Dischi Che Escono – 10/09/2017

Selezione musicale per riabbracciare la scuola e/o il traffico. (03/09/2017 – 09/09/2017)


Il Cile
La Fate Facile

Pop, Universal

L’highlight
Il lungo addio

Per chi apprezza
Dimenticare il passato

Appare sulla mia scrivania una copia selvatica del nuovo album del sosia più mascolino di James Arthur, il primo dopo qualcosa come tre anni. I pregiudizi purtroppo ci sono ancora: il mio subconscio si ricorda di lui come il tizio del ritrornello di quella Maria Salvador che tanto mi aveva scartavetrato le parti più qualificanti o come il co-scrittore dietro al plagio dei Negrita verso gli Zep (“Brucerò per te”). Eppure, tutti muti, dopo due secondi è già superefficace. Nel totale, il progetto in questione de Il Cile (all’anagrafe, Lorenzo Cilembrini) si rivelerà un icastico agglomerato di dieci tracce tanto inquiete quanto sincere che fanno presa sin da subito, ben lontane dalle solite litanie commerciali. Distinguendosi per un’imprevedibile dose di originalità fatta di armonie ben delineate e strofe incisive, il ragazzo mette schiettamente a nudo la propria vita e il periodo appena passato evidentemente molto duro, con testi crudi da “vita trangugiata come il whiskey”, e porta a casa un’importante conferma, quella di elemento molto interessante nel panorama italiano. Da ascoltare e seguire con attenzione. – Giulio Beneventi


Death From Above
Outrage! Is Now

Noise Rock, Warner Bros

L’highlight
Freeze Me

Per chi apprezza
Le etichette sbagliate

I Death From Above potranno anche aver ufficialmente eliminato (di nuovo) il 1979 dal loro nome, ma nonostante ciò la sostanza non cambia: si tratta sempre di due canadesi, che tutto sono tranne che delle tende da campeggio, in grado di sfornare ben tre album in tredici anni. Nemmeno stessimo parlando dei Tool. Un tira e molla quello tra Jesse F. Keeler e Sebastian Grainger che perà sembra esser giunto ad una reale svolta: ebbene si, perché dopo quasi dieci anni d’attesa per il precedente e sorprendente The Physcal World, ne sono bastati “solo” tre per dare alla luce questo nuovo Outrage! Is Now. Un lavoro che strappa definitivamente l’etichetta di band punk dal colletto delle t-shirt del duo, facendo invece prendere piede ad un noise nemmeno troppo nascosto. Bello forte il singolo Freeze Me, d’impatto: si tratta sicuramene della traccia più interessante del lavoro grazie ad un sound catchy ed un ricchissimo break strumentale, manifesto del lavoro. Un leggero passo indietro rispetto al successo del 2014, anno che ha segnato ufficialmente in ritorno sulle scene della band. Nulla di grave però, i Death From Above avranno anche perso il numero, ma la qualità resta la stessa. – Francesco Benvenuto


Nosaj Thing
Parallels

Elettronica, Innovative Leisures

L’highlight
All Points Back To You

Per chi apprezza
Il nero

Jason Chung è (era) un wonderkid della produzione hip hop: non è cosa alla portata dei vostri amichetti con gli studi nei garage lavorare con gente come Kendrick Lamar o Kid Cudi. Eppure, sotto pseudonimo il mezzo-statunitense-mezzo-coreano ha saputo offrire cose di genere ben diverso e di notevole fattura: digitate Nosaj Thing su una delle piattaforme di streaming che utilizzate e sicuramente vi imbatterete subito, per esempio, in “Aquarius”, una piccola caramellina di elettronica dolcissima, un carezzevole carillon raccontato da voci femminili e glitch elettronici. Parallels, discostandosi dalle sperimentazioni dei precedenti tre album, sembra invece volersi buttare nuovamente in un universo dalle tinte esclusivamente black, a partire dalla voce di Spacek prestata alla splendida “All Points Back To U” (singolo sorprendentemente aderente a una forma canzone per non iniziati all’EDM) per arrivare ai beat minimali e alle basi astratte e concettuali di una “Get Like” o “U G”. Mettete questo disco ovunque, in macchina o nello stereo della camera da letto che sia. Fatevi contaminare dall’aura di coolness che emana. – Riccardo Coppola


Nothing But Thieves
Broken Machine

Pop Rock, Sony

L’highlight
Particles

Per chi apprezza
Impressionare con la circonferenza dei bicipiti

Arrivare mentre sta finendo il 2017 con l’etichetta di “nuovi Muse” è probabilmente più rischioso che altro, considerate le svariate avvisaglie di inizio della parabola discendente da parte di Bellamy e soci. In realtà, gli australiani Nothing But Thieves si sono meritati l’associazione più per aver aperto a lungo ai britannici che per un’effettiva somiglianza nel sound, che a oggi potrebbe essere descritto con efficacia tirando in ballo gli attualissimi Royal Blood, o gli Young The Giant per il comparto canoro: riff dal volume altissimo, strofe dove le chitarre tendono per lo più a silenziarsi, grandi esplosioni di voce su altezze che alla lunga rischiano anche di dar parecchio fastidio. In Broken Machine i Nothing But Thieves mettono in scena una perfetta esemplificazione di quel rock che è nell’anima semplicissimo e anche pop, ma che ci tiene a mostrare con nauseante frequenza una muscolatura esagerata. Per il sottoscritto, il risultato è piacevole quanto quegli aberranti video di body builder professionisti dall’età di 3 o 4 anni. – Riccardo Coppola


The Pineapple Thief
Where We Stood [DVD]

Prog Rock, KScope

L’highlight
In Exile

Per chi apprezza
Magistri del prog che non ottengono sufficiente credito

“Your Wilderness, uscito la scorsa estate, aveva confermato quanto era già sospettabile riguardo i The Pineapple Thief: la creatura di Bruce Soord è una delle più interessanti e concretamente qualitativo dell’intero scenario del prog moderno, e lo stesso frontman-polistrumentista (fattosi notare anche per un ottimo album solista) è verosimilmente il più sottovalutato sfortunello dell’ambiente KScope, oscurato da figure ingombranti come (per non parlare di Wilson) Mariusz Duda o Vincent Cavanagh. Where We Stood, live DVD che racconta dell’ultima data del tour europeo del 2017, non fa che riconfermare la notevole attenzione che i ladri d’ananassi meriterebbero: una scaletta qualitativamente da brividi (con picchi emozionali appartenenti alle atmosfere degli ultimi due album) ed eseguita magistralmente, sebbene le riprese non sono prodighe di quei tagli e quegli effettoni speciali che avevano reso -per fare un esempio- il recente live dei Leprous bello come un film. Se servisse un altro incentivo, comunque, si son portati appresso anche Gavin Harrison. – Riccardo Coppola


Rkomi
Io in Terra

Rap, Universal Music Italia

L’highlight
Origami

Per chi apprezza
Mah…

Il vocoder dovrebbero bandirlo dal globo terracqueo. Un fastidio pari a quello della rucola che rimane incastrata tra gli incisivi. E io odio la verdura, quindi triplo fastidio. Qualche buono spunto c’è, ma… Boh, davvero, il vocoder si infila nel cervello e ti riduce in poltiglia la pazienza. “Sì, d’accordo, ma sto disco come è?”. Ah, bella domanda. Mi ero entusiasmato leggendo sulla tracklist “Maddalena Corvaglia” credendo chissà cosa, invece non ho capito un cazzo. Forse non co arrivo io. Ma un vocoder ubriaco è ancora troppo per me, I’m sorry. – Andrea Mariano


Jack Savoretti
Sleep No More (Special Edition)

Folk, BMG

L’highlight
Home – Live

Per chi apprezza
Le notti insonni passate ad ascoltare ottima musica

Mi ero già espresso a tempo debito sulla squisita bontà della quinta uscita del musicista italo-inglese proveniente da Genova. Se possibile, la fresca special edition non fa altro che alzare ancor di più l’asticella, aggiungendo altro materiale di encomiabile fattura e contraddicendo il mito delle braccine corte degli avi di sangue ligure. Doveroso segnalare, tra tutti, il nuovo singolone cadenzato di punta (“Whiskey Tango”) in versione demo -sì, non mi convince soltanto l’eccessiva produzione nel chorus originale- e una “Home” dal vivo veramente da brividi. Savoretti sa quello che fa e lo fa dannatamente bene. Convince ancora, con la sua voce roca, dopo la prima prova del tempo, ed offre persino la conferma che il suo ultimo folk dalle tinte autunnali funziona anche in sede live estiva. Quasi fa venire voglia di tifare Genoa dalla prossima giornata. Quasi. – Giulio Beneventi


Soul System
Back To The Future

Pop, Sony

L’highlight
Follow The Beat

Per chi apprezza
Farsi venire il sangue amaramente nero

Se volevate la prova che i talent non funzionano manco per la fava, eccovela qua: i talentuosi (sono serio, per una volta) vincitori della scorsa edizione del prestigioso (ora non più) X-Factor, questi quattro fratelli neri con Jake La Furia alla batteria, ad un anno dal trionfo non sanno minimamente dove sbattere la testa e si affidano verosimilmente a dei loschi figuri commerciali che li indirizzano codardamente verso lo scimmiottamento dei Black Eyed Peas, per accallappiare sia gli amanti della disco che i nostalgici precoci dei giochi aperitivo. Sfruttando in maniera impropria il loro mix swagga di qualsiasi genere, saltano fuori anche momenti onesti (“Follow The Beat”, “She’s Like A Star” in primis) che si fanno ascoltare. Ammetto di essermi persino esaltato per il mash-up di “What Is Love”, ripensando a vecchie storie alcoliche. Il sentimento generale è però dominato da una totale mancanza di identità e di un preciso spunto da seguire, quasi si facesse musica per scherzo, come una cover band di prestigio in vena di variare la scaletta. Dispiace perché stiamo parlando di ragazzi che conoscono bene i loro ruoli e i loro strumenti (specie il bassista). Rimandati al prossimo appello, magari senza quella “Liquido” così dannatamente melliflua da risultare un imperdonabile insulto ai Novanta e ai monocigli. – Giulio Beneventi


Chad VanGaalen
Light Information

Alternative Rock, SubPop

L’highlight
Fate voi, io sto ancora viaggiando

Per chi apprezza
La droga di un tempo, pesante ma giusta

Prendete una macchina del tempo e viaggiate tra gli anni Novanta che giocano con gli anni Settanta e gli anni Settanta che giocano con le droghe dissonanti e dispercettive. Avrete così “Light Information” di Chad VanGaalen, un album che distorce la vostra percezione della realtà, un LSD con effetti reversibili, un sound talmente anacronistico che è pura goduria orgasmica. Essere così tanto fuori tempo massimo a livello di scelte stilistiche eppure risultare estremamente interessante non è da tutti. Forse Chad ha perso contatto con la realtà da tempo immemore, musicalmente parlando, forse proprio perché conosce l’abnorme quantitativo di sterco elefeantiaco presente nella musica odierna si è chiuso autisticamente in stilemi quasi ancestrali, fatto sta che “Light Information” è tra i dischi migliori del mese. Roba forte, roba tagliata bene. – Andrea Mariano


Zola Jesus
Okovi

Darkwave, Sacred Bones

L’highlight
Witness

Per chi apprezza
I rituali dark del nuovo millennio

Che Nika Roza Danilova abbia scelto uno degli pseudonimi più infelici di sempre – almeno per noi italiani, che alla parola “zola” associamo l’idea di un formaggio dalla composizione caratteristica – è appurato. Quello che, invece, quattro album e svariati EP pubblicati come Zola Jesus non ci hanno permesso di appurare è l’effettivo talento di quest’artista statunitense di origini russe, dedita ad una personale rivisitazione della darkwave degli anni 80 ma finora sprovvista di un tassello realmente imprescindibile nella propria discografia. “Okovi” riprende il discorso del precedente “Taiga”, alternando momenti più eterei ed accessibili (il trionfo d’archi à la Florence + the Machine di “Witness”; l’arioso dream pop di “Half Life”) e quadretti di pura claustrofobia gotica (“Veka”, ideale ibrido tra la Siouxsie più rituale e la scena industrial; la danza macabra di “Wiseblood”, vicina a certe sonorità del Nord Europa). Senza dimenticare le potenziali – e ballabilissime – hit electro-pop “Siphon” e “Soak”. Sorpresa delle sorprese: a dispetto di quanto accadeva in passato, la musica di Zola Jesus si è fatta concreta, corposa, viscerale, ed ogni canzone, all’interno di “Okovi”, rischia di soggiogare l’ascoltatore in un ineluttabile loop di emozioni. La maturità raggiunta da Nika in fase di arrangiamento è il valore aggiunto che esalta tanto i brani di sicuro impatto quanto quelli più ostici, garantendo longevità ad un full-length già di per sé validissimo. Evitando l’accostamento al celebre formaggio, possiamo quindi tirare un sospiro di sollievo e, dopo numerosi tentativi fallimentari, ammettere Zola Jesus alla corte degli artisti più validi della musica dark di questi ultimi anni. – Marco Belafatti

Il Branco

Il Branco

Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
Il Branco

Latest posts by Il Branco (see all)

About Il Branco

Siamo senz’altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *