Dischi Che Escono – 29/10/2017

Rubrica estemporanea per chi si è già cagato il cazzo degli addobbi di Natale che ancora non siamo a Novembre. (22/10/2017 – 28/10/2017)


Stereophonics
Scream Above The Sounds

Alternative Rock, Parlophone

L’highlight
What’s all the fuss about?, a mani basse

Per chi apprezza
Sorprendersi, di tanto in tanto, e per poco

Gli Stereophonics fanno parte di quel novero di band alternative (diciamo anche pop) rock da cui in fondo non ci si aspetta mai niente di nuovo. Tipo i Death Cab For Cutie, per esempio, con la differenza che questi sono gallesi e quindi Kelly Jones c’ha quel tipico accento bello morbidello. Ma a parte questo, si sa già che anche dietro una copertina oggettivamente meravigliosa quello che si nasconderà sarà sempre il solito trito album degli stereophonics, troppo poco audace per essere utile, troppo poco pop per essere catchy. E così è, per gran parte della tracklist, specialmente per una seconda metà dove l’ispirazione si fatica davvero a rintracciarla, tra ballate da piano-bar davvero sbilenche e maldestri scimmiottamenti degli U2. Ma, sarà che three is the magic number, al terzo solco su disco gli stereophonics fanno centro e tirano fuori un capolavoro di malinconia, flauti western, batterie rapide, arpeggi dimessi: What’s the fuss all about? è qualcosa che merita di essere annoverato tra il meglio del 2017, e che è capace quasi di giustificare tutta la fuffa che si trova intorno. Vero che il posto è già occupato da Maybe Tomorrow, ma forse domani gli stereophonics meriterebbero di essere ricordati per questo pezzo. – Riccardo Coppola


Snoop Dogg
M.A.C.A.

West Coast Hip Hop, Doggystyle

L’highlight
M.A.C.A.

Per chi apprezza
Le velate critiche

Prima Snoop Dogg, poi Snoop Lion ed ancora Snoop Dogg: la carriera musicale del rapper americano sembra una passeggiata all’interno di un Bio Parco. Ma tralasciando questi futili animaleschi dettagli, passiamo al succo della questione musicale. M.A.C.A, acronimo che sta per “Make America Crip Again”, è il titolo dell’ultimo EP del meme-umano, un lavoro che sà tanto di critica politica al nuovo super-cattivo delle terre scoperte dal buon Colombo, Cristoforo e non il Tenente. Nessuno infatti si è mai risparmiato per contestare il nuovo Presidente, che a questo punto credo sia stato eletto dai marziani visto che tutti si dichiarano suoi fieri oppositori. Attori, musicisti, atleti, tutti contro il povero Donald. Nonostante il titolo che fà il verso allo slogan politico del miliardario, Dogg Snoop prende le distanze dalla politica: “Non è necessariamente un atto politico, si tratta semplicemente di buona musica.” Ed io sono biondo, muscoloso ed intelligente. – Francesco Benvenuto


Altre di B
Miranda!

Alternative Rock, Autoproduzione

L’highlight
Salgado

Per chi apprezza
Non fermarsi alle apparenze

Il mio primo approccio a Altre di B è avvenuto a Firenze, primissima band a esibirsi sul palco dove Eddie Vedder avrebbe brindato assieme a 50.000 persone. Loro hanno intrattenuto circa 500 sudate scimmie. Il qui presente li ha intercettati sul finire del loro set, rimanendone comunque ben impressionato e incuriosito. Il loro terzo album non è una esclamazione rivolta a una bella gnocca (socc me!), ma un pregevole omaggio all’omonimo capolavoro di Quirico Filopanti, da Bologna. Cosa è? Un libro immenso, un tomo in cui capirete che l’invenzione dei fusi orari è in realtà avvenuta a Bologna, non in Canada (diobò!). È un disco, importante per la band, è un album fottutamente interessante, tra sound british eppure personale, omaggi a eminenze dell’arte nelle sue mille sfaccettature e non solo. Scopriteli, tra una crescenta e una mortadella, sorseggiando dell’onesto Sangiovese e girovagando via Mascarella, via Oberdan e via Polese con drum e fiammiferi alla mano. C’è qualcosa di interessante in loro. Qualcosa, soprattutto, di personale. – Andrea Mariano


Colapesce
L’Infedele

Pop, 42 Records/Don’t Panic!

L’highlight
Vasco Da Gama

Per chi apprezza
Navigare senza bussola

Si presenta al momento del cambio di rotta in carriera come il solito simpaticone di turno che si arroga il diritto di giocare a fare il Battisti sperimentale della compagnia, finendo come un (iosonoun)cane a cazzeggiare con le manopole peggio di Jimmy Page su Whole Lotta Love (la tribale opener Pantalica). Poi si calma e guadagna punti, proseguendo nella scaletta a braccetto con Cosmo sulla via più incisiva e diretta di eterei arrangiamenti acustici sorretti dai synth di nuovo di moda in Italia (Paradiso docet), a metà tra Battiato e Sebastien Tellier (!). Questo in breve il tragitto in questione di Colapesce, veleggiando dalla Sicilia all’India come solo il buon Vasco (da Gama, senza cocaina) sapeva fare, verso una nuova forma cantautoriale, tra presente e futuro, che possa tenere alta senza vergogna la bandiera del pop da buttare in faccia a tutti i falsi indie. Nel totale, ci sono momenti di secca che ti vorresti legare un albatro al collo, per il resto è un bel vedere di paesaggi diversi e atmosfere pregiate. Da provare. – Giulio Beneventi


Gianna Nannini
Amore Gigante

Pop, Sony Music

L’highlight
Pensami

Per chi apprezza
Rispolverare i vecchi dischi

Gianna Nannini e l’autotune hanno una storia d’amore immenso da un bel po’ d’anni. Dal vivo e in studio sono due cantanti quasi completamente diverse. Detto questo, giusto per rimarcare che in studio o sei Ruggeri o devi per forza ricorrere a qualche aiuto, per “Amore Gigante” non riesco a trovare una collocazione discografica attuale, per dirla come se fossi la Mara Maionchi di turno. Ma io non sono la signora Maionchi, e ammetto che è da un po’ di pubblicazioni che Gianna abbia smesso di proporre qualcosa di realmente interessante in ambito pop. Nulla di nuovo sotto il sole, nulla che esalti particolarmente, qualche cosa di stucchevole. Insomma, siamo sul filone verso cui ha indirizzato dieci anni fa Emma e i suoi Amici, senza però essere un vero e proprio faro di lucentezza in un mare di “Meh”. – Andrea Mariano


Monica P.
Rosso Che Non Vedi

Pop, Autoprodotto

L’highlight
Labbra Rosse

Per chi apprezza
I balbettii d’amore

Queste sono le righe più difficili della settimana da buttar giù. I numerosi tentativi falliti nel cestino non sono nient’altro che una cascata di smielate lettere d’ammirazione da scribacchino incantato a cui il colpo di fulmine per la cantautrice torinese mi ha condannato negli ultimi giorni. Onde evitare inutili vagheggiamenti, rapito come sono dalla bellezza di profonda voce femminile, mi limiterò soltanto a dire in questa sede che nel mondo che io ho conosciuto, nonostante le mie critiche e lamenti, c’è comunque una sterminata moltitudine di begli album, ben fatti, squisitamente prodotti. Ben pochi di questi però potrebbero condividere la candida sincerità del terzogenito disco in questione, che con coraggioso ardore sceglie di smussare il suo originale orientamento alternative in favore di un pop essenziale dai tratti più eleganti. Dieci sono le composizioni che funzionano in ogni delicata veste -dalle ballad acide (Labbra Rosse, Prendimi) ai momenti più pregni (Corpi Fragili, Calma Apparente)-, dieci sono gli episodi in cui mi sono smarrito. Quasi non vorrei consigliarlo, tenendolo stretto soltanto a me il più possibile, come un pregiato tesoro della quarta arte. – Giulio Beneventi


Naomi Berrill
To the sky

Chamber-Pop, Sonzogno

L’highlight
Sparkling Sea

Per chi apprezza
Brezze marine e voci di simile delicatezza

Violoncellista e compositrice d’estrazione classica, irlandese d’origine ma trapiantata in quel di Firenze, Naomi Berrill arriva con To the sky al secondo album da solista, il primo da lei interamente scritto e arrangiato. È un album fortemente tematico, con l’acqua, il mare a far da invariabile sfondo ai viaggi, agli addii, alle ninne-nanne cantate dalla bella e sottissima voce della Berrill sia nella lingua madre che (in un singolo episodio) in italiano. Arrangiamenti di stampo jazzistico -oltre che per violoncello, per chitarra, organetto, pianoforte, clarinetto e tromba- non appesantiscono esageratamente un album che ha in fondo la natura del pop d’autore, e che in quanto quale riesce a farsi ascoltare con piacevole leggerezza. – Riccardo Coppola


Paola Turci
Il Secondo Cuore (New Edition)

Pop, Warner

L’highlight
Un’Emozione da Poco

Per chi apprezza
Collezionare album nuovi più nuovi

Tre canzoni nuove, poste all’inizio anziché in coda stile bonus track, come per valorizzarle maggiormente e farle sembrare meno “avevamo del materiale in più ma non a sufficienza per fare un disco nuovo”. Non aggiungono in verità molto alla versione “liscia” dell’album uscito lo scorso marzo, tuttavia non ne affossano neppure la qualità già ampiamente decantata in questa rubrica a suo tempo. Paola Turci ha classe, lo dimostra nuovamente (anche se, ribadiamo, le tre novità non sono quattro nuovi capolavori) e va bene così. Un’uscita trascurabile se è stato apprezzato “Il Secondo Cuore” al tempo della sua uscita originaria, un’occasione per recuperare un buon album se in precedenza non era stato preso erroneamente in considerazione. – Andrea Mariano


Rina Sawayama
RINA

Digi-Pop, Momoè Records

L’highlight
Alterlife

Per chi apprezza
I pezzi mancanti

Dopo il gradito viaggio nel tempo affrontato nella notte tra il 28 ed il 29 ottobre, mi sento un po’ più Martin McFly. Un percorso che nonostante mi abbia fatto muovere nella dimensione temporale, mi ha visto permanere in quel luogo chiamato dai più letto e dai meno rifugio: un nascondiglio contro quelle che sono le avversità della vita, che offre calore e protezione contro ogni male del mondo. Ma la curiosità generata dal selfie, uno di quelli scattato per errore quando si apre la fotocamera frontale, presente sulla copertina dell’album di Rina Sawayama, mi ha fatto scoprire il pezzo mancante (e che doveva restar tale) nell’immenso puzzle che è la musica. La pop-ular music che solitamente attira le folle, questa volta ha attirato anche i folli come me, perchè “RINA” è l’ultimo album tra cento che ascolterei, ma se ci si dovesse basare solo sui gusti personali nel fare le scelte, si rimarrebbe chiusi al nuovo e segregati in un limbo che fermerebbe l’avvento della novità. Le cose “belle” non sempre sono quelle che ci piacciono: RINA è una di queste, una giapponese situata a Londra che fa musica occidentale, quella definita digi-pop. Ma che cazzo è ‘sto digi-pop? – Francesco Benvenuto


Ne Obliviscaris
URN

Progressive Death Metal, Season of Mist

L’highlight
Eyrie

Per chi apprezza
Venire… sorpresi

“Ragazzi scusate, non ce la faccio a fare la recensione dei Ne Obliviscaris. Ci può pensare qualcuno?”. Da cloaca musicale quale sono, non avendo idea di chi fossero, ho alzato la mano e me li sono sparati in cuffia. Era da tempo immemore che non godevo così. Metal, doppia cassa lanciata e che non fermi manco con le cannonate, voce limpida lacerata in punti precisi e chirurgici da un growl coriaceo, chitarre che ricamano rasoiate melodiche. Ed è questo il punto: un background death violento ma con una armonia che è un orgasmo sonoro epopea dopo epopea (ogni brano sfiora circa i 10:00 minuti), sorpresa dopo sorpresa (la coda di “Libera” è preda di violini, chitarre acustiche dallo stile spagnoleggiante, tutto incredibilmente coeso e perfetto, “Eyrie” omaggia a suo modo gli Anathema di un tempo ormai estinto ed è un capolavoro). Sto diventando cieco per quanto sto godendo nelle ultime ore per quello che è, a mio modo di vedere, un capolavoro nel suo genere.
Sto scrivendo avendo memoria fotografica della tastiera, altrimenti non vedo una mazza. Ma sto ancora godendo – Andrea Mariano

Il Branco

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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