurendo. “Valuables”, nelle intenzioni del quartetto post-math di Kilcoole, è un consapevole, colorato, leggero e gioioso canto del cigno: “accettando la fine della nostra storia, ci siamo liberati di ogni pressione”. Un album ricco di sperimentazioni, che sa essere sperimentale senza farsi troppo complesso, e che è tanto etereo da avvicinarsi di parecchio al lo-fi, al dream pop, ai Messenger. Il gusto è innegabile, e sono svariate le sezioni di assoluto pregio (la coda più concreta di “Leaves”, gli intrecci vocali del singolo “Play Fire”), tuttavia “Valuables” -al netto della storia triste alle sue spalle- è forse fin troppo incorporeo e ripetitivo per un ascolto che sia godibile dall’inizio alla fine. Molto meglio se somministrato a piccole dosi. – Riccardo Coppola


Nina Kraviz - Fabric 91

Nina Kraviz
Fabric 91

Dance & Electronic, Fabric Worldwide

L’highlight
First Snow In Harlem (by Frak)

Per chi apprezza
“Sballarsi” di house nei locali che contano di Londra

La cronaca di settembre sentenziava freddamente la revoca della licenza di uno dei più celebri locali al mondo dopo la morte di due diciottenni che avevano assunto stupefacenti. Il Fabric. Forse non avete capito bene, lo ripeto: il Fabric, la più famosa discoteca del Regno Unito. Non in pochi si sono mobilitati contro la dura decisione, tra campagne sui social, petizioni per strada e iniziative in campo musicale. Tra questi c’è anche Nina Kraviz, la russa che farebbe sfigurare Maria Sharapova in una sfilata e che dal 2012 si è imposta nel sistema patriarcale della house. La sua particolare scelta è articolare in un insolito collage techno 76 minuti di set personale con 41 altre tracce provenienti da icone dj mondiali di diverse epoche, per mostrare il vero lato positivo che posti del genere tirano fuori: la musica e i brividi sulla pelle che essa provoca. La vera droga. Il vero divertimento. Il vero sogno acido. Il risultato è non convenzionale, ma potente. Tanto che la riapertura pare essere pronosticata già dal prossimo anno. – Giulio Beneventi


Maria Taylor - In The Next Life

Maria Taylor
In The Next Life

Indie Pop, Flower Moon Records

L’highlight
If Only

Per chi apprezza
Le scene più melodrammatiche di Grey’s Anatomy

Di Maria Taylor si conosce ben poco, almeno dalle nostre parti. Negli Stati Uniti, invece, dove il country pop regna sovrano tanto quanto l’r&b contemporaneo, la cantautrice è già nota a molti come membro fondatore del duo Azure Ray, nonché per la sua carriera solista, con la quale taglia oggi il traguardo del sesto album. La formula scelta per “In The Next Life” è un indie pop adult-oriented, con tripudi di vocals eteree – un filino anonime – e qualche sporadica apparizione di chitarre elettriche ed acustiche – anonime pure loro. È apprezzabile la sobrietà dei testi, che indagano tematiche quali la famiglia, le paure dell’età adulta e il lascito ai posteri; un po’ meno la musica, che tende a scivolare addosso o, alla peggio, a infastidire come fanno i sottofondi melensi delle scene strappalacrime di Grey’s Anatomy. Continuate pure ad ignorare la sua esistenza, a meno che non soffriate di costanti cali glicemici. – Marco Belafatti


Luca Turilli's Rhapsody - Prometheus Cinematic and Live

Luca Turilli’s Rhapsody
Prometheus – Cinematic And Live

Power Metal, Nuclear Blast

L’highlight
The Pride of the Tyrant

Per chi apprezza
Draghi e dragoni a 300bpm in 16:9

Il sottoscritto è un quasi ex fan del Power Metal. Il sottoscritto sottolinea “quasi” perché dinanzi alla staticità del genere, nonostante le sbrodolate di bpm, solo due band ha trovato interessanti negli ultimi anni: i redivivi Stratovarius e Luca Turilli’s Rhapsody. Il co-fondatore dei Rhapsody (poi Rhapsody of Fire) è rimasto fedele a se stesso e alla sua idea di Power Metal dalle forti tinte epiche, ma da quando si è staccato dall’astronave-dragone madre ha potuto dar sfogo alla sua visione “cinematica” del Power Metal epico. Non ha rivoluzionato, ma a suo modo ha innovato un genere che oramai era stanco, andava a cento all’ora per vedere il dragone suo ma senza entusiasmo. Invece Luca TrueHill (cit. Nanowar) e il suo pupillo Alessandro Conti ce l’hanno fatta, e questo “Prometheus – Cinematic and Live” è l’apoteosi di ciò che è accaduto lungo l’ultimo tour della band. Di “live” è dura capire cosa ci sia, tra campionamenti, cori e orchestrazioni registrate, ma l’effetto è fantastico.
Il sottoscritto è felice. I fan del Power-Epic-Symphonic-Fantastic-Cinematografic-Metal anche. – Andrea Mariano


Teramobil - Magnitude Of Thoughts

Teramobil
Magnitude Of Thoughts

Alternative Metal, NewCore Music

L’highlight
Thanatonaut

Per chi apprezza
I canadesi, (quasi) sempre outsider con qualità

Con grande stupore e delusione, no, non sono della città natale del sottoscritto. Con grande stupore, questa volta positivo, i Teramobil hanno le carte buone per interessare gli amanti del metal ultra arzigogolato e senza una linee vocali. Anche fuori dall’Abruzzo, si. Perché loro sono Canadesi (che è un po’ l’Abruzzo del Nord America), parlano inglese meglio degli abruzzesi ma sono “forti e gentili” come gli abruzzesi. “Forti” perché spaccano mascelle e teste a forza di headbanging, “gentili” perché comunque ti invitano a scapocciarsi con loro. “Magnitude Of Thoughts” è un buon esempio di metal tecnico e progressive, granitici come il Gran Sasso e piacevoli come un cazzotto alla bocca dello stomaco preso in amicizia. Forse dopo un po’, se non siete fan accaniti del genere, tendono a risultare ripetitivi, però qualcosa di buono c’è. Mancano solo un paio di arrosticini e sarebbero degli abruzzesi adottivi perfetti. Grezzi e feroci, ma sotto sotto paciocconi e amichevoli. – Andrea Mariano


Ulver - Riverhead

Ulver
Riverhead (Soundtrack)

Soundtrack, House Of Mythology

L’highlight
Father’s Feud

Per chi apprezza
il gelido tepore norvegese

Evocativo, sognante, che riesce a smuovere le giuste corde emotive. Questa è la definizione da “Devoto – Oli” che potremmo dare a “Riverhead”, disco degli Ulver realizzato appositamente per il cortometraggio diretto dal regista Justin Oakey. Paesaggi silenti, orizzonti infiniti e una storia che si perde nei secoli. Ciò che narrano le immagini, la musica dipinge. Impossibile aggiungere altro. Must have. – Andrea Mariano

Il Branco

Il Branco

Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
Il Branco

Latest posts by Il Branco (see all)

About Il Branco

Siamo senz’altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *