Dischi che escono – Speciale Sanremo

Perché Sanremo è Sanremo, ma è soprattutto il trailer di una caterva di uscite discografiche.

 


Al Bano
Di Rose e di Spine

Pop, Al Bano Carrisi Production/Sony

L’highlight
Pregherò (cover)

Per chi apprezza
La possenza dei trulli sanremesi

Al Bano, Madonna Al Bano. Mi albanizzo e lancio acuti e vibrati con la possenza e la perseveranza di un maschio alfa dal cuore tenero e dal gusto retrò. Che poi retrò, per Al Bano, non è, visto che il suo periodo d’avanguardia è stato raggiunto e superato negli anni Ottanta, tra un panino e un bicchiere di vino (che finge di riarrangiare anche qui, ma in realtà il secondo ciddì è un best of). Poi la nostalgia canaglia l’ha riportato al gusto classico sanremese. Come “Teneramente”, tirata via di forza da un master dei primi anni Novanta. È talmente maschio alfa che “Di Rose e Di Spine” se l’è prodotto da solo, tra un vigneto e l’altro. Come dite? Come è il disco? Ah, già. È Al Bano, quindi non potete chiedere di più, ma quando parte “Pregherò”, cover della cover, inizi a devastare l’appartamento manco fossi un true metaller. E finisce con quel capolavoro power metal mancato di “Amanda È Libera”. E la copertina è da gran capo dei venditori di rose di mezza Europa. Cosa volete di più? Al Bano è Al Bano. Mamma mia Al Bano. Air Raid Siren nostrano. Il trullo che fa vibrare Sanremo, manco fosse il cartello della droga panamense. – Andrea Mariano


Giulia Luzi
Togliamoci la Voglia

Pop, Warner

L’highlight
Chi c’è

Per chi apprezza
Le stragi impunite

Sono a colazione alla Garbatella che tento di convincere Gianni Morandi a malmenare con quelle manone la Luzi per l’attentato compiuto ai danni di “C’era un ragazzo che come me..”. Purtroppo mi tocca assistere al consueto film “Solo Gianni Perdona”. Il cuore d’oro dell’Eterno Ragazzo e il look di aspirante pornoattrice teen della ex-Cesaroni hanno la meglio. Non servono a nulla i miei tentativi di convincimento. “Dai Gianni, togliamoci la voglia. E’ sempre la stessa roba, trita e ritrita. C’è pure un plagio di Elisa (Viversi In Un Attimo). Dai, te la porto in ginocchio da te”. Niente. “No fa nulla, ha una bellissima voce, mi piacciono i sintetizzatori e qualche composizione è vagamente decente”. Forse ha ragione. O forse se la fa sotto per il rischio di una possibile ritorsione violenta di Claudio Amendola. Se ne va senza salutare. Mi tocca pure pagare il conto. – Giulio Beneventi


Fiorella Mannoia
Combattente

Pop, Oyà/Sony

L’highlight
Nessuna Conseguenza

Per chi apprezza
#lamannoiattizzancora

Se Fiorella Mannoia ha davvero superato i 60 anni, allora posso ritenermi orgogliosamente un estimatore delle Gilf. A parte ciò, “Combattente” è un bel disco, alla Mannoia, quindi gran voce, e testi dal significato profondo e molto ben scritti (non siamo ironici una volta tanto). Il brano sanremese non ha mai convinto al 100% il sottoscritto a livello meramente testuale, ma, ehi, alla Mannoia non si comanda. Un ottimo pop, di classe e con la voce della Mannoia che non accenna a perder colpi. Che voce, ragazzi. In questa riedizione di “Combattente” c’è un secondo ciddì, con “Sempre e Per Sempre” e alcuni brani live, il che è sempre un bel regalo (La cover de “La Cura” di Battiato è qualcosa di terribilmente emozionante). – Andrea Mariano


Marco Masini
Spostato di un Secondo

Pop, Sony

L’highlight
Tu non esisti

Per chi apprezza
Il curioso caso di Benjamin Button

Nel tempo in cui siamo tenuti a restare, dopo ritiri per “accanimento della critica e della censura che avrebbe riservato un trattamento persecutorio nei suoi confronti” e pacchi disperati di canzoni scritte per scoraggiare i ladri dal rubare automobili, siamo chiamati ad assistere all’uscita di un fresco album che testimonia la nuova giovinezza dell’unico fiorentino pessimista, fatta di basi giovialmente electropop, crescendi di discreta potenza e una splendidamente ri-arrangiata cover di Faletti. E, minchia Signor Tenente, se “sorvoliamo” sugli iniziali ritmi esageratamente tunz-tunz, qualche strofa verbosa cantata come un Fedez particolarmente in forma e la costante antipatia che permea anche questa uscita, abbiamo un Signor disco al cui interno brillano veri attimi di rarefatta e intima ispirazione (“Tu non esisti”). Pronostico: vi innamorerete, certo non di me. Ma spero per voi dei contenuti coraggiosi del ringiovanito Masini che, oltre al lifting, avrebbe meritato di portarsi a casa a rimorchio anche un nuovo trionfo nei lidi abbronzati di Sanremo. Iguane dei passi tuoi a parte, un “bravo” a Marco Mashipster (cit.) – Giulio Beneventi


Ermal Meta
Vietato Morire

Alternative, Mescal

L’highlight
Piccola Anima

Per chi apprezza
Conoscere a fondo artisti particolari

È un artista sincero quello che è salito sull’elegantissimo palco dell’Ariston. Sceglie come cover “Amara terra mia” di Totò Modugno e la interpreta magistralmente, un cantato in falsetto acutissimo e perfetto, accompagnato da un romanticissimo violino per un’esecuzione davvero da lode. Sceglie un brano emozionante, dalle tinte etniche e lontano dal pop acchiappalikes: gli vale il premio come migliore cover di Sanremo 2017. Vince anche il premio della critica con “Vietato morire”: questa volta il pezzo è particolare, base rock, Ermal spazia tra le ottave e mostra il suo lato musicale migliore. L’album in uscita, che giustamente prende il nome dal brano uscente da Sanremo, è strano e diverso da quanto sentito al festival. Un po’ indie, un po’ elettronico, a volte dance come in “Gravita con me”. Può piacere come può non farsi comprendere appieno, un album non complicato ma certo particolare. Poi è uscito per Mescal Records, in controtendenza dal monopolio Sony/Universal/Warner. Ermal Meta quindi più che apprezzato, stimato perché è uno che di musica ci capisce, si vede. Poi ci si può divertire provando a trovare molteplici anagrammi, combinando le 12 lettere che compongono il suo nome, per formarne sicuramente uno di maggiore effetto. Tipo Met Alarme o Mare Metal. O Trema Mela. – Matteo Galdi


Nesli
Kill Karma – La Mente è un’Arma

Pop / Hip-Hop

L’highlight
Perfettamente sbagliato

Per chi apprezza
Gli edulcoranti

Con una copertina che sembra realizzata in cinque minuti con la prima versione di Photoshop del 1988 e una rima nel titolo da far venire i brividi, “Kill Karma – La mente è un’arma” estende l’uscita dello scorso anno, secondo capitolo di una trilogia in cui Francesco Tarducci esplorava il rapporto con il suo tatuatissimo alter ego musicale, per poi ucciderlo (in quest’album) e poi boh (dato che del terzo album non se ne sa ancora nulla). Nesli è l’ennesimo elemento rapper che abbandona i tempi rapidi, i dissing e le basi minimali per provare a cantare sui ritmi più e strumentazioni più articolate. I duetti con Alice Paba (anche un duetto su “Ma il cielo è sempre più blu”) peggiorano la situazione di un artista che gioca a fare il mezzo-cantautore pop non avendo però neanche un decimo della voce che occorrerebbe per farlo. – Riccardo Coppola


Alice Paba
Se Fossi un Angelo

Pop, Universal

L’highlight
Se Fossi un Angelo

Per chi apprezza
Universitarie alla moda che nel weekend si trasformano in rocker

Piccole cantautrici crescono. La tenera Alice Paba, classe 1997, era già stata avvistata sui palchi di Amici e The Voice of Italy, ottenendo un discreto successo e un contratto di tutto rispetto con la Universal. Alla prova del nove la sua ugola, seppur vivace ed agguerrita, suona tremendamente acerba. La musica, versione blanda e ancora più Sanremo-friendly di una Francesca Michielin prima maniera, idem. Non aiuta la presenza di Nesli, che confeziona insieme a lei “Do Retta a Te”, ballata pop rock iper-melensa che solo sul palco dell’Ariston trova motivo di esistere. Forse le basterebbero tre o quattro schitarrate in più e dosi meno massicce di zucchero per apparire più convincente. Tra qualche anno, chissà, Alice potrebbe tornare col botto; per ora è un nì. – Marco Belafatti


Raige
Alex – Sanremo Edition

Rap, Universal

L’highlight
La cover tamarra di “C’era Un Ragazzo” di Morandi

Per chi apprezza
Il rap italiano in tutte le salse, anche quelle un po’ avariate

Sembra scontato dirlo ma difficilmente vedremo Fedez e J-Ax sul palco dell’Ariston. Per far sembrare il Festival una manifestazione al passo coi tempi (e con le mode) bisogna quindi chiamare a raccolta tutti quei rapper un po’ più sfigatelli disposti a buttare giù qualche rima svenevole per la gioia di Carlo Conti: Rocco Hunt, Moreno, Clementino, Eolo, Brontolo e tutti i Sette Nani. E infine Raige. C’è pure la bella Biancaneve che risponde al nome di Giulia Luzi (Giulia chi?) a fare i coretti. Ma purtroppo questo non è un lungometraggio Dinsey. E’ un disco rap. Un disco rap brutto. Fine della favola. – Marco Belafatti


Ron
La Forza di Dire Sì (Sanremo edition)

Pop, Universal

L’highlight
Attenti al Lupo

Per chi apprezza
La stanchezza

Da non seguace, mi verrebbe da pensare a Ron come uno di quei personaggi che vengono scongelati soltanto in occasione dei Festival e poi accuratamente riposti tra Sofficini e ghiaccioli. Questa riedizione aggiornata di “La forza di dire sì” mi smentisce, se non altro perché testimonia che Cellamare si è dato da fare anche l’anno scorso insieme a un’assortita congrega di colleghi che spaziano da Kekko a De Gregori, in un calderone di tributi a se stesso e a grandi della canzone italiana che spesso suscitano simpatia e curiosità (specie “Attenti al Lupo” con gli Elii) ma la cui esecuzione lascia sostanzialmente il tempo che trova. Quattro inediti e due duetti postumi (con Dalla e Pino Daniele) a completare il doppio disco. – Riccardo Coppola


Sergio Sylvestre
Sergio Sylvestre

Pop / Soul, Sony

L’highlight
Lucky Ones

Per chi apprezza
Il nero che brilla di luce propria

Sergio Sylvestre è tanta roba, e non parliamo soltanto di stazza fisica. Un talento che proviene dagli Stati Uniti ma che proprio in Italia ha trovato terreno fertile per lanciare una carriera all’insegna del pop soul più radiofonico. Sorvegliato a vista da una madrina d’eccezione come la De Filippi, il carismatico “Big Boy” ha prima conquistato l’edizione di 2016 di Amici per poi ritrovarsi catapultato senza troppi “se” e “ma” sul palco dell’Ariston. Il brano presentato al Festival – la romanticissima “Con Te” – vanta la partecipazione di Giorgia tra gli autori, ma sono due soltanto gli episodi in italiano di un album che con la tradizione musicale tricolore ha poco da spartire. E per fortuna, oserei dire: pezzi come “The Last Kiss Goodbye” e “Lucky Ones” potrebbero tranquillamente competere con gente come Bruno Mars e The Weeknd, se solo abitassimo in un paese anglofono. Songwriting intelligente, arrangiamenti attualissimi, produzione top: questa bomba di album d’esordio meriterebbe di essere sganciata ben al di là degli angusti confini italici. – Marco Belafatti


Michele Zarrillo
Vivere e Rinascere

Pop, Universal

L’highlight
L’amore ancora esiste

Per chi apprezza
I gorgheggi sulle u

Al ritorno da un silenzio lunghissimo (nove anni dall’ultima apparizione sul palco dell’Ariston di cui è un veterano, sei anni dalla precedente release discografica) l’ormai bianchissimo Michele si muove prevedibilmente nella comfort-zone zarrilliana fatta di amori che finiscono inaspettatamente e del conseguente interminabile piangersi addosso. Tra “ferite inutili che ci legano ad un passato che ci ha segnato già”, “un percorso senza fine per poi raggiungerti”, e interrogazioni su quale sia il suono della felicità. Un paio di divagazioni pessimamente riuscite (il voyeurismo da sessantenne di “La ragazza corre” e gli abbozzi di world music, più nel testo che negli strumenti, di “Vivo nel Mondo”) confermano che il meglio (o il peggio: a volte coincidono) di Zarrillo rimane sempre la sua essenza da gorgogliante cantore targettizzato a malinconici irriducibili e aspiranti suicidi. – Riccardo Coppola


Il Branco

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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