Singoli Che Escono – 09/07/2018

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I singoloni estivi che (non) volevamo (02/07/2018 – 08/07/2018)


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The Kolors feat. J-Ax
Come le onde

Pop, Universal

Il momento migliore
Che parolone, “migliore”

Per chi apprezza
La tutela impuberum

C’è ancora chi pensa che Ax sia un rapper o, quantomeno, un artista. Nulla di più di distante dalla realtà. È semplicemente un uomo dotato di senso civico, che va in giro per l’Italia ad assistere furiosi e incapaci mentali che come stolti si son voluti buttare nell’industria musicale, apponendo la sua auctoritas nelle strofe e sperando che il risultato faccia suicidare il minor numero di persone. Ed è bravo in quello che fa, Joker Ale: le ossa nel mestiere del resto se le è fatte con disperati clochard del calibro di Dj Jad, il fratello DiVersi Grido ed un esercito di pingoni capitanati da Marracash. Dopo tale gavetta, riuscire ad addestrare il piccolo Fedez, mostrandogli anche come ingravidare la spirale ovale della Ferry, è una passeggiata. Senza dubbio, ci riesce anche ora con questi altri bimbiminkia colorati con le chitarrine in mano. È davvero pazzesco, ascolti il loro cancerogeno singolone da spiaggia e tutto fila liscio: grazie a fischiettii dontworrybehappiani e due rime velocissime buttate a caso, magicamente a fine brano non vuoi buttarti dal balcone come con la peggiore sindrome Alvaro Soler, ma solo seguire l’esempio di Van Gogh. Grazie, Alessa’. Meno male che ci sei tu. Altro che Silvio. – Giulio Beneventi


Max Pezzali feat. Ex-Otago
Un’Estate ci salverà

Hard Rock, Geffen

Il momento migliore
I Mondiali

Per chi apprezza
Mentire su dati anagrafici

Come il sushi di carne o Ronaldo alla Juventus, ci sono matrimoni che logicamente non hanno senso. Eppure accadono. Per esempio accade anche che si mettano insieme idoli di giovani vecchi e giovani giovani: che il residuato bellico dei ’90 Pezzali, berretto e blue jeans, si trovi ospite del finto hipsterismo per sedicenni degli Ex-Otago. Chitarrine indie accompagnano un testo che sembra la risposta di Tommaso Paradiso a NMRPM di Gazzelle. Un’estate ci salverà, secondo lo scanditissimo parlato del Max e il biascichio interminabile di Maurizio Carucci, dalle cene con i tuoi, dai Mondiali e dagli Europei. Io spero che l’autunno arrivi a salvarci da questi colpi di fantasia. – Riccardo Coppola


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Justin Timberlake
Soulmate

Pop, RCA

Il momento migliore
Le vocine indecifrabili al gusto di autotune

Per chi apprezza
Qualsiasi cosa si chiami Justin

Ho fatto un tragitto troppo lungo in macchina per un mare mediocre, ho chiesto di mettermi i War on Drugs ma non mi hanno accontentato, ripiegando piuttosto su una tonnellata di canzonette tipicamente estive e mezzo-indie, con quelle aberranti sonorità jungle pop che non si capisce mai se sono il risultato dell’applicazione dell’autotune a una pre-adolescente o a un uccello tropicale. In mezzo a tutte queste identiche varianti del prototipo di pezzo estivo, ho scoperto che c’era anche Justin Timberlake, che ha evidentemente appreso che per restare vivo nel 2018 deve assolutamente abbandonare il grandeur r&b dello scorso decennio per avvicinarsi alle delicatezze cool del suo omonimo Justin Bieber. Il pezzo, tutto sommato, funziona. Il fatto che subito dopo la playlist abbia virato su Amore e Capoeira può avere influenzato di parecchio il mio giudizio. – Riccardo Coppola


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ROS
Proiettile

Pop Rock, Vertigo

Il momento migliore
Il leggero climax nella seconda parte del brano

Per chi apprezza
Avere comunque fiducia nel ROSa

ROS, dannazione ROS. Una prova interessante, eppure non posso dire sia forte. Un proiettile che parte verso una direzione ambigua, che dovrebbe colpire un obiettivo e invece lo sfiora soltanto. “Proiettile” è un singolo che riesce nell’intento di (ri)destarare l’attenzione nei confronti della band reduce da X-Factor 2017, manca però quell’effetto deflagrazione che servirebbe per far rimanere sulle spine l’ascoltatore e incuriosire l’inerme. Da questo punto di vista, “Alchermes”, singolo di due anni addietro, era decisamente più stimolante e appagante. È comunque più convincente dell’ormai vetusto singolo in lingua italiana dei Maneskin, se proprio si deve fare un paragone tra talent. Non un passo indietro, dunque, quanto piuttosto un passo laterale: ci si aspettava qualcosa di davvero valido, ci si ritrova a quello che, a tutti gli effetti, potrebbe essere un ottimo fill, ma non un singolo eccelso. – Andrea Mariano


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Prophets of Rage
Heart Afire

Hip Hop, SPJ Production

L’highlight
Le differenze stilistiche

Per chi apprezza
Beh, che dire: Rage against the machine, Public Enemy, Cypress Hill

Cosa aspettarsi da un supergruppo formato da tre quarti dei Rage against the machine, con al microfono due Public enemies e B-real dei Cypress Hill? Niente meno che un nuovo singolo di qualità. Ma “Heart Afire” è sopratutto un ottimo esempio per comprendere l’evoluzione dei Prophets of rage, di musicisti che hanno scritto le pagine più recenti della storia della musica, che hanno comunque l’hip hop come punto di contatto, ma anche nette e profonde differenze stilistiche. I rapper che prendono parte al progetto non sono ne Zack ne tantomeno Chris Cornell, ma la versatilità di Tom Morello e soci fa in modo che il sound si adatti ai nuovi grandi artisti, cosa che avvenne nel particolare passaggio da Rage against the machine ad Audioslave.
Forse meno rabbia e sicuramente voci meno armoniose, meno riff violenti ma più flow, aspetto fondamentale quando si parla di hip hop. Funziona tutto alla perfezione, per la terza volta, per il secondo supergruppo e per il terzo genere musicale diverso. – Matteo Galdi


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Dzeko, Aspyer, Matluk
Try Not To Love You

House, STMPD Records

L’highlight
Per carità

Per chi apprezza
Essere orgogliosi di essere musicalmente illetterati

Il grande Edin, con la Bosnia a casa, ha trovato qualcosa di più divertente e redditizio di stare sul divano a guardare Modric arrivare in semifinale: darsi all’house. Try Not To Love You ha il solido refrain del brano che farà i suoi innumerevoli giretti per le radio e per le serate in spiagge eleganti dove si balla sui vetri rotti, ma che appartiene a un genere sostanzialmente inevoluto dal 2005 e già esageratamente esplorato. Dzeko però ha già raggiunto le cime di alcune classifiche con il suo precedente singolo (intitolato, per davvero, Jackie Chan): rischiamo dunque di trovarcelo in giro per un po’. Fortunatamente le carriere dei DJ non sono tanto più lunghe di quelle dei calciatori. – Riccardo Coppola


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Il pagante
Il terrone va di moda

House, Il pagante

L’highlight
L’amico a Gallipoli con la faccia da made in Italy

Per chi apprezza
I pregiudizi sui milanesi

Qualche anno fa lessi svariati commenti su Il Pagante, di qualcuno che pensava di farli passare per dei lucidi critici della società attuale, leggendo imperscrutabili layer di sagace sarcasmo nei racconti dei loro sboccing like no tomorrow. Io, in realtà, ho sempre trovato ne Il Pagante la stessa lucidità d’analisi e la stessa capacità di astrazione di Nicki Minaj quando parla di twerking e di anaconde. Vince chi li produce, vincono i tamarri da old fashion che dietro il loro mojito si sentono degli ironici intellettuali. Chi può faccia un giro per internet, e rimuova tutti i memorandum su quanto male facciano le droghe in discoteca. – Riccardo Coppola


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Nanowar of Steel
Il terrone va di moda

Metal demenziale, Nanowar of Steel

Il momento migliore
Brubbubbubburluublblbu

Per chi apprezza
Cantare con la faccia tra i poderosi seni di Chtullu

Dopo un’era in cui la lingua italiana ha potuto godersi finalmente un nuovo esponente di assoluto spicco, i Nanowar tornano al loro primo ammmmmmmmore; la lingua di Albione (il gran mandrillone). Anche meno stupida di quel che sembra, e il chitarrone un po’ thrash esalta il gentil animo lovercraftiano in noi. Epica la coda finale. Non aggiungiamo altro, dovete ascoltarla. Manigoldi. – Andrea Mariano


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Iggy Pop feat. Underworld
Get Your Shirt

Rock, Smith Hyde

Il momento migliore
L’ipnosi

Per chi apprezza
Capire di essere un idiota

Sono un idiota. Preparo la moka, accendo il fornello. Parte Iggy. Base elettronica, beat di batteria fisso, costante, ipnotico. Il caffè sale. Salgono anche delle tastiere, il ritmo rimane costante, ma l’intensità aumenta. Spengo in tempo il gas, giusto un attimo prima che il caffè bruci irrimediabilmente. Sono un idiota. Penso sia finita, ma Get Your Shirt riprende per ben due volte, dopo due finti finali. Sento qualcosa bagnare la mia scarpa sinistra, sento schizzi che sporcano la mia t-shirt. Ho dimenticato di prendere la tazzina e sto rovesciando il caffè addosso la mia persona. Sono un idiota. Ipnotizzato da Iggy. Ma pur sempre un idiota. – Andrea Mariano

Il Branco

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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