Ilario Palma: Meteore in rima

Meteora, il nuovo video di Ilario Palma a suon di ironica critica trap.

Lo avevo lasciato mesi fa, chiedendogli in occasione dell’uscita del video virale Nato in Molise quale sarebbe stato il prossimo passo. Mi rispose vagamente, accennando giusto a del nuovo materiale e freschi contenuti in arrivo. Stay tuned, era la parola d’ordine. Lo ritrovo oggi, Ilario Palma, dopo il caldo afoso dell’estate, con barba e capelli in tinta ossigenata e ben due nuovi video che popolano il suo canale YouTube: il primo, un tuffo nel mare synth degli anni ’80 con uno spirito tutt’altro che nostalgico (“Nokia 3310”), vi invito a scoprirlo. Del secondo, “Meteora”, è per me doveroso spendere almeno due parole.
Sì, perché ripercorre a ritmo reggaeton su rime grintose (buono il flow, si tocca quasi il dissing con Marracash e i suoi dischi rubat… ehm, dorati) una delle principali “virtù” che mi hanno sempre più divertito della nostra malata società: il nostro non poter vivere senza seguire i divi e le personalità famose, sbavando sui loro social e sognando di diventare uno di loro, a qualsiasi costo, pure rischiando il ridicolo. Senza sapere poi che quei maledetti vip sono spesso e volentieri dei cazzoni come noi semplicemente più esposti mediaticamente, i più dei quali destinati all’intramontabile fucina di successi mordi e fuggi e poi alla sua anticamera dell’oblio senza ritorno.

Del resto, è una dinamica conosciuta da sempre e da tutti, specie dalla magica generazione dei Novanta, nutrita sin dalla pubertà dai The Calling o dalle Las Ketchup (asereje, che ve pozzino) e imboccata di talent shows. Insomma, il fenomeno delle cd. meteore dello spettacolo. La causa principale del meteorismo, in pratica.
La celebrità è passeggera, specie se sorretta da motivi futili. Ma è comunque stratificata in ogni angolo e livello dello show business. Ilario ce ne offre giusto degli esempi nel video in questione, curato interamente da Antonio Vizzarri. C’è l’ipnotizzante soubrette, c’è il tizio che cerca fortuna e gloria in indegne trasmissioni imbrogliando (salta subito alla memoria una delle pagina più radiose della tv italiana con il buon Mike Bongiorno), c’è l’ospitata a tradimento, c’è persino il tuttofare che si eccita per i due secondi che appare in tivù per portare la busta sul palco.

Insomma, con “Meteora” e le sue sonorità piacevolmente (strano ma vero) trap guidate dal talento vocale della bella Eleonora Moro, abbiamo nel totale una divertente critica velata che non ho faticato ad apprezzare. Come anche la filosofia di base di questo ragazzo maestro di musica a Larino, che si produce da solo e che (dice) resterà da solo, con un disco d’oro che non farà mai: la fama non è tutto. Meglio la qualità, in primis. Ebbene, quest’ultima c’è. Gli auguro, in nome dell’ultimo barlume di speranza meritrocratica, anche l’altro, il benedetto successo. Che -sebbene non imprescindibile- per un artista non guasta mai.

Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Jim Beam, i vinili di Coltrane e i manuali di giurisprudenza. Mi sento a mio agio scrivendo solo di notte, dopo trenta flessioni di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.
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Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Jim Beam, i vinili di Coltrane e i manuali di giurisprudenza. Mi sento a mio agio scrivendo solo di notte, dopo trenta flessioni di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.

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