Dischi Che Escono – 12/11/2017

Dieci dischi per ben digerire l’opulenza del pranzo (e spuntino e merenda e aperitivo e quasi cena) domenicale. (5/11/2017 – 11/11/2017)


WALK THE MOON
What if nothing

Pop, RCA Records

L’highlight
One Foot

Per chi apprezza
Farsi trip mentali scollegati da quello che si ascolta

Una copertina meravigliosa, d’avanguardia oserei dire. Che ruba idee di concept ai Dream Theater e ne rielabora l’essenza. Meraviglioso. Se fossimo nel 1996. Ma siamo 21 anni dopo, io sono vecchio e non capisco questa cazzo di mania retrò di riprendere il peggio di quella gloriosa decade anche a livello visivo. Detto questo, ‘sti Walk The Moon si adagiano alla stessa maniera per quanto riguarda la musica. Singoloni da radio e da spiaggia mentre ci proviamo con la tizia offrendole una virilissima Corona Radler da 2 gradi e mezzo, tutto con fare a rallentatore, perché è figo. Se non ti muovi a rallentatore non sei nessuno. E sto disco ha anche qualche bella carta da giocare, comunque. Tipo “Headphones” e “One Foot”, perfetta se Beverly Hills 90210 fosse stato ideato ieri da Lory Del Santo e Rupert Shamenna. Sembra stia stroncando “What If Nothing”, ma non è così, giuro. È un disco onesto (cit.), con una copertina senza senso e l’estate addosso. Sono io che sono cazzone e mi piace farmi trip mentali mentre ascolto loro, tutto qui. – Andrea Mariano


Elton John
Diamonds

Pop, Island Records

L’highlight
Tiny Dancer, per sempre

Per chi apprezza
Gli ascolti eterni e recidivi

Volevo distruggere o, quantomeno, parlar molto male della (a mio modo di vedere) poco onorevole scelta di festeggiare il mezzo secolo di collaborazione assieme al buon paroliere Bernie Taupin col solito polverosissimo greatest hits trito e ritrito in due cd (tre con la deluxe, wow) da vendere a prezzi succhiasangue alla Feltrinelli. Insomma, la solita scaletta da tour nostalgico e prossimo all’addio, una copertina anonima ma sberluccicante, un booklet carino per giustificare il tutto e buonanotte a compagnia e cantanti, per intenderci. Poi, ho commesso il solito e terribile errore: cominci ad ascoltarlo su Spotify mentre scrivi ed è subito I’m a rocket maaaaan o Blue jean baby, L.A. lady. E via dicendo. Morale: la parte corrotta di me ha avuto la meglio e si prende la responsabilità di quanto segue. Ben fatto, baronetto. Prendi anche questi miei soldi. – Giulio Beneventi


Angel Olsen
Phases

Indie, Jagjaguwar

L’highlight
Sweet Dreams

Per chi apprezza
Le donne che se la tirano

Angel Olsen mi ha dato sempre un’impressione fastidiosissima di una donna molto bella cui parli attraverso un tavolo con due liquori sopra, e che ti smozzica mezze parole d’amore mentre però ti guarda come se fosse parecchio stanca e soprattutto le facessi parecchio schifo. Phases enfatizza l’indole altezzosa e indolente, ma intimamente fragile, della cantautrice che si trova ora a cantare (e non potrebbe essere altrimenti, essendo una collezione di rarità e b-sides) su una componente audio più essenziale e soprattutto più raw rispetto al lush dell’ultimo album My Woman. Ne viene fuori qualcosa di preoccupantemente simile a un Mark Lanegan al femminile, a modo suo sensuale e incredibilmente affascinante. – Riccardo Coppola


R.E.M
Automatic For The People

Rock, Craft Recordings

L’highlight
Tutto il disco, pochi cazzi

Per chi apprezza
Fare un sano ripasso di eccelsa storia musicale

Un disco epocale in una edizione deluxe super ciccia per festeggiarne gli anni. Un po’ come quando organizzi la festa di compleanno per il tuo paffuto bassotto di 5 anni. A essere cinici, queste operazioni permettono di tirare su del grano agli artisti e alla casa discografica che vuole rimpinguare un po’ il portafogli, ma fino a quando si tratta di capolavori del genere, va bene così. Io ai R.E.M. i soldi li do volentieri, anche se non sono più una band. Bene così dunque, e c’è un aspetto positivo: Natale si avvicina, potrebbe essere un ottimo regalo per il vostro amico zotico e illetterato dal punto di vista di cultura musicale. – Andrea Mariano


Cristina D’Avena
Duets – Tutti cantano Cristina

Magia, Warner Music Italia

L’highlight
Siamo Fatti Così (feat. Elio)

Per chi apprezza
Le Cougar a colazione

Puoi essere un metallaro brutto, sporco e cattivo, assetato di sangue o di sciroppo di mirtillo, ma devi qualcosa a Cristina D’Avena. Se dici di no, sei una persona falZa. Dal discotecaro al satanista, tutti siamo cresciuti con le sigle dei cartoni animati cantate da colei che più passa il tempo e più diventa gnocca (Benjamin Button non sei nessuno, scansati). “Duets – Tutti Cantano Cristina” è da idolatrare già solo per “Siamo Fatti Così” in duetto con Elio delle non più storie tese, e alla fine anche “Johnny (È Quasi Magia)”, con quel piglio da festa da spiaggia attizza. Il resto dei duetti l’avrei fatto fare alla Bertè, che in “Occhi Di Gatto” fa devastazione spettacolare. Il resto alla fine è godibile, anche se “Lady Oscar” (feat. Noemi) e “I Puffi Sanno” ( feat. Michele Bravi) forse sono gli episodi meno riusciti. Cristina D’Avena, amo te e il potere della luna. – Andrea Mariano


Tiziano Ferro
Il mestiere della vita Urban VS Acoustic

Pop, Universal

L’highlight
Il mestiere della vita (acoustic)

Per chi apprezza
Il brodo ristretto riscaldato

Tiziano, ti voglio bene. Hai una gran voce, non sempre scrivi cose buone ma, ehi, nessuno di noi è perfetto. Tuttavia non riesco a capire dove collocare un’operazione del genere, ovvero riprendere un album che ha meno di un anno e rielaborarne i brani in chiave “urban” e acustica. Che poi l’urban non ti dona, stai meglio in giacca e cravatta, fidati. E in acustico… Sì, se un brano è buono, lo è certamente anche con un pianoforte o una semplice chitarra, però tutto questo ha il sapore di minestrone riscaldato a cui è stato aggiunto qualcosetta per rinvigorirne il sapore, senza tuttavia riuscirci. Non uscire con qualcosa ogni anno discograficamente parlando non è un dramma, eh. – Andrea Mariano


The Zephyr Bones
Secret Place

Psychedelic Rock, La Castanya

L’highlight
I lost my dinosaur

Per chi apprezza
I catalani tranquilli

Nel mezzo al casino inenarrabile che sta succedendo in Catalunya, questi non conosciutissimi Zephyr Bones sembrano avere per le mani una vera e funzionante soluzione ai nervi tesi ma essere sprovvisti della forza di volontà per diffonderla al mondo. Per tal motivo si limitano a studiarne gli effetti dopo averla provata su loro stessi, e documentarli in maniera più o meno approssimativa sul loro secondo studio album. secret Place è un disco da surfisti strafatti, con le sue chitarrine indolenti e il suo pastone indefinito di voci effettate. Non mi ricordo assolutamente niente dell’album dopo averlo finito, e questo è un male, ma durante l’ascolto sono stato più sereno. E questo è un bene. – Riccardo Coppola


Elvenking
Secrets of the Magick Grimoire

Folk metal, AFM Records

L’highlight
The Honored Ghost And The Sorcerer

Per chi apprezza
Giocare a fare gli scandinavi (e farlo piuttosto bene)

Al di là del turbamento viscerale che quel “Magick” nel titolo ha percosso il mio essere trasformatosi poi in stupore in quanto riferimento a un preciso termine riferito alla magia e all’occulto dell’opera di Crowley, gli Elvenking dovrebbero avere ancora più spazio nel panorama internazionale, perché il loro folk metal è facile, catchy direbbero i giovani recensori di dieci anni fa, ma non è assolutamente da prendere in accezione negativa, anzi. Epico il giusto, melodico il giusto, cantato con una dizione abbastanza giusta. Tutto giusto insomma. Non spostano di una virgola i cardini del genere, lucidano e rinforzano anzi quello della melodia, il che è un bene, laddove spesso band simili rompono gli zebedei alla terza traccia. Bravi così, miei simpatici italici che giuocano a fare i nordici. – Andrea Mariano


Gio Mannucci
Acquario

Pop, Santeria/Manita

L’highlight
Clinomania

Per chi apprezza
L’ordinarietà

Alla prima occasione da solista, Gio Mannucci propone già una scelta stilistica matura e ben delineata, fatta di un pop delicato, un’atmosfera soffusa e cantautorato vintage di casa Silvestri, che ricorda a tratti con un déjà vu onesto Brunori Sas accompagnato da un Samuel nella sua fase più tranquilla. Delle 8 tracce proposte in scaletta, è da sottolineare come vi siano dei momenti squisitamente positivi e coinvolgenti (in primis, “Clinomania” -premiata tra l’altro con il Premio “Ernesto De Pascale” per la miglior canzone in italiano proposta al Rock Contest 2016- e “Come Le Nuvole”); l’album purtroppo convince a fasi alterne, scivolando in più occasioni al livello dell’ordinario -se non pericolosamente sul baratro del piatto- con le composizioni meno riuscite (su tutte, “Sotto La Pioggia, inspiegabilmente scelta come singolo). Insomma, qui c’è qualcosa. C’è il frammento giusto. Manca però continuità, oltre alla scintilla che chiama ad un successivo riascolto. Va così. Dati i buoni spunti, rimango molto fiducioso per il second coming. Provaci ancora, Gio. – Giulio Beneventi


Hüsker Dü
Savage Young Dü

Hardcore Punk, Numero Group

L’highlight
Il fatto che siano esistiti

Per chi apprezza
Il brodo primordiale

Punk becero, registrato con un due piste probabilmente (microfono cantante, microfono panoramico) e si vola a 130Km/h col pandino 750 che chiede pietà. Figata immane. Tra demo, provini, live registrati col culo e quattro tracce registrate quasi bene, “Savage Young Dü” spreme l’essenza degli Hüsker Dü: grezzi, schifosi e meravigliosi per questo. Punk puro o quasi. Le origini prima delle origini in pratica. Spettacolare. E finisco così, perché tre ciddì così fanno spaccare il cervello. – Andrea Mariano

Il Branco

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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