Dischi Che Escono – 21/05/2017

Musica che vi fa sentire bene, poi male, poi bene, poi male. Siete uno stereo rotto, insomma. (14/05/2017 – 20/05/2017)


ARIZONA
GALLERY

Electro-pop, Atlantic

L’highlight
I Was Wrong

Per chi apprezza
Sbocc(i)are

Non perderò tempo a spendere ovvie parole negative sull’inutile genere oggi imperante, perfettamente riflesso nel mare di upbeat scontati e tematiche pop già trite e ritrite racchiuso nell’album di debutto del trio americano ARIZONA (anche se sono del New Jersey, vabbè). Data l’invasione totale di Dj e zombie da discoteca in tutti e cinque i continenti, è pressochè inutile: la musica di (anche minimo) senso è ormai in nettissima minoranza, come lo sfigato Neville nel più celebre romanzo di Matheson. Prendiamone atto e passiamo oltre. Sarà più che sufficiente in questa sede dirvi che se siete dei risvoltinati che vivono esclusivamente di cocktail annacquati, serate incentrate sulla ricerca delle più oneste 2000 e dolci ricordi di Francesco Sole, le dodici composizioni in scaletta di questi tre cazzoni fanno esattamente per voi. Chi vuol intendere, intenda. – Giulio Beneventi


Luca Bassanese
Colpiscimi Felicità

Cantautorato, Buenaonda

L’highlight
Siamo la pioggia e siamo il sole

Per chi apprezza
L’indie odierno se avesse avuto sonorità anni ’70

Avete ben presente i vari Cosmo, Motta e compagnia starnazzante? Testi sul quotidiano e cantilene che tanto piacciono alle pischelle. Ecco, di tutto ciò Luca Bassanese prende giusto le tematiche (arricchendole però anche di un bel po’ di impegno sociale), perché il mood è quello del pop revival cantautorale anni ’70 dove c’è la ballata romantica, ma anche il pezzo un po’ scanzonato, il brano a la Iannacci e, insomma, tutto un mood più allegro, gioioso. D’altronde “Colpiscimi Felicita” dichiara i propri intenti sin dal titolo. Non è un capolavoro, qualche passaggio difficoltoso è presente , ma la qualità c’è. Intanto, va bene così, alla faccia del sempidepressivo vacuo tanto di moda. – Andrea Mariano


Blink-182
California Deluxe Edition

Pop-Punk, BMG

L’highlight
Good Old Days

Per chi apprezza
Il California state of mind

Avverto nell’aria qualcosa di insolito. Delle strane vibrazioni. Sembra che giungano da San Diego. C’è odore di anni Novanta. Oh Cristo, ma per caso è uscito un nuovo album di quel dannato trio che ha rappresentato l’adolescenza di milioni di ragazzi arrapati? Si, mi sa che ci ho davvero preso! Ah no… è solo la versione Deluxe di California. Falso allarme. Ehi, aspetta. Ma che diavolo dico? Tutti sanno che Deluxe Edition nel vocabolario Blink-182 vuol dire “tsunami di nuovo materiale”. E in effetti anche questa volta, anche per l’ultimo album – il settimo, quello che ha segnato l’anno scorso contro ogni pronostico un nuovo momento di buona ispirazione per il complesso (nonostante l’abbandono di una figura centrale come Tom DeLonge) – così è: in campo c’è come bonus una valanga di roba nuova. E soprattutto genuina. Davvero un nuovo dischetto, in poche parole; undici nuovi pezzi fiammanti (più una versione acustica del singolone “Bored To Death”) che condividono la stessa positiva attitudine della “prima parte” e che, nel totale, vanno a costituire quello che potrebbe essere definito un credibilissimo doppio album pop-punk. Un quid pluris veloce e scattante, che conferma la versatilità della nuova leva Matt Skiba e allo stesso tempo restituisce almeno in parte un tiepido déjà vu dei Blink dei bei giorni andati, quelli capaci di fare sempre i coglionazzi (vedi le brevi tracce goliardiche) e di non sfigurare neanche nelle sbandate nostalgiche (“Hey I’m Sorry”, “Last Train Home”:). Insomma, una bellissima boccata d’aria fresca. Doppia. – Giulio Beneventi


Dragonforce
Reaching To Infinity

Power Metal, Nuclear Blast

L’highlight
Curse of Darkness

Per chi apprezza
L’esagerazione e lo stravolgimento dell’arte come forma di appagamento

La cover del disco è tamarra, un bel drago meccanico-robot cibernetico campeggia in primo piano, i suoni ritoccati al computer e le tastiere tamarre sono onnipresenti anche questa volta; anche l’intro – che prende il nome del disco – è genuinamente tamarro. Ben tornati, Dragonforce. La tamarrissima (già detto?) band britannica, che ama definirsi extreme power metal, giunge al settimo appuntammo in studio con “Reaching into infinity”. Il disco racchiude tutte le caratteristiche che sono state al centro di dibattiti per oltre un decennio riguardo la band. Suoni orchestrali bizzarri e talvolta di cattivo gusto, eccessivamente barocchi e sinfonici, una perizia tecnica invidiabile se non fosse quasi tutta farina del sacco del computer, che rende il tutto patinato e surreale: soli difficilissimi ed impossibili, bpm altissimi, un cantato disumano e batteria divinamente perfetta (e grazie, è ritoccata! Affermerebbe qualche mal pensante). Ma questi sono anche i motivi per i quali non si può dire troppo male dei Dragonforce. Sono simpatici nel loro essere scanzonati, forse si prendono in giro anche loro stessi… “Reaching into infinity” è un disco divertente e tamarro. Ma se avete almeno la terza media attenzione a cosa andate incontro. – Matteo Galdi


The Kolors
You

Pop, Baraonda

L’highlight
Don’t Understand

Per chi apprezza
L’onestà intellettuale di ricredersi

Quel cavolo di “Uoh-oh-oh-oh” di qualche anno fa mi ha fatto odiare la Vodafone, tanto che è stato uno dei motivi per cui ho disdetto il mio contratto. Una cosa però devo ammetterla: era un pezzo orecchiabile, tanto che se capitava in radio non smadonnavo, non cambiavo immediatamente stazione. Si lasciava ascoltare. Ecco, devo fare nuovamente un passo indietro e biascicare sommessamente “Non siete male per il genere che fate”. I The Kolors hanno facce da schiaffi ma di qualità, sanno imbastire un buon album dall’inizio alla fine, e chissenefrega se è “commerciale”, se non è introspettivo come uno a casaccio della discografia di Nick Cave. La loro attitudine è quella, il loro target è quello, e per la seconda volta con questo “You” centrano il bersaglio sfornando brani di qualità discreta, a tratti buona. Tutti gli episodi sono potenziali singoli radiofonici (nell’accezione più positiva della prospettiva), e no, non è da tutti poter vantare 12 brani con tale possibilità. Per una volta non faccio il minchione e ribadisco: passo indietro del sottoscritto e tanto di cappello (non ho un cilindro, ma una coppola, e non è una parente del mio collega). Un gesto obbligatorio, intellettualmente parlando. – Andrea Mariano


Litfiba
Spirito (Legacy Edition)

Rock, Sony

L’highlight
Il concerto di Modena del 1995

Per chi apprezza
Buttarsi nel passato (non ti fai male, tanto è morbido)

Il sottoscritto si incazzò come una belva quando qualche anno fa i Litfiba ebbero la geniale idea di pubblicare il “video perduto” del tour era Terremoto (fantastico documento) e abbinarlo a un cofanetto con i 4 album della tetralogia degli elementi senza alcuna aggiunta. Una operazione infausta, per di più se come alternativa c’era una eventuale edizione doppio ciddì simil best of con scelte discutibili. Il qui presente scribacchino auspicava quantomeno eventuali bonus track con eventuali versioni dal vivo tratte dai rispettivi tour. A distanza di anni, eccomi accontentato: Spirito Legacy Edition, con l’album originale rimasterizzato (leggasi alzato il volume generale e leggerissimamente migliorato nel mixaggio), le tracce remixate a peso d’oro all’epoca per utilizzarle come singoli – e dopo per “Lacio Drom” – da Tom Lord-Alge (non fatevi ingannare dalla dicitura “2017” di Spotify: sono versioni realizzate nel 1995, fidatevi) e, udite udite, l’intero concerto di Modena del 23 marzo 1995. Gran reperto, grande valore aggiunto per una ristampa che dovrebbe servire da esempio per future simili operazioni da parte di Pelù e Renzulli. Avete già “Spirito” originale? Dite che non avete voglia di spendere 18 euro per questa edizione da triplo ciddì? Vi capisco, ma personalmente ho sfoderato la modalità fotte-sega-altisonante e l’ho comperato. Perché dei Litfiba possiamo dire peste e corna con grande diritto, ma un loro reperto live è sempre gran cosa (fatta eccezione il periodo 1998 – 1999). – Andrea Mariano


Papa Roach
Crooked Teeth

Alternative Metal, Eleven Seven Music

L’highlight
Crooked Teeth

Per chi apprezza
Le fotocopie che risultano meglio degli originali (sono cattivo, lo so)

Io ho un problema con gli insetti. Così ho evitato di fissare quello scarafaggio morto sulla destra. A parte questo, o grazie a ciò, i Papa Roach si candidano ufficialmente per il premio per la copertina più brutta del 2017. “Mai giudicare il libro dalla copertina” diceva la mia insegnante di italiano alle medie. E infatti qui siamo dinanzi a un ciddì (o una serie di emmepitré), ma il concetto stranamente può essere traslato anche nel caso di questo “Crooked Teeth”. La band americana non ha mai brillato per chissà quali qualità, ma è sempre stata fautrice di un onesto easy metal dai canoni prettamente nu, e neppure oggi si smentiscono. Il nuovo lavoro è godibile, la produzione bella tosta, precisa, e una pacca sulla spalla in più perché possiamo considerare “Crooked Theeth” come “quello che molti giovini (o pretenziosamente giovini) avrebbero voluto dai Linkin Park negli ultimi dieci anni”. L’edizione deluxe contiene anche il live al Fillmore di Detroit: nulla di particolare, se non il fatto che è registrato con il culo. Detto ciò,”Crooked Theeth” è forse il loro lavoro migliore degli ultimi cinque anni. Bravi. Ora telefonate a Mike Shinoda e assumete un accento svedese per percularlo. – Andrea Mariano


Rikard Sjoblom’s Gungfly
On Her Journey To The Sun

Prog Rock, InsideOut

L’highlight
He Held an Axe

Per chi apprezza
Gli Yes-men

Due anni fa circa mi sbilanciavo dicendo che l’ultimo dei Beardfish non era soltanto un buon omaggio ai classici, ma era considerabile un classico a sua volta. Per questo motivo ci sono rimasto male quando i pesci barbuti hanno annunciato lo scioglimento; per questo ho esultato quando ho visto e poi sentito questo disco. Perché è come se (e sarebbe molto meglio, data la qualità dell’artwork) se su questa copertina ci fosse BEARDFISH scritto in Impact maiuscolo. Quindi daje, lungo i (troppi?) minuti dell’album dell’esatta prosecuzione di quel continuum che andava avanti da Sleeping in Traffic, con la voce del pacioccone svedese che sembra non farcela mai ma alla fine riesce sempre stoicamente a tenere anche le note più alte; con gli strumenti che -per la fortuna di chi vuole provare a stargli dietro- suonano un giro diverso su ogni cazzo di battuta; con quel sapiente mix di romanticismo ed epica appena accennata. E’ un prog indubbiamente anacronistico, citazionistico, ma dalla personalità sempre ben definita, inconfondibile. Forse soltanto, rispetto alle ultime offerte full-band, ci si avvicina di più al baratro della sindrome da Yes (leggasi: la prolissità stucchevole da sigla di cartone animato). Che avrebbe fatto bene una manciata di overdrive in più? – Riccardo Coppola


Scale The Summit
In a World of Fear

Prog Metal, Prosthetic

L’highlight
Dream12

Per chi apprezza
I certificati

In passato mi sono trovato spesso a difendere inutilmente il progressive, specie quello strumentale, e specie quello metal, dalla sempreverde accusa d’essere un esercizio prettamente masturbatorio di musicisti non esattamente ispiratissimi. Col tempo ho effettivamente perso gran parte dell’interesse per la causa: anzi mi piace spesso trovare conferme di quanto verosimilmente fossi in errore. Per esempio, il presunto genio musicale degli spesso incensati Scale The Summit: sono al sesto album, hanno anche cambiato svariati membri in squadra. Eppure prendete due o tre o quattro dei loro dischi e mischiatene i pezzi. Secondo me non ve ne accorgereste. “In A World Of Fear” è un’ora di improvvisazioni lasciate a metà di chitarra solista, su chitarra ritmica preferibilmente in tapping, con tempi strani e riff metal q.b.. Un disco privo di linee melodiche definite, di un filo conduttore e, infine, di anima. Emozionante all’incirca quanto una targa “Graduate of Berklee College of Music” appesa in ufficio; sicuramente meno utile. – Riccardo Coppola


Snoop Dogg
Neva Left

Hip Hop, Doggystyle Records

L’highlight
Let Us Begin

Per chi apprezza
Il fumo all’arrosto

L’uomo che vede il mondo avvolto da una nebbia di filosofia e profumo di abre magique. Neva Left sa di cocaina, champagne da 12 dollari e 90 centesimi e gang bang anni ’70, poi va di anni Novanta tra sparatorie e pecorine, poi altra nebbia. Il tutto rimanendo sempre su alti livelli. Come diavolo faccia Snoop Dog a rappare così chiaramente e così bene è per me un mistero. Alla fine rimane una istituzione e come tale riesce sempre a rimanere in vetta. Barcolla ma non molla, un po’ come quel personaggio di Virtua Fighter che sta sempre ubriaco ma fa il culo a tutti. Ricordate sempre: portare catenoni d’oro e fumare come un inceneritore nel pieno della rivoluzione industriale non è da tutti. Farlo con classe è per pochi. Farlo come cazzo gli pare e farlo comunque benone è per Snoop Dog (che tra l’altro si può permettere il campionamento del flauto dei Jethro Tull in”Let Us Begin”). E ora tutti a tirare zucchero e sbocciare col succo di frutta alla pera comprato in offerta a 2 euro e 56 centesimi. – Andrea Mariano

Il Branco

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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