Dischi Che Escono – 14/01/2018

 

Dieci album (più uno) da comprare a peso e mettere in sacchetti da 2 centesimi. (07/01/2018 – 13/01/2018)


BØRNS
Blue Madonna

Psychedelic Rock, Flightless

L’highlight
We don’t care

Per chi apprezza
La frivolezza apparente

Nelle mie numerose sessioni su FIFA ho sempre accolto con lacrime di gioia “The system only dreams in total darkness”, e con frasi molto simili (ma dal significato molto più profondo) al titolo di questo disco la tremenda “Faded Heart”, una taglientissima carrellata di falsetti che farebbe sembrare Mika un nuovo Luciano Pavarotti. Però, ascoltando per intero il secondo (o terzo, se si conta anche quello pubblicato con Nome Cognome invece che solo con il Cognome) devo dire che il giovine Garrett mi ha colpito. E affondato. Blue Madonna è un capolavoro squisitamente pop, pieno di pezzoni ballabili e impreziositi da una produzione pompata degna di Charlie Puth, con un tocco di raffinatezza radical-indie (leggere tra le righe: Lana Del Rey) e una quantità incredibile di tocchi di classe alla Tame Impala: a un certo punto viene fuori anche un assolo dignitosamente lunto di theremin. Leggerissimo, godibilissimo, ma soprattutto ricercato e mai fine a se stesso: centro assoluto. – Riccardo Coppola


The Neighbourhood
To Imagine (EP)

Alternative hip-hop, Columbia

L’highlight
Compass

Per chi apprezza
I notturni cittadini

Mi ha sempre divertito il destino dei gregari dei gruppi indie, che in seguito alla scoperta del pop si trovano a fare praticamente lo stesso mestiere (cioè: NIENTE) di Mauro Repetto o del secondo chitarrista dei Kasabian. I Neighbourhood, costruiti attorno alla estremamente scenica figura di Jesse Rutherford, si erano fatti sentire cinque anni fa con il discreto I Love You, spaccando con il Rockettino depresso e vagamente chitarristico di Afraid. Con il quarto EP in discografia la storia è però completamente steavolta: gli NBHD oggi sono una creatura quasi completamente elettronica, estremamente radiofonica nelle scelte vocali, particolarmente trendy e “urban” nelle sonorità. E, diciamolo, non sono niente male: tutto To Imagine è una soundtrack romantica e al tempo stesso viscida per notturne passeggiate metropolitane per vie statunitensi, tra felpe con cappuccio e oppiacei. Se vi viene difficile ascoltarlo così, potete sempre usarlo come validissimo sottofondo per scopate. – Riccardo Coppola


Cosmo
Cosmotronic

Synth Pop, 42 Records

L’highlight
Turbo

Per chi apprezza
Gli zarri che si ascoltano Battisti

“Festival, polizia polizia, festival, pizzeria pizzeria”. Sembra il solito sabato sera, leggermente sopra le righe. E invece no. E’ il ritorno del caldissimo mr. Bianchi, direttamente dal profondo Canavese -quello in cui ti prendi gli schiaffi ogni due per tre (Locana docet)-, lanciato a tutta birra sulla statale 460 di Ceresole che diventa improvvisamente un vortice confuso tra l’esotico e il meccanico, manco fosse una Highway Star di altra generazione. Rieccolo, in piena botta di chissà che, cappuccio giallo evidenziatore, occhiali da sole da sfoderare in discoteca di provincia. Ed è subito festaccia. Quella vera, godibile. Quella che ti fa ballare ad occhi chiusi, stile The End Of The F***ing World, concentrato solo sul ritmo e le parole. Ed è tutto qui il “nuovo” Cosmo, il terzo, probabilmente quello definitivo, maturo. Canzone pop italiana da una parte, vita da club dall’altra. Cantautore introverso, produttore dal synth facile. Non a caso il risultato è un nobilissimo erede di “L’Ultima Festa” diviso in due: un doppio terzogenito, con nove canzoni più tradizionali, e uno con sei strumentali elettronici, “pensato per la pista da ballo, però con un gusto personale, senza strutture”. Entrambi freschissimi, divertenti. Traboccanti di quell’amore che quando arriva, arriva “e non ci capisci più nulla”. Quello che ti fa sorridere e dimenticare tutto. Persino di fare battutacce su quel “Tu sei la mia città, ti vengo dentro”. – Giulio Beneventi


Walker McQuire
Walker McQuire (EP)

Country Rock, BMG / BBR Music Group

L’highlight
Best Kinda Bad

Per chi apprezza
Gli stereotipi

Mi accingo ad ascoltare con entusiasmo l’ultimo EP del duo Walker McQuire, due ragazzotti americani di provincia, non perché li conosca, ma perchè invogliato dalla loro faccia pulita che ti dice “ascoltaci, ne abbiamo bisogno.” Un country-folk banale, ma efficace mi fa rivivere le intense emozioni regalate dai film piazzati su Italia 1 alle 3 di pomeriggio del 14 agosto, quelli con un budget che non copre nemmeno i costi per la carta igienica degli attori. Una produzione dove i due stereotipi di ragazzi americani con camicia da boscaiolo e giubbotto in jeans sono la più adatta rappresentazione del più scontato country di Nashville e dintorni, non poteva che svolgere il compitino: cinque brani piacevoli da ascoltare per chi non ha grosse pretese. Onestissimo album da easy listening. – Francesco Benvenuto


Corrosion of Conformity
No Cross No Crown

Metal, Nuclear Blast

L’highlight
Cast the first stone

Per chi apprezza
Aggiungere un paio di brani alla playlist “Sludge Metal”, ormai colma di brani fotocopia

Nulla di nuovo, nulla di eccelso e degno di attenzione in casa Corrosion of Conformity. Un disco lungo e (quasi) interminabile, pesante da digerire nella sua interezza, conta ben quindici tracce. “No cross no crown” non si discosta molto dalle più recenti produzioni della band: recenti si fa per dire, dato che almeno da vent’anni il sound della band è rimasto invariato. Un buon disco Sludge Metal che attinge dai lavori post svolta sonora del 1994, da quando Pepper Keenan si prese il microfono per sputarci dentro testi al veleno contro capitalismo e controllo sociale. Le tematiche sono sempre le stesse e potrebbero iniziare a stancare alla lunga anche i fan punk più puri e più outsider oltre che finti ribelli e no-global, no-vax, no-ogm. Considerato anche il fatto che la band statunitense era già attiva ad inizio anni ’80 come progetto hardcore punk prima e crossover thrash poi (genere di cui sono i principali espondenti), di decenni sulla cresta dell’onda ne avranno pure avuti, ma l’onda pare sia ormai scemata sulla costa. Qualche buon riff “The luddite”, qualche buon assolo armonizzato “Cast the first stone” e poco più da salvare. Brani lunghissimi e decisamente monotoni. Troppi i filler e gli inutili e ridondanti intermezzi da un minuto: Quando la smetteranno i gruppi hardcore? Tanto nessuno li ascolta, preferendo premere su skip piuttosto che perdere un interminabile minuto di noia. – Matteo Galdi


Leaves’ Eyes
Sign of the Dragonhead

Symphonic Metal, AFM

L’highlight
Völva

Per chi apprezza
Il symphonic metal che sa di vecchio

Un tempo esisteva una band chiamata Leaves’ Eyes, il cui nome era un chiaro omaggio alla cantante Liv Kristine, immagine e anima del progetto. Oggi esiste una band che si fa chiamare Leaves’ Eyes e fa cantare le proprie canzoni a una tizia che di nome fa Elina Siirala. Volontà dell’ex marito di Liv Kristine e co-fondatore del gruppo, Alexander Krull, che un paio di anni fa ha deciso di portare avanti il gruppo dando il ben servito alla mogliettina e rimpiazzandola senza troppi indugi con un’altra bella bionda dalle fattezze nordiche. Vi sembra la trama di una puntata di Beautiful? Beh, non ci siete andati molto lontano. E sappiate che la musica è ancora peggio di quanto possiate immaginare: un polpettone symphonic/folk metal privo di gusto e di misura che narra le gesta eroiche dei condottieri scandinavi in epoche lontane. Suonato senza alcun trasporto, prodotto male, cantato ancora peggio, eccetto qualche sporadico sprazzo di sobrietà. Il che, per chi conosce la band dal terzo album in avanti, non è certo una novità. Il fatto è che, senza la voce che dava il nome ai Leaves’ Eyes, passa anche la poca voglia rimasta per provare a riascoltarli. Si stava meglio quando c’era Liv. – Marco Belafatti


Rosemary & Garlic
Rosemary & Garlic

Folk, Nettwerk

L’highlight
Take This Hand

Per chi apprezza
Attimi di assoluta beatitudine

Pochi ancora conoscono le sonorità acustiche degli olandesi Rosemary & Garlic, comparsi a più riprese nelle playlist di Spotify dedicate al cambio di stagione ed oggi forti di un full length con il quale presentarsi al mondo. Stagioni, per l’appunto: la musica di Anne van den Hoogen e Dolf Smolenaers ricorda i tiepidi venti della primavera, lo sbocciare dei fiori, i paesaggi che si tingono di colori pastello, il dolce canto delle rondini in una domenica di marzo. Non un brano che svetta sopra gli altri, “Rosemary & Garlic” ci culla gentilmente in un flusso di voci delicate e chitarre folk che hanno il dono di alleviare qualsiasi tormento, con un tocco di maggior dinamicità nella seconda metà del disco (“The Tempest”, “Fireflies”). Piaceranno a chi già stravede per l’attuale scena cantautorale al femminile (The Staves, Lucy Rose, Laura Marling, First Aid Kit), ma anche a coloro che vogliono far pace con se stessi e dimenticare il caos della vita contemporanea. – Marco Belafatti


Vikowski
Beyond the skyline

Electro Pop, Costello’s

L’highlight
Ninety-Two

Per chi apprezza
Batterie elettroniche minimal in acciaio inox

L’unico problema reale di Vikowski risiede nel crescendo dei brani da lui composti. C’è, ma è estremamente lento, fin troppo graduale. A parte questo, il suo album omonimo è un concentrato di buon pop, tra riminescenze elettroniche Anni ’80 e quell’odioso-ma-che-piace-a-tutti-tranne-a-me riverbero etereo. Cavallo di battaglia, “Ninety-Two”, che sembra un brano dei The National se fossero stati una band con una vaga vena solare. Non perfetto, ma comunque un discreto ascoltare. Di certo non invierete male parole nei confronti dei Santi. – Andrea Mariano


Odiens
Long Island Baby

Pop, Costello’s

L’highlight
Notturno

Per chi apprezza
Cocktail di deja vu

Prendete i Baustelle (Ménage A Trois, L’Estremista, un po’ tutto), inaciditeli come se avessero preso un tè corretto con i CCCP (Thelonious) e aggiungete un pizzico di tutto l’indie degli ultimi quindici anni (Atto Finale). Agitate a ritmo classico cantautorale (Notturno) e avrete gli Odiens, avrete il loro Long Island Baby, cocktail ben shakerato di tutto ciò. Il buono e il problema di questo ginger alcolico è proprio questo: riconosci gli ingredienti, ti piace come è stato mischiato, ma c’è sempre quel richiamo agli originali che ti impongono il dubbio amletico: piace effettivamente o piace solo perché ricorda altro? Nel dubbio, sto ascoltandolo per la quarta volta. Questo limbo percettivo alla fine non dispiace. – Andrea Mariano


Le sigarette!!
La musica non serve a niente

Rock, ‘Netichetta

L’highlight
Siluro

Per chi apprezza
Chi ti prende per il culo e ci riesce. Chapeau (culau).

Non riesco a capire se siano dei geni o dei cazzo di millantatori dello strumento musicale. Nel dubbio, dato che noi esseri umani in crisi di un quarto e più d’età necessitiamo di paragoni, li possiamo definire gli Elii dell’indie. Anche se Lo Stato Sociale ha fatto danni seri nella scena, qui quel danno viene elaborato bene, nel senso: via tutte quelle cagate elettroniche, il cantato-parlato rimane ma non fa cagare. “Siluro” è la genialata di questo gennaio. Voglio bene a questi ragazzi, anche se non ho la minima idea di che faccia abbiano. Da pirla, forse, ma magari ci fossero pirla così in giro. Rivaluteremmo il concetto di pirpla. L’ho già scritto “pirla”? – Andrea Mariano


BONUS

Takagi & Ketra
Da Sola/In The Night (feat. Tommaso Paradiso e Elisa)

Rock, Autoproduzione

L’highlight
Tutto

Per chi apprezza
Un mashup tra Kung Fury e i Fichissimi

Prendete Umberto Smaila, Jerry Calà, Christian De Sica, Ezio Greggio, trasmigrate i loro Es degli Anni ’80 nel mondo odierno e dite loro di realizzare un film. Questa sarebbe la colonna sonora perfetta. Libidine. Doppia Libidine. Libidine con Instagram. Hans-Sfidanken! E invece no, è Tommasen Paradisen. Delicatissimo. Come il featuring (da pronunciarsi “fiuturing” con sputazzata al “tu”) con Elisa. Bestia che male. Tatatatatatata, tachicardia. A mille proprio. Taac. È un giorno di pioggia, Andrea e Giuliano incontrano Tommaso per caso. Poi Takagi & Keta finita la pioggia incontra e si scontra con Elisa, e così i begli anni ’80, ritornano e ti mettono a. – Andrea Mariano


Il Branco

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.

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